MESTRE - Il leone di San Marco se n'è andato in letargo, le piazze del Veneto adesso si riempiono per la tigre Giorgia Meloni. Ci sono momenti destinati a diventare simboli nelle campagne elettorali: la marea umana in piazza Ferretto a Mestre per il comizio di Meloni potrebbe essere uno di questi. Se i sondaggi saranno confermati dalle urne, allora una delle regioni locomotiva d'Italia sta per issare una bandiera nuova.
Sabato 10 settembre, nella piazza dedicata al partigiano Erminio Ferretto si ritrovano in migliaia (7mila secondo gli organizzatori, 3mila sostiene la questura). Tantissimi, soprattutto se si considera la tradizione di questa zona operaia nata intorno a Porto Marghera. È anche la città del centro sociale Rivolta e delle battaglie di Luca Casarini, oltre che la periferia del gioiello chiamato Venezia. Ma tra questi palazzoni di edilizia popolare sembra farsi largo un nuovo paradigma. "La piazza di Mestre è stata qualcosa di …
MESTRE - Il leone di San Marco se n'è andato in letargo, le piazze del Veneto adesso si riempiono per la tigre Giorgia Meloni. Ci sono momenti destinati a diventare simboli nelle campagne elettorali: la marea umana in piazza Ferretto a Mestre per il comizio di Meloni potrebbe essere uno di questi. Se i sondaggi saranno confermati dalle urne, allora una delle regioni locomotiva d'Italia sta per issare una bandiera nuova.
Sabato 10 settembre, nella piazza dedicata al partigiano Erminio Ferretto si ritrovano in migliaia (7mila secondo gli organizzatori, 3mila sostiene la questura). Tantissimi, soprattutto se si considera la tradizione di questa zona operaia nata intorno a Porto Marghera. È anche la città del centro sociale Rivolta e delle battaglie di Luca Casarini, oltre che la periferia del gioiello chiamato Venezia. Ma tra questi palazzoni di edilizia popolare sembra farsi largo un nuovo paradigma. "La piazza di Mestre è stata qualcosa di incredibile", racconta Gianni De Checchi, per più di 40 anni segretario di Confartigianato Venezia.
"La gente, stanca di avventurieri, ha deciso di premiare la coerenza. L'opposizione al governo Draghi è stata percepita come un'azione seria, senza strappi, costruttiva. Chi deve far quadrare un bilancio non vuole più sparate, cerca stabilità". E lei, Giorgia, questo l'ha capito. Dal palco di piazza Ferretto cede quote identitarie e non grida a squarciagola, non parla di genitore 1 e genitore 2. Sa di essere in una delle regioni locomotiva d'Italia e quindi parla di tasse, aziende, bollette, difesa del marchio made in Italy, lavoro per i giovani, autonomia regionale. Non chiede pieni poteri, ma quasi: vuole un mandato chiaro per governare 5 anni.
È esattamente ciò che cercano gli imprenditori veneti, stanchi dei continui saliscendi e ancora disorientati dalla caduta del governo Draghi. "Ho parlato con tantissimi colleghi delusi dalla Lega, adesso sono intenzionati a votare Meloni", rivela Massimo Calearo, imprenditore veneto ed ex parlamentare dal 2008 al 2012. "Ma attenzione: non c'è niente di ideologico in tutto ciò. Semplicemente cerchiamo stabilità". Vincenzo Marinese, presidente di Confindustria Venezia, ha la stessa percezione: "Molti rimproverano alla Lega di aver fatto poco per l'autonomia durante il periodo in cui ha governato". E Laura Dalla Vecchia, al vertice di Confindustria Vicenza, lo dice chiaramente: "C'è chi parla alle imprese e chi fa solo populismo".
L'imprenditoria veneta pare proprio non aver perdonato a Salvini e alla Lega il Decreto dignità del 2018, con il Conte 1, che di fatto introduceva il reddito di cittadinanza. C'è chi sostiene che quello sia stato l'inizio della fine per il partito nato come "sindacato" del nord. "Alla segreteria della Lega servirebbe uno come Luca Zaia. Salvini ha detto tutto e il contrario di tutto", va ripetendo da tempo Arrigo Cipriani, titolare dello storico Harry's bar di Venezia. Introduce così un'altra dinamica molto veneta. La corrente di partito che ha ottenuto il successo senza precedenti del 76% alle regionali, non si riconosce nella segreteria federale. Da qui il voto di protesta a favore di Fdi. "Molti amici e colleghi hanno deciso di votare Fdi, perché delusi dalla Lega. E anche io", ammette Andrea Barbini, vetraio di Murano. La tigre Giorgia ha fatto presa pure lì.