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L'allarme di Berlino: i moderati rischiano una deriva a destra

Il segretario del Pd, Enrico Letta,e il cancelliere tedesco, Olaf Scholz (ansa)

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In Germania non dimenticano il passato militante della leader di FdI e il fatto che non abbia rinunciato alla fiamma mussoliniana
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"È stato un incontro partitico". Dalla cancelleria, dove gli sherpa di Olaf Scholz erano concentrati sull'imminente assemblea generale dell'Onu, arriva una puntualizzazione che aiuta a inquadrare la visita di ieri di Enrico Letta a Berlino. Quello tra il cancelliere e il segretario del Pd è stato soprattutto un colloquio tra due leader della grande famiglia socialista europea. E i tedeschi, attenti alla forma, hanno consegnato al numero uno del partito, Lars Klingbeil, il compito di rappresentarne le valutazioni politiche a pochi giorni dall'appuntamento elettorale del 25 settembre. Durante la conferenza stampa congiunta con Letta, Klingbeil non ha nascosto le preoccupazioni dei socialdemocratici tedeschi: "Sarebbe importante che il nostro partito gemello vincesse le elezioni, e non i post-fascisti di Meloni che porterebbero l'Italia sulla strada sbagliata".

A Berlino le parole pesano. E "postfascista" è un'…

"È stato un incontro partitico". Dalla cancelleria, dove gli sherpa di Olaf Scholz erano concentrati sull'imminente assemblea generale dell'Onu, arriva una puntualizzazione che aiuta a inquadrare la visita di ieri di Enrico Letta a Berlino. Quello tra il cancelliere e il segretario del Pd è stato soprattutto un colloquio tra due leader della grande famiglia socialista europea. E i tedeschi, attenti alla forma, hanno consegnato al numero uno del partito, Lars Klingbeil, il compito di rappresentarne le valutazioni politiche a pochi giorni dall'appuntamento elettorale del 25 settembre. Durante la conferenza stampa congiunta con Letta, Klingbeil non ha nascosto le preoccupazioni dei socialdemocratici tedeschi: "Sarebbe importante che il nostro partito gemello vincesse le elezioni, e non i post-fascisti di Meloni che porterebbero l'Italia sulla strada sbagliata".

A Berlino le parole pesano. E "postfascista" è un'espressione voluta, da parte di Klingbeil, che si inserisce nel solco della tradizione tedesca del muro verso l'estrema destra, mantenuto per sedici anni con grande fermezza dalla cancelliera conservatrice Angela Merkel verso un partito dai toni estremisti, xenofobi e antisemiti come l'Afd. In Germania - e ovviamente nella Spd - non dimenticano il passato militante di Meloni, né il fatto che non abbia rinunciato alla fiamma mussoliniana nel simbolo. O che, scimmiottando i maggiori partiti sovranisti contemporanei, utilizzi espressioni antisemite come "globalismo" e "sostituzione etnica" e che attacchi i migranti e la comunità lgbtq. In sostanza, quella della Spd è la posizione espressa di recente da Nils Schmid, responsabile Esteri del partito, in un colloquio con Repubblica: "l'Italia è un Paese fondatore della Ue e ascoltare toni antieuropei, nazionalisti o persino fascistoidi è profondamente sconvolgente".

Ma indirettamente, racconta una fonte della Spd, quella di Klingbeil è anche una stoccata all'"ex moderato Silvio Berlusconi". E a quei partiti conservatori che in Europa hanno assunto una pericolosa deriva a destra e si coalizzano con i sovranisti, invece di opporgli un "no pasaran" stile Merkel. Per Scholz e Klingbeil il sostegno esplicito di Manfred Weber della Csu al leader di Forza Italia anche dopo l'alleanza con Meloni risulta ad esempio "incomprensibile", rivela la fonte. "Sembra non abbia imparato dagli anni imbarazzanti in cui, pur di gonfiare il gruppo al Parlamento europeo, i Popolari europei continuarono a tollerare la presenza del sempre più autocratico Viktor Orban", aggiunge. L'argine a destra è fondamentale, come dimostra proprio l'esempio italiano: senza la stampella dei moderati, i sovranisti non vincerebbero le elezioni.

Una seconda preoccupazione, altrettanto esplicita nelle parole di Klingbeil, riguarda l'atteggiamento verso l'Europa in un momento cruciale "in cui la compattezza è più importante che mai" sottolinea la fonte, a fronte della doppia crisi dell'energia e della guerra in Ucraina. Nel colloquio con Letta, Scholz e Klingbeil hanno ricordato che il governo sta approntando un terzo pacchetto anti-crisi e ha creato una commissione che dovrà elaborare velocemente soluzioni per sgravare imprese e consumatori dal caro bollette. Berlino non esclude neanche un tetto al prezzo del gas, anche se continua - stavolta con la scusa della commissione interna - a prendere tempo. E a ritenerla una soluzione tecnicamente non semplice.

Anche sulla guerra in Ucraina, Berlino teme crepe pesanti nella Ue, se l'"atlantista" Meloni dovesse andare al governo con la Lega filoputiniana e l'ambiguo Berlusconi. Peraltro ai piani alti della cancelleria c'è anche preoccupazione per il Trattato del Quirinale: Scholz era uno sponsor convinto dell'idea di approfondire e formalizzare un trattato di collaborazione tra Italia e Germania. "Ma la premessa essenziale - avverte una fonte governativa - è che a Roma ci sia un governo filoeuropeista".

Infine, al di là dell'ovvio pragmatismo con cui il governo Scholz si relazionerà con un eventuale esecutivo a guida Meloni, è chiaro che preoccupa la dichiarata intenzione di Fratelli d'Italia di aggredire la sovranità europea. Un conto è se lo fa la Polonia, per ragioni storiche ed economiche alleato fondamentale per Berlino - ma anche dolorosa palestra di posture germanofobe ed euroscettiche. Un altro è se il nucleo dei Paesi fondatori, dopo il governo Draghi e la riconquista di un direttorio franco-tedesco-italiano, si dovesse spaccare per un allontanamento di Roma verso le battaglie di retroguardia di Polonia e Ungheria. Sono anche questi gli incubi che agitano i sonni tedeschi, a pochi giorni dell'appuntamento elettorale in Europa più importante dell'anno. O forse del decennio.