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Letta spinge Bonino nella sfida di Roma: “Calenda vira a destra”

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Comizio a Testaccio del leader dem. Nel collegio della capitale duello tra ex alleati. La leader di +Europa: “Il Terzo polo al 10%? E che se ne fa?”
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Il paradosso di Testaccio prende corpo in una piazza poco affollata e indolente, ravvivata da un microfono che gracchia e dai bambini che vicino al palco giocano a pallone: nel cuore di Roma una convinta antiabortista di Fratelli d'Italia, Lavinia Mennuni, sfida Emma Bonino, la paladina dei diritti civili che prima della legge 194 aiutava le donne a interrompere la gravidanza per poi autodenunciarsi. Un incrocio della storia che, nel giorno dell'apertura della campagna elettorale di +Europa, sottolinea Benedetto Della Vedova e che il segretario del Pd Enrico Letta utilizza per dare la sua lettura della sfida del 25 settembre: "Sarà il passato contro il futuro".


Il convitato di pietra, in questo pomeriggio uggioso, è ovviamente Carlo Calenda, che poi è il terzo competitor del collegio, ma anche l'uomo della grande sola, per dirla con le parole di un militante che non ha digerito il divorzio voluto dal leader di Azione. Ora +Europa, orfan…

Il paradosso di Testaccio prende corpo in una piazza poco affollata e indolente, ravvivata da un microfono che gracchia e dai bambini che vicino al palco giocano a pallone: nel cuore di Roma una convinta antiabortista di Fratelli d'Italia, Lavinia Mennuni, sfida Emma Bonino, la paladina dei diritti civili che prima della legge 194 aiutava le donne a interrompere la gravidanza per poi autodenunciarsi. Un incrocio della storia che, nel giorno dell'apertura della campagna elettorale di +Europa, sottolinea Benedetto Della Vedova e che il segretario del Pd Enrico Letta utilizza per dare la sua lettura della sfida del 25 settembre: "Sarà il passato contro il futuro".


Il convitato di pietra, in questo pomeriggio uggioso, è ovviamente Carlo Calenda, che poi è il terzo competitor del collegio, ma anche l'uomo della grande sola, per dirla con le parole di un militante che non ha digerito il divorzio voluto dal leader di Azione. Ora +Europa, orfana dell'ex alleato, rischia seriamente di non superare lo sbarramento del tre per cento e la coalizione di centrosinistra vede ridotte di molto la possibilità di competere con Meloni&C. Bonino, giacca rossa e cappello azzurro, a fine comizio lo dice in modo quasi ingenuo: "L'addio di Carlo? È stata una scelta umanamente dolorosa e politicamente incomprensibile". Eppure i sondaggi danno il Terzo polo in crescita: "Raggiunge il 10 per cento? E anche se lo raggiunge, per fare che? Per aiutare la destra orbaniana e putiniana?", chiede l'ex ministra degli Esteri.
I sondaggi, d'altronde, da queste parti sono visti come fumo negli occhi: "Lasciamoli stare, pensiamo agli exit poll e alle proiezioni che il giorno del voto testimonieranno la nostra rimonta", dice Della Vedova. Prima che Letta benedica lo stop, che scatta stasera, alla pubblicazione delle rilevazioni: "Ora andiamo collegio per collegio a spiegare le differenze fra noi e gli altri". E per un attimo il segretario del Pd volge lo sguardo altrove: "A Sesto San Giovanni c'è Lele Fiano (deputato dem figlio di un sopravvissuto di Auschwitz) e e dall'altra parte la destra ha candidato Isabella Rauti". Anche la sfida milanese, dice Letta, racconta "la differenza di fondo delle storie" e conferma che "le terze, le quarte e le quinte opzioni aiutano la destra". Perché poi è sempre attorno a Calenda che il discorso gira: "Io tutto mi sarei aspettato tranne che sentirlo dire che sta pensando a un governo con Meloni. Speravo si fermasse e dicesse "stavo scherzando", ma non è stato così", sibila la guida dei dem.
Non c'è più, nelle parole del segretario, un accenno all'"allarme democratico" per l'eventuale vittoria di Fdi e Lega, né traspare rassegnazione. Ma si trova con fatica, fra i convenuti all'appuntamento di +Europa, uno che non si renda conto della difficoltà della partita. Il piano del Pd, o meglio l'unica opzione, è proprio quella di fare una campagna sulla qualità delle candidature negli uninominali, dove non pesa il voto di lista. E allora Emma Bonino diventa simbolo: Letta si dice "orgoglioso di poterla votare per la prima volta, perché nel 2018 - dice - ero residente all'estero". Le sue parole sono anzitutto una testimonianza d'affetto: "Emma è sempre stata all'avanguardia, in grado di fare battaglie anche quando gli altri non vedevano che quella battaglia andava realizzata. Alle volte si è trovata troppo avanti rispetto al Paese o forse era il Paese a essere indietro".
E quando tocca a lei parlare, sembra un prodigio il richiamo - infrequente in questa campagna elettorale - ai diritti civili: "Da trent'anni cerco di far capire a questi beoti che i diritti civili sono diritti sociali. Già ai miei tempi chi aveva i soldi e non poteva abortire in Italia andava a Londra e per il divorzio c'era la Sacra Rota.... Questa cosa dello Ius Scholae mi fa impazzire: perché un ragazzino che parla romanesco non può avere la cittadinanza? Come diceva Mandela, la pelle è di tanti colori ma il sangue è rosso per tutti". Dal Sudafrica al ricordo commosso dellì'ospedale della Sierra Leone "pieno di oppositori al regime feriti perché chiedevano solo di poter votare. E oggi in Italia, in un Paese democratico, dobbiamo confrontarci con il partito più forte che è quello dell'astensionismo: andate alle urne a esercitare un vostro diritto perché se non lo fate - chiosa Bonino - lascerete un vuoto che colmerà qualcun altro". È l'ultimo appello. Emma scende dal palco, Letta le dà un bacio sulla fronte e si allontana. Lei sorride. Come un segno di reciproco conforto, davanti alla prova più dura.