Il vessillo del reddito: così il Movimento si riprende il Sud
di Giuliano Foschini , Matteo Pucciarelli , di Giuliano Foschini, Matteo PucciarelliC’è un numero che rappresenta probabilmente una speranza elettorale: 20 collegi. Ma ce ne sono altri due, 26 e 6, che invece sono un obiettivo che nelle ultime ore Giuseppe Conte e i suoi più stretti collaboratori hanno preso a considerare un obiettivo concreto: prendere in Puglia, Campania, Calabria, Basilicata, Molise e Sicilia almeno il 26 per cento dei voti, come accadde alle elezioni europee del 2019. E riuscire a guadagnare almeno 6 collegi uninominali. Due obiettivi, nemmeno un mese fa, da considerare fantascientifici. E invece così non è.
Lo dicono i sondaggi che circolano clandestinamente nelle segreterie dei partiti. Lo annusano i candidati, tutti, sul territorio. Filippo Sensi, parlamentare uscente del Partito democratico, e soprattutto giornalista dal grande fiuto, lo disse per primo qualche settimana fa: era in Campania per parlare con i suoi elettori (è candidato al plurinominale del Senato) e avvisò della possibilit…
C’è un numero che rappresenta probabilmente una speranza elettorale: 20 collegi. Ma ce ne sono altri due, 26 e 6, che invece sono un obiettivo che nelle ultime ore Giuseppe Conte e i suoi più stretti collaboratori hanno preso a considerare un obiettivo concreto: prendere in Puglia, Campania, Calabria, Basilicata, Molise e Sicilia almeno il 26 per cento dei voti, come accadde alle elezioni europee del 2019. E riuscire a guadagnare almeno 6 collegi uninominali. Due obiettivi, nemmeno un mese fa, da considerare fantascientifici. E invece così non è.
Lo dicono i sondaggi che circolano clandestinamente nelle segreterie dei partiti. Lo annusano i candidati, tutti, sul territorio. Filippo Sensi, parlamentare uscente del Partito democratico, e soprattutto giornalista dal grande fiuto, lo disse per primo qualche settimana fa: era in Campania per parlare con i suoi elettori (è candidato al plurinominale del Senato) e avvisò della possibilità di un grande risultato dei 5 Stelle.
«Una certa narrativa fa trapelare che questi voti siano quelli di chi teme di perdere il reddito di cittadinanza», ragiona oggi chi nel Pd si sta occupando della campagna elettorale. «Ma ci sembra una lettura troppo semplicistica: il punto è che il Movimento, nonostante tutti gli errori che ha commesso, è percepito come credibile nella lotta alle povertà. Ed è su questo che è necessario impegnarsi». Ecco perché Enrico Letta domenica è sceso in Puglia a presentare il suo “Patto per Taranto” che passa dall’ambiente, certo. Ma anche da massicce assunzioni nella pubblica amministrazione e nella Sanità.
«Il 26 in molti si mangeranno le mani per non aver voluto fare l’accordo con noi», dicevano ieri mattina, trionfali, dal Movimento. Tanto è accreditata questa percezione di un possibile exploit che in via di Campo Marzio a questo punto si sta cominciando a pensare di ribaltare la retorica del voto utile: ovvero, se davvero “utile” deve essere per sconfiggere le destre, in regioni come Campania, Puglia e Sicilia conviene votare 5 Stelle per scippare collegi a Giorgia Meloni e soci. Tant’è che le ultime due settimane al voto Conte le passerà proprio lì dove potrebbero essere guadagnati i collegi (a Foggia, per esempio, dove l’ex premier sarà domani e dove la destra ha paracadutato dal Nord Eugenia Roccella).
La scommessa è quella di andarsi a riprendere uno a uno i voti del 2018, quando il M5S aveva fatto il boom nel meridione; voti che l’anno dopo in parte erano stati conquistati dal Carroccio, alle europee. Lega che da tutti gli analisti è dato in fortissima difficoltà al Sud con il rischio di percentuali inimmaginabili soltanto qualche mese fa. Certo è che un assist indiretto ai 5 Stelle lo sta dando Giorgia Meloni, fiera nel rivendicare di essere l’unico partito che dice chiaro e tondo che vuole stoppare il reddito. A quel punto l’effetto oppositivo diventa appunto il voto a chi, nel bene e nel male, l’ha promesso e poi varato.
A godere di una situazione del genere potrebbe essere proprio il Pd, questo almeno nelle speranze di Letta. Per due ragioni: un eventuale boom dei 5 Stelle abbasserebbe inevitabilmente le percentuali del centrodestra al proporzionale, garantendo loro meno seggi di quanto immaginato in un primo momento. Perché è vero che — sia da Letta sia da Conte — sono arrivate chiusure drastiche a possibili accordi post elettorali. Ma è altrettanto vero che con un buon risultato del Movimento e, soprattutto, con una Caporetto leghista, la partita sarebbe molto diversa da quella fin qui disegnata. Inoltre, il Pd è convinto di poter giocare la sua in alcuni collegi, soprattutto in Puglia dove i sondaggi sono migliori che altrove.
Dalle proiezioni ci sono almeno sei collegi dove il distacco sarebbe inferiore ai cinque punti con il centrosinistra sostanzialmente stabile. La destra in discesa e il Movimento in salita costante, ma comunque lontana dalla vittoria nella partita a tre. «Tutto il Mezzogiorno diventa uno dei terreni più interessanti — ha detto ieri Letta — Tutti i collegi sono diventati contendibili: in Puglia, in Campania, Basilicata, Molise”. È d’accordo anche Conte. Per una volta.