✕

Il "good morning" di Letta ai candidati: sveglia su Zoom per serrare i ranghi

Briefing del segretario pd ogni giorno alle 9.30. E si polarizza lo scontro con FdI. Ghisleri: “Cresce il voto utile
2 minuti di lettura

Un tempo era la “ditta”. Oggi il Pd di Enrico Letta rischia di diventare un “franchising”, in cui ciascun candidato fa per sé. Anche per questo Letta da qui al 23 settembre, alla vigilia del voto, ha inaugurato la strategia del “good morning”: alle 9,30, via Zoom, tutti i candidati sono invitati a collegarsi e per 30 minuti ad ascoltare i temi della giornata. Una sorta di briefing che ha un sottotesto preciso: “Ora trottare”. Se quindi qualcuno, alcuni big in particolare, si sono ritagliati un profilo basso, escano dall’ombra. Gambe in spalla: il Pd si gioca il tutto per tutto.

È difficile motivare senza perdere l’aplomb in piena battaglia elettorale per elezioni che segneranno uno spartiacque. La sondaggista Alessandra Ghisleri a Metropolis infatti sottolinea: «Voto polarizzato su Letta e Meloni, ora cresce il voto utile». Ma dopo le prime settimane di solitudine del segretario dem le cose stanno c…

Un tempo era la “ditta”. Oggi il Pd di Enrico Letta rischia di diventare un “franchising”, in cui ciascun candidato fa per sé. Anche per questo Letta da qui al 23 settembre, alla vigilia del voto, ha inaugurato la strategia del “good morning”: alle 9,30, via Zoom, tutti i candidati sono invitati a collegarsi e per 30 minuti ad ascoltare i temi della giornata. Una sorta di briefing che ha un sottotesto preciso: “Ora trottare”. Se quindi qualcuno, alcuni big in particolare, si sono ritagliati un profilo basso, escano dall’ombra. Gambe in spalla: il Pd si gioca il tutto per tutto.

È difficile motivare senza perdere l’aplomb in piena battaglia elettorale per elezioni che segneranno uno spartiacque. La sondaggista Alessandra Ghisleri a Metropolis infatti sottolinea: «Voto polarizzato su Letta e Meloni, ora cresce il voto utile». Ma dopo le prime settimane di solitudine del segretario dem le cose stanno cambiando. Un nuovo stato maggiore nel Pd avanza. Con Elly Schlein, Peppe Provenzano, Nicola Zingaretti, Roberto Speranza, Graziano Delrio, Enrico Borghi, Debora Serracchiani, Simona Malpezzi.

E sono pure scesi in campo per il partito i viceré del Mezzogiorno: Vincenzo De Luca in Campania e Michele Emiliano in Puglia. I sindaci con agende fitte di appuntamenti elettorali: Dario Nardella, Matteo Lepore, Roberto Gualtieri, Stefano Lo Russo, Michele Emiliano, Matteo Ricci.

Al Nazareno apprezzano l’impegno di Stefano Bonaccini, il governatore dell’Emilia Romagna. È dato come sfidante certo alla segreteria: se queste elezioni finissero male per i Dem, Bonaccini potrebbe essere l’anti Letta. Ma intanto il governatore emiliano mostra la sua agenda di iniziative elettorali: domenica scorsa fino all’una di notte era a Ravenna. Oggi a Lugo, domani a Pistoia, sabato a Viareggio e Versilia, domenica sera a Ferrara e lunedì prossimo a Pavia. Dice. «A me non interessa il congresso o scontri, a me interessa che il Pd vada il meglio possibile».

Certo i malumori non mancano, soprattutto tra quei candidati dell’uninominale che non hanno la rete di sicurezza di un posto nel proporzionale. Adesso è lotta all’ultimo consenso. Nelle chat dem circolano battute di chi si sente abbandonato a se stesso nella campagna elettorale. Si evita a meno di due settimane dalla elezioni di misurare le distanze, ad esempio con il ministro Orlando, che riparla ieri di «campo largo»: se il Pd vince le elezioni una alleanza da Calenda a Conte. Che la rimanda subito al mittente.

In Lombardia da Lia Quartapelle a Gianni Cuperlo riassumono le iniziative fatte e in cantiere. «Ci stiamo spendendo tutti, anche i non candidati», commenta Cuperlo che corre a Milano. Quartapelle ammette di non avercela fatta ieri mattina alle 7 ad andare a volantinare: «Ma è l’unica defezione». Come un caterpillar gira Schlein. Monica Cirinnà sta sudando il suo collegio uninominale per il Senato a Roma come Roberto Morassut sempre a Roma e Stefano Ceccanti a Pisa.