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Voto all'estero, un professore italiano in Brasile: "Mi hanno offerto otto schede elettorali. Qui non sanno cosa farsene"

Alcuni dei suoi conoscenti, brasiliani di terza o quarta generazione, non hanno la più pallida idea di quale partito votare, o di chi siano i leader politici del nostro Paese
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"Se volessi potrei ottenere decine di schede elettorali. Basta chiedere". 

Francesco è un professore di una scuola italiana di Belo Horizonte, città nel sud est del Brasile. Vive qui da diversi anni. Alcuni dei suoi conoscenti, brasiliani di terza o quarta generazione, gli hanno "offerto" le loro schede elettorali, perché non hanno la più pallida idea di quale partito votare, o di chi siano i leader politici del nostro Paese. Lui non le ha accettate. Ma loro, di fatto, non sanno che farsene. 

"Molti degli 'italiani' che vivono qui - racconta Francesco (il nome è di fantasia) - hanno la cittadinanza, e quindi il diritto al voto, solo grazie alla legge Tremaglia: la norma è basata sullo ius sanguinis, in pratica basta avere una discendenza, anche un bisnonno italiano, per diventare cittadini italiani. Ma quasi tutti questi italodiscendenti in tutta la loro vita non hanno proprio mai messo piede …

"Se volessi potrei ottenere decine di schede elettorali. Basta chiedere". 

Francesco è un professore di una scuola italiana di Belo Horizonte, città nel sud est del Brasile. Vive qui da diversi anni. Alcuni dei suoi conoscenti, brasiliani di terza o quarta generazione, gli hanno "offerto" le loro schede elettorali, perché non hanno la più pallida idea di quale partito votare, o di chi siano i leader politici del nostro Paese. Lui non le ha accettate. Ma loro, di fatto, non sanno che farsene. 

"Molti degli 'italiani' che vivono qui - racconta Francesco (il nome è di fantasia) - hanno la cittadinanza, e quindi il diritto al voto, solo grazie alla legge Tremaglia: la norma è basata sullo ius sanguinis, in pratica basta avere una discendenza, anche un bisnonno italiano, per diventare cittadini italiani. Ma quasi tutti questi italodiscendenti in tutta la loro vita non hanno proprio mai messo piede nel paese d'origine dei loro avi, né parlano una parola della nostra lingua". 

Belo Horizonte conta circa 2milioni e 700mila abitanti. E il 30 per cento è oriundo italiano, cioè, appunto, discendente degli emigrati italiani che nel corso dei secoli sono andati all'estero senza più tornare in patria.  

Alcuni di loro chiamano Francesco per chiedergli informazioni, per farsi spiegare cosa rappresentino quei simboli, o quei nomi. Lavorando in una scuola, gli capita di essere interpellato da genitori, altri insegnanti, perfino alunni. Vogliono sapere chi è il personaggio più progressista, il più conservatore. Chi promette cosa. Quale partito ha più possibilità di vincere, quali sono i programmi, le alleanze. “Altri invece se ne disfanno volentieri, se glielo chiedessi me le regalerebbero - spiega - c’è addirittura qualcuno che le butta direttamente nel cestino. Non perde neanche tempo ad aprire la busta del Consolato italiano. Peraltro, e per fortuna, vengono stampate in doppia lingua, anche in portoghese, altrimenti non saprebbero neanche leggerle”. E aggiunge: “Del resto è come se in Italia chiedessero di partecipare al voto di un paese sudamericano. Non credo che molti saprebbero su quale nome mettere la croce”. 

Ovviamente viene il sospetto che qualcuno possa approfittarsene, e magari andare in giro a chiedere schede "in omaggio". "Non ho ancora visto pratiche simili - spiega - ma sono sicuro che se qualcuno senza scrupoli volesse, potrebbe portare a casa un bel bottino”.