Alla ricerca di interlocutori oltretevere, Giorgia Meloni ha varcato la soglia del Vaticano per andare a conoscere il cardinale Robert Sarah, campione dei cattolici tradizionalisti, una delle voci più critiche della linea di papa Francesco. Nella geografia del potere romano i sacri palazzi sono una tappa obbligata per chi si prepara ad andare al Governo. E non c'è dubbio che qualora la leader di Fratelli d'Italia andasse a Palazzo Chigi, per lei, come è avvenuto per ogni suoi predecessore, le porte del Palazzo apostolico sarebbero aperte, a prescindere da incomprensioni del passato o divergenze presenti. Meloni e il suo entourage, però, non hanno, almeno sinora, una fitta reti di rapporti con gli uomini che contano nel Vaticano di papa Francesco, così come tra i vescovi della Conferenza episcopale italiana. Una distanza certificata dalla stessa Meloni, che nella sua autobiografia, "Io sono Giorgia", annota, dopo aver tessuto l…
Alla ricerca di interlocutori oltretevere, Giorgia Meloni ha varcato la soglia del Vaticano per andare a conoscere il cardinale Robert Sarah, campione dei cattolici tradizionalisti, una delle voci più critiche della linea di papa Francesco. Nella geografia del potere romano i sacri palazzi sono una tappa obbligata per chi si prepara ad andare al Governo. E non c'è dubbio che qualora la leader di Fratelli d'Italia andasse a Palazzo Chigi, per lei, come è avvenuto per ogni suoi predecessore, le porte del Palazzo apostolico sarebbero aperte, a prescindere da incomprensioni del passato o divergenze presenti. Meloni e il suo entourage, però, non hanno, almeno sinora, una fitta reti di rapporti con gli uomini che contano nel Vaticano di papa Francesco, così come tra i vescovi della Conferenza episcopale italiana. Una distanza certificata dalla stessa Meloni, che nella sua autobiografia, "Io sono Giorgia", annota, dopo aver tessuto l'elogio di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI: "Io ho seguito ogni pontefice, ma non con lo stesso trasporto. Sarà anche l'età, e la consapevolezza che si porta dietro, ma benché sia cattolica e non mi sia mai permessa di criticare un pontefice, ammetto che non sempre ho compreso papa Francesco. A volte mi sono sentita una pecorella smarrita, e spero un giorno di avere il privilegio di poter parlare con lui, perché sono certa che i suoi occhi grandi e le sue parole dirette riusciranno a dare un senso a quello che non comprendo".
Per ora, il feeling è piuttosto con personalità della vecchia guardia, come il cardinale Camillo Ruini, che già nel 2020 evidenziava che Meloni era "meritatamente sulla cresta dell'onda". Una sintonia corrisposta, come dimostra l'inclusione, nelle liste di Fratelli d'Italia, di personalità quali Massimo Gandolfini e Eugenia Roccella legate appunto al Family day di ruiniana memoria. O come mostrano gli entusiastici auguri che la leader di destra ha formulato l'anno scorso, per il suo novantunesimo compleanno, a Ruini in persona, "da sempre un solido punto di riferimento sulle grandi sfide etiche e antropologiche del nostro tempo".
Oggi le prospettive sono mutate. I pontieri sono al lavoro, in Fratelli d'Italia e in Segreteria di Stato, per stemperare le divergenze dal mondo bergogliano e preparare una probabile coabitazione tra le due sponde del Tevere. Nel frattempo, però, Giorgia Meloni si è mossa per sondare il terreno in Vaticano. E lo ha fatto rendendo visita il cardinale Sarah. L'incontro, avvenuto di recente, si è svolto in modo riservato.
A quanto filtra dalle sacre stanze, è stata la leader di Fratelli d'Italia a domandare, senza intermediazioni, un incontro al porporato guineano. Robert Sarah, del resto, è solito ricevere svariati ospiti, anche esponenti del mondo politico. In passato, per dire, ha ricevuto il leghista Lorenzo Fontana, fedelissimo di Matteo Salvini e suo trait d'union con l'arcipelago cattolico conservatore (Sarah non ha ricevuto, però, lo stesso Salvini, che invece, già negli anni del governo giallo-verde, aveva avvicinato il cardinale statunitense Raymond Leo Burke, altro campione degli ultraconservatori e grande fan di Donald Trump). Il cardinale Sarah, 77 anni, oggi è in pensione, ma rimane un punto di riferimento, non solo in Italia, per i cattolici tradizionalisti. Quando lo dipingono come uno degli esponenti dell'opposizione curiale a Francesco, protesta, e assicura tutta la sua obbedienza al pontefice regnante.
Con Bergoglio i rapporti personali sono cordiali, ma le dissonanze abbondano. Non solo perché il papa argentino, che lo ha ereditato dai predecessori, lo ha prima nominato alla congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei sacramenti, il dicastero vaticano responsabile della liturgia, e poi lo ha messo a riposo in modo piuttosto sbrigativo. Non solo, ancora, perché anni fa il papa sconfessò pubblicamente il suo prefetto per avere interpretato in chiave conservatrice un decreto che lasciava agli episcopati nazionali ampi margini in materia di liturgia. Ma perché, pur senza clamore, ad ogni apertura di Francesco corrisponde una chiusura di Sarah. Il papa fustiga l'"indietrismo" di chi segue il messale tridentino e il cardinale africano difende la celebrazione secondo il rito antico, la cosiddetta "messa in latino". Bergoglio apre alla comunione ai divorziati risposati, alle unioni civili tra omosessuali, ad un approccio meno giudicante sulla vita famigliare, e il cardinale Sarah si schiera contro ogni presunto "annacquamento" dottrinale, accusa le "lobby gay" di spendersi perché "gli atti omosessuali siano percepiti come atti normali che godano addirittura di diritti", denuncia l'introduzione in Africa della contraccezione come "confusione tra bene e male" promossa dall'Occidente. Il papa argentino batte e ribatte sull'accoglienza dei migranti, e Sarah - lo ha detto al settimanale francese di destra Valeurs actuelles - puntualizza: "La Chiesa non può collaborare con la nuova forma di schiavismo che è diventata la migrazione di massa". Nel 2020, quando Bergoglio si preparava a pubblicare un'esortazione apostolica sull'Amazzonia, e l'opposizione conservatrice temeva che avrebbe inserito i "viri probati", i preti sposati, il cardinale Sarah ha pubblicato un libro, "Dal profondo del nostro cuore", con la partecipazione del papa emerito Benedetto XVI, per la strenua difesa del celibato obbligatorio. Dritto e rovescio, canto e controcanto.
Posizioni di un cattolicesimo conservatore che Sarah condivide, a Roma, con personalità quali il cardinale tedesco Gerhard Ludwig Müller, ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, o l'australiano George Pell, ex "ministro delle finanze" del Vaticano, ma che trovano sponda anche lontano dall'Italia, in particolare negli ambienti tradizionalisti statunitensi. Distanze che Giorgia Meloni avrà l'occasione di misurare, o accorciare, se, da "pecorella smarrita", incontrerà il pastore Francesco.