Il tour di Letta nei collegi in bilico: "Rimonta possibile, vinciamo noi"
di Giovanna Casadio , di Giovanna CasadioUn governo della destra sarebbe tutto quello che l'Italia non può permettersi e "non c'è alcun dubbio che non rifaremo alleanze con la destra". Enrico Letta, a dieci giorni dal voto del 25 settembre, alza i toni. Serra le file dem nel "good morning" mattutino via zoom coi candidati. Ma soprattutto elenca i pericoli, se il Paese si trovasse una maggioranza Salvini-Meloni. E motiva la squadra del Pd: "Questi dieci giorni di campagna elettorale saranno dieci giorni in cui cambieremo l'Italia. Vinceremo noi, Giorgia Meloni sarà all'opposizione".
Letta parla della rimonta nei collegi contendibili e del "draghismo" dell'ultima ora della leader di FdI che "non gabba nessuno". Ripete che vincerà il centrosinistra: "Dipende tutto dal lavoro sul territorio, nel quale siamo imbattibili". E infatti domenica, lo stesso giorno in cui la Lega si incontra a Pontida, sono chiamati in piaz…
Un governo della destra sarebbe tutto quello che l'Italia non può permettersi e "non c'è alcun dubbio che non rifaremo alleanze con la destra". Enrico Letta, a dieci giorni dal voto del 25 settembre, alza i toni. Serra le file dem nel "good morning" mattutino via zoom coi candidati. Ma soprattutto elenca i pericoli, se il Paese si trovasse una maggioranza Salvini-Meloni. E motiva la squadra del Pd: "Questi dieci giorni di campagna elettorale saranno dieci giorni in cui cambieremo l'Italia. Vinceremo noi, Giorgia Meloni sarà all'opposizione".
Letta parla della rimonta nei collegi contendibili e del "draghismo" dell'ultima ora della leader di FdI che "non gabba nessuno". Ripete che vincerà il centrosinistra: "Dipende tutto dal lavoro sul territorio, nel quale siamo imbattibili". E infatti domenica, lo stesso giorno in cui la Lega si incontra a Pontida, sono chiamati in piazza gli amministratori e i sindaci del Pd a Monza, città simbolo di una vittoria a sorpresa della sinistra. Da Antonio Decaro primo cittadino di Bari, a Giuseppe Sala di Milano, Matteo Ricci di Pesaro, Dario Nardella di Firenze, Roberto Gualtieri di Roma, Valeria Mancinelli di Ancona; Matteo Lepore di Bologna, Giorgio Gori di Bergamo, in centinaia hanno risposto presente.
Siamo al rush finale e il segretario dem non torna solo sul voto utile, ma indica prospettive e proposte, come quella di togliere il tetto di spesa che impedisce l'assunzione di medici e personale sanitario introdotto nel 2004 da Tremonti. Cose concrete, l'Italia che il centrosinistra vuole, le risposte che intende dare. E rivendica la politica internazionale dem, che non certo è quella dei finanziamenti di Mosca ai partiti, ricordando che l'accordo tra la Lega e il partito di Putin non è stato ancora risolto. Però invita a "non sollevare polveroni inutili", bensì ad aspettare i fatti, poiché domani c'è la convocazione del Copasir, come i Dem hanno chiesto. In quella sede è indispensabile fare chiarezza. Quindi una ammissione, durante l'intervista pubblica ad Ancona (anche questo un collegio contendibile): "Siamo un Paese che ama gli innamoramenti, che si innamorò di Berlusconi, poi del mio predecessore. Noi non saremo quelli che provocano innamoramenti ma siamo quelli affidabili, un partito che non ha bisogno di mettere il nome del leader nel simbolo".
Batte forte contro la destra, ma anche contro Calenda e Renzi che "usano Draghi per lucrare uno 0,5% in più". Mentre non fa sconti a Meloni ("Un governo di destra porterebbe l'Italia a essere il freno dell'Europa"), riconosce che i 5S potrebbe sottrarre voti alla destra: "Penso e auspico che la crescita del M5S avvenga a scapito del centrodestra". È vero che Conte e Calenda hanno pensato di andare da soli per "contrastare la difficoltà che avevano con un ritorno alla purezza originaria: hanno come obiettivo di toglierci lo spazio politico che abbiamo. Stiamo combattendo una battaglia doppia".
Fa quattro iniziative elettorali al giorno, Letta. Chiede ai dem tutti di trottare, di farsi vedere, di spiegare perché solo un porta a porta consente di guadagnare voti. Di dire i punti qualificanti del programma del Pd, come lo ius scholae. Ci tiene a precisare la ricetta sull'energia, ma anche a chiarire perché da premier firmò accordi commerciali con la Russia: "Allora la Russia era un partner. In quel 2013 ho partecipato all'ultimo G7, che era G8, cioè all'ultima riunione del G8 con Putin che era al tavolo insieme alla alle sette grandi potenze dell'Occidente". Del Pd dice che non è più quello renziano: "In passato ci sono state alcune scelte, però queste scelte sono state prese in gran parte da un segretario che non fa più parte del Pd, che passa mediamente tre quarti del suo tempo a parlare del Pd", è l'affondo contro Renzi.