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La destra si divide su Orbán, Berlusconi avverte: "Fuori dal governo se è antieuropeista"

(ansa)

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L'altolà dell'ex premier dopo il voto dell'Europarlamento in cui Lega e Fdi si sono schierati con l'Ungheria: "Saremo noi i garanti"
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"Questi signori", li chiama. Con una presa di distanze evidente. Silvio Berlusconi si inserisce nel confronto dialettico di questi giorni fra Giorgia Meloni e Matteo Salvini e boccia entrambi sulla scelta di votare contro la risoluzione anti-Orban di Bruxelles. Li avverte, addirittura, sulla sorte che avrebbe un centrodestra di governo che non "sia liberale, cristiano, europeista e atlantista": "Se questi signori, i nostri alleati, di cui ho fiducia e rispetto, dovessero partire per direzioni diverse noi non ci staremmo", sibila il presidente di Forza Italia. È la plastica raffigurazione di una nuova divisione dentro la coalizione, a dieci giorni dalle elezioni. E a una settimana dalla manifestazione conclusiva dei big, che giovedì saranno sullo stesso palco a piazza del Popolo, a Roma, sotto le insegne "Insieme per l'Italia".

Chi frequenta Arcore dice che il Cavaliere ha gradito ben poco la decisione di Lega e Fdi (a…

"Questi signori", li chiama. Con una presa di distanze evidente. Silvio Berlusconi si inserisce nel confronto dialettico di questi giorni fra Giorgia Meloni e Matteo Salvini e boccia entrambi sulla scelta di votare contro la risoluzione anti-Orban di Bruxelles. Li avverte, addirittura, sulla sorte che avrebbe un centrodestra di governo che non "sia liberale, cristiano, europeista e atlantista": "Se questi signori, i nostri alleati, di cui ho fiducia e rispetto, dovessero partire per direzioni diverse noi non ci staremmo", sibila il presidente di Forza Italia. È la plastica raffigurazione di una nuova divisione dentro la coalizione, a dieci giorni dalle elezioni. E a una settimana dalla manifestazione conclusiva dei big, che giovedì saranno sullo stesso palco a piazza del Popolo, a Roma, sotto le insegne "Insieme per l'Italia".

Chi frequenta Arcore dice che il Cavaliere ha gradito ben poco la decisione di Lega e Fdi (all'interno dei gruppi di Id e Ecr) di sostenere così platealmente le posizioni dell'Ungheria. E, in ogni caso, Berlusconi ha colto al balzo l'occasione per rimarcare l'anima moderata di Forza Italia, che rischia di essere schiacciata dalle destre. È vero che meno della metà dei parlamentari italiani del Ppe hanno votato ma la posizione politica - fanno sapere fonti di Arcore - è chiara ed è quella che in serata, ai microfoni del Tg3, consegna appunto Berlusconi. L'ex premier ricorda pure, fuori onda, che qualche settimana fa si è posto da garante, su questi temi, con il presidente del Ppe Manfred Weber, in visita a Roma.

Gli alleati, invece, decidono insieme di rispolverare posizioni sovraniste, senza averlo neppure concordato prima. E con questo voto danno ulteriore corpo al proposito di un'Europa da cambiare, principio che ha alimentato l'ultimo tratto della campagna elettorale di Meloni, da quando a Milano ha detto che "nell'Unione la pacchia è finita". È come se ci fosse stato uno scarto, nella corsa della presidente di Fdi, che ha abbandonato posizioni prudenti, per affrontare argomenti divisivi - e forieri di polemiche - come le regole europee e la difesa del "diritto delle donne a non abortire". Un modo per parlare alla fetta tradizionale del proprio elettorato, mentre si avvicina l'appunatento con le urne. A costo di contraccolpi sugli equilibri fra l'Italia e gli attuali principali partner nell'Unione.

Non esita, la delegazione italiana del gruppo dei Conservatori, guidato da un moderato come Raffaele Fitto, a puntare l'indice contro la relazione su cui si fonda la pronuncia di Bruxelles: "Violazioni dello Stato di diritto in Ungheria? Un prerequisito di questo rapporto dovrebbe essere l'obiettività, l'uso di criteri chiari e la stretta aderenza ai fatti. Ma ciò ancora una volta non si è registrato". Resta il fatto che Meloni e Salvini si sono ritrovati dietro la sagoma di Orban, malgrado i dissidi sul fronte interno, a partire dallo scostamento di bilancio.

Sia l'uno che l'altra non commentano il voto del Parlamento europeo. Il leader della Lega sfugge alle domande: "Mi occupo di Italia e vorrei salvare i posti di lavoro in Italia. Lascio che siano altri a occuparsi di Ungheria, Turchia, Russia e Cina". Risponde così, Salvini, prima di incontrare gli industriali di Napoli nell'affollata sede di piazza dei Martiri, a chi lo incalza sulla decisione del Parlamento europeo di sanzionare l'Ungheria, dove vige "un regime ibrido di democrazia elettorale". Quello stesso Paese che, fino a qualche giorno fa, Salvini indicava come "modello", almeno per quanto riguarda le politiche della famiglia. Ma troppo pericoloso sarebbe un giudizio su questi temi, a dieci giorni dal voto e mentre c'è ancora aperto il caso dei fondi russi a politici occidentali. Il capo del Carroccio preferisce non affrontare di petto l'argomento. Lo fa invece il governatore del Friuli, Massimiliano Fedriga: "Molti Paesi europei - dice a Metropolis - hanno la tendenza a voler confinare l'Ungheria, estremizzarla e raccontare una storia molto diversa da quella che è. È un Paese in cui si svolgono elezioni democratiche. Voler raccontare storie diverse, ho paura che ci si allontani dalla realtà".