Draghi: "Da Russia opera sistematica di corruzione, qualcuno parla con Mosca e poi vuole togliere sanzioni". E dice no a un secondo mandato
di Stefano Baldolini , di Stefano Baldolini"La democrazia italiana è forte, non si fa battere dai nemici esterni, dai loro pupazzi prezzolati". E ancora. "È chiaro che negli ultimi anni la Russia ha effettuato un'opera continua di corruzione in tanti settori in Europa e negli Stati Uniti". Senza mezzi termini, il premier Mario Draghi nella conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri che ha approvato il decreto Aiuti Ter. E ancora. "C'è quello che ama i russi alla follia e vuol togliere le sanzioni e parla tutti i giorni di nascosto con i russi.. ma la maggioranza degli italiani non lo fa e non vuole farlo. Io guardo alla maggioranza degli italiani e al governo che ho avuto l'onore di presiedere".
Però, detto senza indugi: no a un secondo mandato. Piuttosto sì alle sanzioni, "che funzionano". Coerenza nei rapporti internazionali, se si è deciso di difendere Kiev, ma anche nel caso opposto. Scegliere partner che tutelano ital…
"La democrazia italiana è forte, non si fa battere dai nemici esterni, dai loro pupazzi prezzolati". E ancora. "È chiaro che negli ultimi anni la Russia ha effettuato un'opera continua di corruzione in tanti settori in Europa e negli Stati Uniti". Senza mezzi termini, il premier Mario Draghi nella conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri che ha approvato il decreto Aiuti Ter. E ancora. "C'è quello che ama i russi alla follia e vuol togliere le sanzioni e parla tutti i giorni di nascosto con i russi.. ma la maggioranza degli italiani non lo fa e non vuole farlo. Io guardo alla maggioranza degli italiani e al governo che ho avuto l'onore di presiedere".
Però, detto senza indugi: no a un secondo mandato. Piuttosto sì alle sanzioni, "che funzionano". Coerenza nei rapporti internazionali, se si è deciso di difendere Kiev, ma anche nel caso opposto. Scegliere partner che tutelano italiani. Difesa del Pnrr, "contro chi ne ha una visione negativa". Scostamento di bilancio non necessario. Infine, "cosa più importante", che "tutti vadano a votare".
A parte un riferimento esplicito a Matteo Salvini, non ci sono altri nomi e cognomi nella conferenza stampa del premier, tantomeno un'indicazione di voto - "c'è il segreto dell'urna" - ma a ogni passaggio, declinato in uno stile asciutto e a tratti duro, si materializza la parte politica a cui è destinato.
Senza polemiche dirette, ma senza neanche omissioni, perché a New York, dove volerà nei prossimi giorni, racconterà "il Paese che vivo oggi, un Paese forte, leale all'Alleanza atlantica e all'Europa, che ha saputo fare una manovra di sostegno all'economia senza fare debito, che ha saputo far crescere il Pil: questo è il Paese che porto. C'è tanta gente che condivide questa visione e c'è gente che in questa campagna elettorale la contrasta. Io non condivido questa visione sempre negativa sul futuro".
No a un governo bis. Disponibile a un secondo mandato? "No", ha risposto telegraficamente il premier. Immediate le reazioni politiche. "Con il no di Draghi a qualsiasi proposta di Draghi Bis, ora è ancora più chiaro: la proposta di Calenda e Renzi non esiste. Se non nel loro suggestivo mondo immaginario", riferiscono fonti del Nazareno. "Altro non poteva dire", la controreplica di Azione che con Italia Viva aveva ventilato l'ipotesi di un bis.
Le sanzioni contro Putin funzionano. Il governo non condivide la posizione di Salvini. "Le sanzioni funzionano, la propaganda russa ha cercato di dimostrare che non funzionano, non è vero. Bisogna continuare su quel fronte, questa è la linea politica che il governo ha seguito". Così rispondendo a una domanda sulla contestazione delle sanzioni da parte del leader della lega, Matteo Salvini. "Bisogna continuare - ha proseguito Draghi - sul sostegno all'Ucraina finché non vinca la guerra di liberazione. Ritengo che debba essere questa la linea del governo. È stata la linea del mio governo: non posso anticipare quale sarà, però all'interno del centrodestra ci sono tanti punti di vista, mi vuole far dire che quello di Salvini prevale, non lo posso dire". Però la linea del leader della Lega "è una visione che il governo attuale non condivide", precisa, ed è l'unico riferimento esplicito a un leader. Mentre sulla vicenda del dossier degli 007 usa sui fondi russi, riporta la telefonata con il segretario di Stato Blinken che "ha confermato l'assenza di forze poliche italiane".
Sull'Ucraina e sull'invio delle armi a Zelensky ci vuole coerenza, no alle giravolte. "Non si può votare l'invio delle armi all'Ucraina e poi dire 'non sono d'accordo', o ancora peggio, inorgoglirsi dell'avanzata ucraina dopo che si è stati contro l'invio delle armi. Si voleva forse che l'Ucraina si difendesse a mani nude? Forse sì". Questa la posizione del premier che aggiunge: "Nei rapporti internazionali occorre essere trasparenti, ci vuole coerenza nelle posizioni internazionali, non capovolgimenti o giravolte". "Questo fa il prestigio internazionale di un Paese, la coerenza e la trasparenza, senza di queste si indebolisce il Paese al di fuori e si indebolisce anche dentro e viene a mancare quell'atmosfera e quell'ambiente che serve per la crescita", ha concluso.
Orban? Scegliere partner che tutelano italiani. "Noi abbiamo" una diversa idea di Europa, "difendiamo lo Stato di diritto i nostri alleati sono la Germania, la Francia che difendono lo stato di diritto. C'è da domandarsi come uno si sceglie i partner? Certamente sulla basa di una comunanza ideologica ma anche sulla base della tutela degli interessi degli italiani. Bisogna chiedersi chi mi aiuta a proteggere gli italiani meglio? Chi conta di più tra questi partner? Datevi voi le risposte". Così, rispondendo alle domande sui legami di Meloni e Salvini con l'Ungheria di Viktor Orban.
Il Pnrr funziona. "Non condivido questa visione sempre negativa: c'è il Pnrr che non funziona? No, funziona, va avanti". E sullo scostamento di bilancio: "Non c'è motivo che l'Italia si discosti dal percorso" attuale "se la crescita è accompagnata dall'equilibrio dei conti. Le risorse ci sono, ma quel che conta è che il Pnrr e gli investimenti continuino e le riforme continuino. Quello è l'ambiente favorevole alla crescita". Nel merito del decreto Aiuti Ter, "il valore complessivo del decreto è di 14 miliardi di euro a sostengo di famiglie". "Insieme agli altri interventi abbiamo superato ampiamente un eventuale scostamento di bilancio di 30 miliardi - aggiunge -. A meno che non si pensi di fare uno scostamento di 30 miliardi ogni mese, le risposte all'emergenza sono state date".
Su delega fisco il governo leale, un partito no. "C'era un accordo con tutte le forze politiche, cioè che la delega fiscale sarebbe stata votata il 7 settembre. Il governo si è impegnato a non scrivere i decreti delegati fino alla data delle elezioni. Il governo ha mantenuto la sua parola. Tutte le forze politiche, tranne una che non ha mantenuto la sua parola e non l'ha votata". Così rispondendo a una domanda sulla materia. "La prima riflessione da fare è quindi che noi abbiamo cercato di fare il possibile. Non mantenere la parola data non è il metodo di questo governo, c'è una grossa differenza tra chi la mantiene e chi no. E non potete dire che la pensate come noi". Sulla eventuale calendarizzazione della delega fiscale, poi il premier ha detto di aver parlato con la presidente del Senato Casellati, "che proverà a convocare la capogruppo la prossima settimana", quindi "ancora un filo di speranza c'è".
L'invito al voto. "L'ha detto lei, io sto in alto, sono stato precipitato e catapultato dall'alto, non sarebbe neanche giusto che giudicassi i toni, il clima teso... La cosa importante è che tutti vadano a votare, questa è la cosa più importante di tutte". Così Draghi ironizzando su una domanda sul clima della campagna elettorale. A proposito, i rapporti con Giorgia Meloni? "Sono i rapporti normali di uno che è stato presidente del Consiglio per un anno e sei mesi, come con tutti i leader dei partiti, sia di quelli di governo che di quelli di opposizione". E rivolto ai cronisti: "Voi continuate a ricamare... va bene". Per il resto, "c'è il segreto dell'urna", conclude il premier.