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Letta alla sfida del Nord si affida ai suoi sindaci e attrae gli indecisi

(agf)

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Il segretario dem: "Monza oggi è capitale d'Europa; Pontida, con tutto il rispetto per chi ci vive, ora è una provincia dell'Ungheria"
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MONZA - Sotto al palco della contro-Pontida dem ci sono i militanti in formazione classica: pensionati, dirigenti locali, spillette della Cgil, giovani dem con le magliette rosse un po' goliardiche "Tax the rich", tassa il ricco, che è anche il titolo di un libro di Pippo Civati. Intorno ci sono gli altri. I curiosi. Gli indecisi. Li noti subito, perché stanno un po' defilati, con le braccia incrociate, un po' vorrebbero mischiarsi e un po' no. Applaudono poco. Ascoltano. Sono il bersaglio grosso a cui punta il Pd per la remuntada. Eccone uno: Stefano Lepre, 30 anni, piccolo imprenditore brianzolo: "Ho un'impresa sociale che lavora con le scuole". È ai margini della centralissima piazza Roma, sta parlando Letta. Chi votavi? "Forza Italia. Nel 2013 Monti". E adesso? "Calma. Vediamo. Sono qui per sentire un po' di proposte, oltre ai soliti attacchi contro la destra. Sono venuto perché ci sono i sindac…

MONZA - Sotto al palco della contro-Pontida dem ci sono i militanti in formazione classica: pensionati, dirigenti locali, spillette della Cgil, giovani dem con le magliette rosse un po' goliardiche "Tax the rich", tassa il ricco, che è anche il titolo di un libro di Pippo Civati. Intorno ci sono gli altri. I curiosi. Gli indecisi. Li noti subito, perché stanno un po' defilati, con le braccia incrociate, un po' vorrebbero mischiarsi e un po' no. Applaudono poco. Ascoltano. Sono il bersaglio grosso a cui punta il Pd per la remuntada. Eccone uno: Stefano Lepre, 30 anni, piccolo imprenditore brianzolo: "Ho un'impresa sociale che lavora con le scuole". È ai margini della centralissima piazza Roma, sta parlando Letta. Chi votavi? "Forza Italia. Nel 2013 Monti". E adesso? "Calma. Vediamo. Sono qui per sentire un po' di proposte, oltre ai soliti attacchi contro la destra. Sono venuto perché ci sono i sindaci, che parlano di programmi, di cose vere, non di slogan come fanno i politici nazionali". Accanto a lui c'è un'altra delusa, fuori dai radar dell'elettorato Pd, finora: si chiama Sara Severgnini, 29 anni, fa la tecnica ortopedica in un laboratorio convenzionato di Monza. Votava 5 Stelle. "Che delusione. Un grande errore. E chi li rivota più?". Anche lei è qui per orecchiare i discorsi. Fossimo sondaggisti finirebbe nella casella "indecisi/astenuti". "Sono certa di non votare a destra, ma allo stesso tempo non sono convinta a pieno del centrosinistra. Nella mia indecisione, vorrei capirci un po' di più".

Letta sul palco sale per ultimo. Lascia parlare i sindaci arrivati da tutto lo Stivale. Sono il biglietto da visita del Pd sui territori. Per dire: amministriamo bene, fateci governare l'Italia. "Siamo sindaci che hanno vinto in qualsiasi circostanza. Questa è la piazza della riscossa", arringa il primo cittadino di Pesaro, Matteo Ricci. Poi è il turno dei sindaci di Firenze e Bologna, Dario Nardella e Matteo Lepore. Di Torino, Stefano Lorusso. Di Milano e Bergamo, Beppe Sala e Giorgio Gori. Facce Pd della Lombardia, dove, dice Letta, "vogliamo governare fra un anno". Il segretario marca la differenza col pratone salviniano che dista trenta chilometri: "Monza oggi è capitale d'Europa; Pontida, con tutto il rispetto per chi ci vive, ora è una provincia dell'Ungheria". Altra frecciata ai leghisti: "Il partito del Nord contro il Sud non andrà da nessuna parte, perché l'Italia è una e unita". Batte sul tasto dell'ambiente: "La destra ci sfotte, ma il loro modello è Trump e Bolsonaro. Negazionisti". E la tragedia delle Marche insegna molto. Tutto il discorso è cucito con la stessa trama: non c'è un destino scritto, "il 40% non ha deciso chi votare. Abbiamo 7 giorni per convincerli".

Eccone due, di indecise. Anzi, si auto-definiscono "apolitiche". Due sorelle: Daniela e Graziella Colombo, impiegate. "Non siamo militanti Pd. Ma andremo a votare, i problemi dell'Italia ci stanno a cuore". Alla contro-Pontida lettiana sono venute "per farsi un'idea, per capire meglio". Si rammaricano della caduta di Draghi. "Non siamo sue fan, ma buttare via i soldi degli italiani votando ora è roba da matti".

I militanti storici guardano chi si accosta con benevolenza. E un filo (sottile) di ottimismo. "Spero nel miracolo. I sondaggi dicono che la destra è avanti di venti punti. Ma non si sa mai", incrocia le dita Maria Calogero, 72 anni, pensionata, ex sarta. Sempre votato per la ditta, nelle sue varie formulazioni: Pci-Pds-Ds-Pd. Luca Zamboni, 49 anni, ha scritto grande "antifascismo" sulla t-shirt. Sopra c'è una spilla cigiellina. Fa il sindacalista in un'azienda chimica di Milano. Anche lui ha sempre votato Pd e dintorni. Parlotta con un indeciso. "Queste sono le elezioni più importanti, in cui bisogna impegnarsi di più, perché se vince la destra ingraniamo la retromarcia. Ci sganciamo dall'Europa sana, quella di cui ha parlato anche Draghi".

Il colpo d'occhio di Monza rispecchia quello di tante piazze Pd: molte teste canute. I pensionati, che non tradiscono. "Ho cominciato votando Berlinguer - s'inorgoglisce Massimo Viganò, 74 anni - la differenza tra destra e sinistra è sempre la stessa: c'è chi pensa solo ai propri soldi e chi, anche se magari ne ha abbastanza, pensa anche agli altri". "Voto Pd per i diritti delle donne. E degli immigrati", scandisce Tahany Shahin, 55 anni, vicedirettrice del centro islamico di Monza. "Il Pd è l'unico che c'è su questi temi". È di origini egiziane, come un'altra ragazza col velo che le si mette di fianco: Yonno Orabi, 30 anni, fa parte dell'associazione Eva, che rappresenta le donne arabe. Sguardo pugnace, battuta pronta: "Noi spaventate da Meloni? No. Il nostro lo abbiamo fatto. Sono tutti i giorni in piazza, quasi h24. La speranza non si perde. Non è finita finché non è finita, si dice così no?". Spunta perfino un ex leghista: "Mi ero anche tesserato, ai tempi del Bossi. Ma il nome non glielo dico. Sennò gli amici della sezione mi tolgono il saluto".