Termini Imerese, viaggio nell'ex roccaforte operaia che molla il Pd e vira sui 5Stelle: "Qui oggi votiamo Conte"
dal nostro inviato Claudio Reale , dal nostro inviato Claudio RealeTERMINI IMERESE - Nella città che un tempo è stata roccaforte operaia in Sicilia anche Cipputi adesso vota Cinquestelle. Roberto Mastrosimone, la storica bandiera della Fiom che da un decennio è l'anima della lotta per la sopravvivenza dell'area industriale a Termini Imerese, lo dice in un soffio: "Io voto Giuseppe Conte". Pausa, motivazione: "I lavoratori - avvisa - scelgono chi si occupa di loro. In passato il centrosinistra ci è stato vicino. Ora chi non si astiene vota Cinquestelle".
E dire che da queste parti il Pd è stato potentissimo. L'ultimo dato è il 13,9 per cento di due anni fa, quando alle Amministrative i dem furono il primo partito e ottennero la guida del Comune sperimentando una delle prime alleanze giallorosse intorno alla sindaca grillina Maria Terranova. Prima, però, c'era stato lo strapotere dell'ex presidente dell'Antimafia (diessino) Beppe Lumia, uscito di scena d…
TERMINI IMERESE - Nella città che un tempo è stata roccaforte operaia in Sicilia anche Cipputi adesso vota Cinquestelle. Roberto Mastrosimone, la storica bandiera della Fiom che da un decennio è l'anima della lotta per la sopravvivenza dell'area industriale a Termini Imerese, lo dice in un soffio: "Io voto Giuseppe Conte". Pausa, motivazione: "I lavoratori - avvisa - scelgono chi si occupa di loro. In passato il centrosinistra ci è stato vicino. Ora chi non si astiene vota Cinquestelle".
E dire che da queste parti il Pd è stato potentissimo. L'ultimo dato è il 13,9 per cento di due anni fa, quando alle Amministrative i dem furono il primo partito e ottennero la guida del Comune sperimentando una delle prime alleanze giallorosse intorno alla sindaca grillina Maria Terranova. Prima, però, c'era stato lo strapotere dell'ex presidente dell'Antimafia (diessino) Beppe Lumia, uscito di scena dopo essere stato lambito dall'inchiesta sull'ex presidente di Confindustria Antonello Montante. Altri tempi: i dem guidano ancora il Comune con i grillini, ma il conto della doppia rottura, alle Politiche e alle Regionali, potrebbe arrivare presto. "Proviamo a concentrarci sui temi - spiega il segretario cittadino del Pd, Vincenzo Fasone - Termini vive una fase difficile".
La fase difficile non è solo dovuta alla battaglia degli operai, che nel dopo-Fiat sono passati da mille tentativi di reindustrializzazione e oggi sono orfani di Blutec: gli abitanti sono poco più di 26mila e i percettori del reddito di cittadinanza circa 2.600, e così le questioni sociali sono diventate il centro del dibattito. "Quando vengono ricaricate le tessere - assicura Luigi Sunseri, deputato regionale uscente che in cinque minuti in un bar saluta almeno 20 persone - aumentano le vendite in pescheria o in macelleria".
Il sole di un'estate infinita bacia la mattina di Termini Imerese. Nella pescheria di piazza Umberto I, Concetta Oliveri serve un paio di clienti: "Qui - dice - manca il lavoro. Per me il problema è pagare le bollette. Conte mi piace, ma non doveva appoggiare Mario Draghi". Davanti a lei c'è Lina, emigrata e ora in vacanza: "Vengo da Nuova York", avvisa prima di proseguire in inglese. "Quando sono partita, 50 anni fa - ricorda - c'erano tanti ristoranti. Adesso sono tutti vuoti".
Il reddito di cittadinanza, però, provoca amore e odio. Nella farmacia della stessa piazza c'è Emanuela Panzeca: "Io - sbuffa - voto Meloni perché sono da sempre di destra. Ma l'ondata grillina terrà. Il reddito di cittadinanza piace a tutti. Bello stare sul divano". Non ditelo però a Massimo Piraino, che riceve il reddito e in cambio lavora in uno dei Progetti di utilità collettiva attivati dalla sindaca: il suo lavoro è la manutenzione del Grand hotel delle Terme, lo stabilimento costruito alla fine del XIX secolo intorno alla fonte citata già da Diodoro Siculo. "Con 35 gradi all'ombra - racconta - ho ripulito le vasche sporcate dagli uccelli. Non è una passeggiata. Eppure è giusto così". "Il reddito di cittadinanza - osserva Terranova - ha liberato la gente dal bisogno. Non è più possibile comprare un voto con un pacco di pasta. Certo, può essere migliorato: ad esempio alcuni imprenditori al porto faticano a trovare i dipendenti. Ma l'effetto è indiscutibile". Anche per un movimento che su questo punta per restare a galla. Con la scommessa di diventare la prima forza nel Sud.