PONTIDA - Sul "sacro prato" si celebra il culto del capo sgonfiato. "Credo in Salvini", sta scritto sulle magliette di centinaia di militanti, dove campeggia il volto stilizzato del leader tornato Capitano per un giorno: capi d'abbigliamento forniti gratuitamente dall'organizzazione, per un rito posticcio imposto a un popolo, quello di Pontida, comunque abituato alla fede e devoto ai suoi sacerdoti. Anche se il sacerdote, nel caso specifico, è un uomo in difficoltà, in calo nei sondaggi, lavorato ai fianchi dai rivali interni che stanno principalmente nel Nord Est e messo sotto pressione sulla questione settentrionale. "Autonomia", è il grido che giunge da attivisti e dirigenti, ed è un processo a chi quella parola d'ordine non l'ha recepita (l'ex Roma ladrona) o non è riuscita a tradurla (Salvini, appunto). Non a caso, l'intervento più duro e colorito, nella valle bergamasca, è quel…
PONTIDA - Sul "sacro prato" si celebra il culto del capo sgonfiato. "Credo in Salvini", sta scritto sulle magliette di centinaia di militanti, dove campeggia il volto stilizzato del leader tornato Capitano per un giorno: capi d'abbigliamento forniti gratuitamente dall'organizzazione, per un rito posticcio imposto a un popolo, quello di Pontida, comunque abituato alla fede e devoto ai suoi sacerdoti. Anche se il sacerdote, nel caso specifico, è un uomo in difficoltà, in calo nei sondaggi, lavorato ai fianchi dai rivali interni che stanno principalmente nel Nord Est e messo sotto pressione sulla questione settentrionale. "Autonomia", è il grido che giunge da attivisti e dirigenti, ed è un processo a chi quella parola d'ordine non l'ha recepita (l'ex Roma ladrona) o non è riuscita a tradurla (Salvini, appunto). Non a caso, l'intervento più duro e colorito, nella valle bergamasca, è quello del governatore veneto Luca Zaia, che lancia un diktat per il prossimo, eventuale, governo di centrodestra: "L'autonomia vale anche la messa in discussione di un esecutivo". Parole pronunciate dopo aver srotolato dal palco, assieme ai suoi consiglieri, un enorme bandiera con il Leone di San Marco. Mentre dalla folla assiepata sul pratone si alza uno striscione che mette in mora il segretario: "Il 98,1 per cento dei veneti vuole l'autonomia, Salvini ormai semo strachi. Ragionaci sopra".
L'autonomia, alla fine, spunterà nei sei punti del contratto con gli italiani di berlusconiana memoria che, a sorpresa, il segretario farà firmare on the stage a governatori e ministri. Ma si guarderà bene, Salvini, dall'accennare alla condizione per la permanenza in un futuro governo posta da Zaia. D'altronde, nella giornata dell'orgoglio l'obiettivo è ricompattare il partito e titillarne lo spirito di comunità, sin dal video iniziale coi volti di alcuni dei militanti passati a miglior vita. Salvini ottiene quel che vuole, un bagno di folla (più di 15 mila i presenti) ma è comunque una Pontida sui generis, di transizione, che celebra una Lega con almeno la metà dei consensi (sulla carta) di quelli che aveva nella precedente edizione targata 2019. E con un futuro incerto. Allora il "culto del capo", termine usato dal deputato Cristian Invernizzi, serve a coprire malumori e inevitabili processi che scatteranno in caso di risultato negativo domenica: "Un congresso prima o poi lo faremo", sibila Invernizzi, mentre accanto alle bandiere della "Lega per Salvini premier" sventolano quelle con il Leone di San Marco e quelle con l'Aquila del Friuli, in omaggio alle regioni di Zaia e Fedriga, candidati alla successione che nei loro interventi non citano mai il leader. E che, fino a ieri mattina, si mostravano scettici su un risultato a doppia cifra del partito. Roberto Calderoli, il veterano, fa gli scongiuri: "Anche nel 2018 eravamo dati al 10% e giungemmo al 18. Coraggio...".
I militanti sono incerti: "Siamo come i carabinieri, fedeli nei secoli. Ma alla Lega, che viene prima dei suoi leader", dicono Roberto e Donatella, originari di Dongo, lago di Como. "Fedriga? Non so quando, ma prima o poi sarà il segretario: è ora di aprire a chi ha amministrato bene", afferma Mauro che viene da Cividale del Friuli. "Zaia? Sarebbe un ottimo segretario ma non lascerà il Veneto: poggiare il sedere su due cadreghe non va mica bene", aggiunge Marcellino, che ha raggiunto Pontida da Verona. Un concetto accomuna la gran parte dei militanti: il giudizio non positivo nei confronti di Draghi, al quale dal palco Salvini riserva l'ultima sferzata: "Un esecutivo serio, stabile, coerente, sarà molto più credibile all'estero di un'Italia rappresentata da 38 cose diverse". Il resto di un discorso lungo 40 minuti, al netto della mozione degli affetti (la figlia Mirta invitata sul palco), è uno slalom fra i temi di attualità. Salvini non cita mai la guerra in Ucraina e non parla dei fondi russi e del no alla risoluzione Ue contro Orban: "Quelli di sinistra hanno una passione per la geografia, oggi è l'Ungheria, ieri la Russia, o la Finlandia...". E aggiunge: "Sull'Ungheria rispetto le scelte democratiche di tutti, Orban qualcuna la fa giusta, qualcuna la sbaglia".
La promessa inedita è l'abolizione del canone Rai in bolletta dall'anno prossimo, il replay è l'annuncio che il primo consiglio dei ministri di un governo di centrodestra "riscriverà i decreti sicurezza". Il senatore di Milano disegna già il suo fantagoverno: "Vi prometto che il prossimo ministro degli Esteri sarà un diplomatico e non un Giggino volante. E il prossimo ministro della Salute sarà un medico e quello della Giustizia un avvocato. Giulia Bongiorno sarebbe un'ottima Guardasigilli". La Lega, va da sé, ha già prenotato il Viminale, anche se Salvini si dice convinto di potere puntare più in alto: "Sarebbe un onore essere scelto da Mattarella come presidente del Consiglio". Ma nessun dissidio con gli altri leader del centrodestra. E al termine di una settimana in cui con Meloni ha litigato a distanza a più riprese, il senatore milanese dice: "Con Giorgia e Silvio andiamo d'accordo su quasi tutto. E governeremo per cinque anni". Miracoli della Pontida pre-elettorale.