Franceschini: “Il vento è cambiato la rimonta è possibile. Meloni come Le Pen”
di Francesco Bei , di Francesco BeiCome il Luis Enrique della remuntada contro il PSG, Dario Franceschini ci crede davvero. "Il vento sta cambiando, la destra è arrivata a dieci giorni dal voto con troppa baldanza ma la gente sta iniziando a capire". Nel grande ufficio a via del Collegio romano, il ministro dei Beni Culturali spiega perché è così sicuro di ribaltare un risultato che a molti sembra scritto.
Non giriamoci intorno: il Pd ha già perso?
"I sondaggi fatti ad agosto non valgono molto. All'inizio è salita un'ondata di nuovismo, la stessa che portò Salvini al 34% nel 2019 o i cinque stelle nel 2018 al 33%. Questo "vento di agosto" si è provvisoriamente collocato sulla falsa novità di Meloni. Ma, ora che la gente rientra al lavoro, tocca con mano la drammaticità dei problemi. Io avverto che sta cambiando il vento: ieri mattina ero in Friuli, nel pomeriggio a Napoli e ho visto una straordinaria mobilitazi…
Come il Luis Enrique della remuntada contro il PSG, Dario Franceschini ci crede davvero. "Il vento sta cambiando, la destra è arrivata a dieci giorni dal voto con troppa baldanza ma la gente sta iniziando a capire". Nel grande ufficio a via del Collegio romano, il ministro dei Beni Culturali spiega perché è così sicuro di ribaltare un risultato che a molti sembra scritto.
Non giriamoci intorno: il Pd ha già perso?
"I sondaggi fatti ad agosto non valgono molto. All'inizio è salita un'ondata di nuovismo, la stessa che portò Salvini al 34% nel 2019 o i cinque stelle nel 2018 al 33%. Questo "vento di agosto" si è provvisoriamente collocato sulla falsa novità di Meloni. Ma, ora che la gente rientra al lavoro, tocca con mano la drammaticità dei problemi. Io avverto che sta cambiando il vento: ieri mattina ero in Friuli, nel pomeriggio a Napoli e ho visto una straordinaria mobilitazione. Ci sono tutte le condizioni per fare una rimonta".
La storia delle elezioni è piena di successi annunciati che non si sono verificati. Nel 2013 toccò anche voi con la "non vittoria" di Bersani. Sta dicendo che sarà così anche con Meloni?
"Nel 2013 c'ero anche io insieme a Pierluigi. Eravamo convinti di avere stravinto, i sondaggi ci davano 10 punti sopra a una settimana dal voto e arrivammo a uno stentato pareggio. Il caro bollette, la guerra in Ucraina, il rischio di un ritorno della pandemia, l'inflazione, fanno capire chiaramente quanto sarebbe stato diverso questo autunno se ci fosse stato un governo in carica guidato da Draghi. Avremmo affrontato le varie urgenze - la legge di bilancio, la rata del Recovery di Dicembre, la riscrittura delle regole europee - con una maggioranza ampia e un governo saldo e nella pienezza dei poteri".
A occhio la strategia di richiamarsi ai bei tempi di Draghi non sta funzionando...
"Ma è importante ricordare chi è responsabile di questa situazione, perché siamo un paese che rimuove tutto in fretta: a metterci la firma sono stati la destra e i cinque stelle per un bieco calcolo di partito".
In Europa ci sono alcune voci preoccupate per il nuovo possibile corso italiano. E' solo dialettica elettorale o l'allarme c'è davvero?
"Penso che non sia un'esagerazione. La ragione della preoccupazione è che nessun grande paese europeo è stato mai guidato da un premier che non fosse del Pse o del Ppe, due forze contrapposte ma entrambe europeiste. Qui ci troveremmo con un Paese fondatore guidato da una persona come Meloni che, al di là di tutti i tentativi tardivi di autolegittimazione e accreditamento, è chiaramente collocata con Orbàn e le altre forze sovraniste, compreso il nuovo leader dell'estrema destra svedese".
C'è un rischio fascismo? Vi prendono in giro dicendo che state facendo un favore a Meloni attaccandola su questo. Avete sbagliato la campagna come dicono i vostri ex alleati?
"Siamo nel 2022 non nel 1922, è passato un secolo. Il tema non è il rischio fascismo o il rischio per la democrazia italiana, che è solida e ha già dimostrato quanti anticorpi ha negli anni di Berlusconi. Ci preoccupa che si possano mettere in discussione i diritti civili, le politiche di eguaglianza con la flat tax, la politica europea, la sanita pubblica. Hanno persino cercato di impedire la messa in onda di Peppa Pig, stiamo tra il tragico e il comico".
Giuliano Amato, nel suo addio alla Corte costituzionale, ha messo in guardia dalle tentazioni di affermare il primato del diritto nazionale su quello dell'Unione. Un rischio che vale non solo per la Polonia e l'Ungheria. Un progetto costituzionale di Fratelli d'Italia prevede esattamente questo...
"Quando Meloni ha detto "è finita la pacchia" intendeva proprio questo. Passiamo dall'uomo che era la garanzia dell'integrazione europea, cioè Draghi, a una forza che pone l'Italia a fianco di Polonia e Ungheria. Le imprese, il mondo moderato, le categorie produttive non possono essere insensibili a questi rischi. Meloni ci porterebbe a un isolamento totale in Europa con conseguenze economiche e sociali disastrose. E' come se in Francia avesse vinto la Le Pen, non si può minimizzare l'impatto".
Intanto il vostro ex alleato del campo largo, Giuseppe Conte, vi attacca e sta crescendo nei sondaggi. Come si imposta il rapporto con i cinque stelle?
"I cinque stelle hanno rotto consapevolmente con noi un rapporto costruito in tre anni. Avevamo detto e ridetto a Conte che, se avesse fatto saltare il governo Draghi, non avremmo potuto fare un'alleanza con loro e non gli è parso vero. È che, al fondo, pensavano che stando al governo insieme a noi avrebbe perso voti".
Un calcolo giusto, infatti hanno ricominciato a guadagnarne!
"Lo trovo di una miopia assoluta. È inutile raccontare che vuoi fare la forza progressista se hai costruito le condizioni per una vittoria della destra. È una contraddizione in termini".
Dopo il voto si può ricostruire un'alleanza?
"Prima dobbiamo andare al voto nel miglior modo possibile. Ma certo Calenda e i Cinque stelle li considero ex alleati che hanno deciso di rompere con noi facendo un danno al Paese, gli altri sono avversari. Non è la stessa cosa. Se fosse necessario formare un governo di coalizione vedremo, ma non è l'argomento di oggi".
E se invece foste insieme all'opposizione, una ricostruzione del campo largo sarebbe possibile?
"Penso che ci si debba ragionare, sia che si vinca sia che si perda. Il Pd deve essere comunque il cardine di questa ricostruzione, ma ne parleremo a tempo dovuto. Adesso pensiamo a vincere le elezioni".
Con M5s che vi rosicchia voti a sinistra e Calenda e Renzi che vi attaccano da destra siete in una posizione scomoda.
"C'è un meccanismo molto semplice, dato dalle regole di questa legge elettorale. I voti sono tutti utili, ma nei collegi uninominali viene eletto solo chi arriva primo. Gli altri partecipano, uno solo vince. La possibilità di arrivare primi è del candidato della destra o di quello del Pd e dei suoi alleati. Chi sottrae voti al Pd, dà una mano alla destra a vincere. La competizione è a due".