Elezioni, Bergoglio guarda a Mattarella: "No alla politica di basso livello". E sulle armi all'Ucraina: "Difendersi è amore di patria"
di Iacopo Scaramuzzi , di Iacopo ScaramuzziA BORDO DELL'AEREO PAPALE – “Difendersi è non solo lecito, è un’espressione di amore alla patria”. Papa Francesco apre, in linea di principio, all’invio di armi all’Ucraina, se l’obiettivo, precisa, non è “procurare più guerra, o vendere le armi, o scartare le armi che a me non servono più”. Nella conferenza stampa sul volo di ritorno dal Kazakhstan, difende la linea del dialogo con Mosca, e, in generale, con ogni paese “aggressore”: “Puzza ma si deve fare: sempre un passo avanti e mano tesa, sempre”. Dialogo e comprensione anche verso la Cina. E sulle elezioni italiane dice che gli elettori devono aiutare i politici “a mantenere il livello dell’alta politica, non la politica di basso livello che non aiuta”.
In Germania, paese responsabile di milioni di morti 80 anni fa, a scuola si dice che non bisogna mai usare armi e violenza, l’unica eccezio…
A BORDO DELL'AEREO PAPALE – “Difendersi è non solo lecito, è un’espressione di amore alla patria”. Papa Francesco apre, in linea di principio, all’invio di armi all’Ucraina, se l’obiettivo, precisa, non è “procurare più guerra, o vendere le armi, o scartare le armi che a me non servono più”. Nella conferenza stampa sul volo di ritorno dal Kazakhstan, difende la linea del dialogo con Mosca, e, in generale, con ogni paese “aggressore”: “Puzza ma si deve fare: sempre un passo avanti e mano tesa, sempre”. Dialogo e comprensione anche verso la Cina. E sulle elezioni italiane dice che gli elettori devono aiutare i politici “a mantenere il livello dell’alta politica, non la politica di basso livello che non aiuta”.
In Germania, paese responsabile di milioni di morti 80 anni fa, a scuola si dice che non bisogna mai usare armi e violenza, l’unica eccezione è l’autodifesa. Lei pensa che in questo momento bisogna dare le armi all’Ucraina?
“Questa è una decisone politica. Ma può essere immorale se si fa con l’intenzione di procurare più guerra, o di vendere le armi, o di scartare le armi che a me non servono più. Difendersi è non solo lecito, è un’espressione di amore alla patria, è atto di amore per la patria. Chi non difende qualcosa, non ama. Chi difende, ama. Tutti parlano di pace oggi, ma in questo momento tante guerre sono in corso, l’Ucraina e la Russia sono in guerra, anche Azerbaijan e Armenia sono in guerra, adesso si è fermata un po’… perché la Russia si è fatta avanti come garante, fa la pace qui e la guerra lì… poi c’è la Siria, 10 anni di guerra, cosa succede lì che non si ferma, quali interessi muovono queste cose?, poi c’è il Corno d’Africa, poi il Mozambico, poi l’Eritrea, l’Etiopia, poi il Myanmar con questo popolo sofferente, che io amo tanto, il popolo dei Rohyngia, che gira come uno zingaro… stiamo in guerra mondiale.
Secondo lei c’è una linea rossa oltre la quale non si potrà dire “siamo aperti al dialogo con Mosca”? Tanti hanno delle difficoltà a capire questa disponibilità con Mosca
“Credo che è sempre più difficile capire il dialogo con gli Stati che hanno incominciato la guerra. E sembra che il primo passo sia stato, lì, da quella parte. E’ difficile ma non dobbiamo scartarlo, dare l’opportunità di dialogo a tutti, a tutti. Perché sempre c’è la possibilità che nel dialogo si possano cambiare le cose, anche offrire un altro punto di vista, un altro punto di considerazione. Io non escludo il dialogo con qualsiasi potenze che sia in guerra e che sia l’aggressore: a volte il dialogo si deva fare così”, ha detto il Papa facendo il gesto di turarsi il naso: “Ma si deve fare. Puzza ma si deve fare, sempre un passo avanti e mano tesa, sempre”.
L’Italia si avvicina al voto, ci sarà presto un nuovo governo, cosa dirà quando incontrerà il prossimo Presidente del consiglio, o la prossima Presidente del consiglio? Quali sono secondo lei le priorità per l’Italia, le sue preoccupazioni, gli errori da evitare?
“Io ho conosciuto due presidenti italiani di altissimo livello, Napolitano e l’attuale: grandi. Poi gli altri politici non li conosco e l’ultimo viaggio ho domandato a uno dei miei segretari quanti governi ha avuto l’Italia in questo secolo: venti… non so spiegarlo. Oggi fare il politico è una strada difficile: un grande politico è quello che si gioca per i valori della patria, i grandi valori, non si gioca per la poltrona. I paesi, tra di loro l’Italia, devono cercare i grandi politici, che abbiano capacità di fare politica, che è un’arte, è un’occasione nobile la politica. Paolo VI diceva che la politica è una delle forme più alte della carità. Dobbiamo aiutare i nostri politici a mantenere il livello dell’alta politica, non la politica di basso livello che non aiuta niente, e anzi tira giù lo Stato, impoverisce. Oggi la politica in questi paesi d’Europa dovrebbe prendere in mano il problema dell’inverno demografico, il problema dello sviluppo industriale, dello sviluppo naturale, il problema dei migranti. La politica italiana non la capisco: quel dato dei 20 governi in 20 anni è un po’ strano ma… ognuno ha il suo modo di ballare il tango, si può ballare in un modo o in un altro, la politica si balla in uno o nell’altro”.
Il processo contro il cardinale Zen Ze-kiun, arcivescovo emerito di Hong Kong, che si svolge proprio in questi giorni, è una violazione della libertà religiosa?
“Per capire la Cina ci vuole un secolo e noi non viviamo un secolo. Per capire noi abbiamo scelto la via del dialogo. Qualificare la Cina di democrazia, anti-democrazia, io non me la sento, perché è un paese così complesso. Sì, è vero che ci sono cose che a noi sembrano non essere democratiche. Il cardinale Zen è un anziano che andrà a giudizio in questi giorni, credo, e lui dice quello che sente. Più che qualificare io cerco di appoggiare la via del dialogo: con il dialogo si chiariscono tante cose. Non bisogna perdere la pazienza, dobbiamo andare avanti col dialogo”.