Lo sprint di Meloni che ora alza i toni per catturare i voti leghisti in fuga
di Emanuele Lauria , di Emanuele LauriaROMA - Più lontana da Bruxelles e più distante da Mario Draghi. A sei giorni dalle elezioni, la trasformazione di Giorgia Meloni è evidente e mira a recuperare i voti in uscita dalla Lega. Togliere per un attimo la maschera istituzionale e moderata con la quale aveva affrontato il primo tratto di campagna, e indossare quella aggressiva, serve per rafforzare FdI ma soprattutto per non indebolire il centrodestra. Un'escalation, quella della presidente di Fratelli d'Italia, che è culminata nella dichiarazione d'intenti sulla "sovranità europea da ridiscutere". Ma è un'affermazione, quella fatta da Meloni domenica, corroborata ora da una critica al premier uscente. "Ci sono partner europei che contano di più? L'idea di un'Unione in cui, tipo circolo del tennis, c'è un club di quelli più importanti e gli altri sono secondari, non mi pare molto europeista". Sono le stesse affermazi…
ROMA - Più lontana da Bruxelles e più distante da Mario Draghi. A sei giorni dalle elezioni, la trasformazione di Giorgia Meloni è evidente e mira a recuperare i voti in uscita dalla Lega. Togliere per un attimo la maschera istituzionale e moderata con la quale aveva affrontato il primo tratto di campagna, e indossare quella aggressiva, serve per rafforzare FdI ma soprattutto per non indebolire il centrodestra. Un'escalation, quella della presidente di Fratelli d'Italia, che è culminata nella dichiarazione d'intenti sulla "sovranità europea da ridiscutere". Ma è un'affermazione, quella fatta da Meloni domenica, corroborata ora da una critica al premier uscente. "Ci sono partner europei che contano di più? L'idea di un'Unione in cui, tipo circolo del tennis, c'è un club di quelli più importanti e gli altri sono secondari, non mi pare molto europeista". Sono le stesse affermazioni, per inciso, che venerdì aveva consegnato a Repubblica uno dei principali consiglieri di Meloni, Giovanbattista Fazzolari. E che fanno sospettare che l'eventuale governo di centrodestra potrebbe fare asse con il gruppo di Visegrad, che annovera Polonia e Ungheria. La presidente aggiunge che "l'Italia andrà a Bruxelles a testa alta per difendere il suo interesse nazionale".
Ma Palazzo Chigi finisce nel mirino della leader della Destra anche per altro: il governo Draghi viene accusato di non impedire le provocazioni pubbliche contro il suo partito. "In nessuna democrazia occidentale - scrive la deputata romana su Facebook - il governo consente scientificamente provocazioni che potrebbero facilmente sfociare in disordini, durante la campagna elettorale, nelle manifestazioni politiche dell'opposizione. Questa gente parla di Europa, ma il loro modello è il regime di Ceausescu". Insomma, il freno a mano è abbassato. Oggi sembra svanito il feeling fra la leader di FdI e l'ex banchiere, sostanziato da posizioni comuni sullo scostamento di bilancio e - si dice - da consigli sul governo prossimo venturo. "Sintonie con Draghi? Coincidenze", taglia corto Meloni.
Certo, le distanze nel centrodestra si vedono tutte. Fra Meloni e Salvini sono ampie sul tema delle riforme. "È più urgente l'autonomia", annota il capo leghista reduce da Pontida e beneficiato di un "sms affettuoso" di Marine Le Pen: "Ancora e sempre con te!". Una gara anche nella comunicazione con i media stranieri: se Meloni ha parlato con Washington Post e Nyt, il senatore milanese ieri ha rilanciato le interviste fatte a Newsmax, tv vicina alla destra statunitense, e Bloomberg cui ha confessato di aver mutato opinione su Putin: "Quando qualcuno inizia a invadere e bombardare, tutto cambia".
E poi c'è il fossato che lentamente sta scavando Berlusconi nei confronti dei due alleati vicini a Orban: "Il nostro riferimento in Europa è il Ppe. Noi siamo quell'Europa lì, siamo la garanzia che l'Italia guarderà a Bruxelles e non a Budapest. Orban - dice il Cavaliere a Sky - è un leader democraticamente eletto, merita rispetto ed è un mio amico, ma l'Europa di Orban non sarà mai la nostra Europa". In precedenza, in un'intervista a "Zona Bianca", aveva detto che "le alleanze in Europa vanno fatte con i grandi Paesi amici". Insomma, la tesi espressa da Mario Draghi. Cui infatti Berlusconi, a sorpresa, "offre" un incarico per il futuro: "Non sta a me dire quale ruolo vorrà assumere, ma non rinunceremo alla competenza e al prestigio del presidente del Consiglio". Morale: se FdI e Lega si allontanano dal premier dell'emergenza, il capo di Forza Italia lo chiama di nuovo a sé. Il gran ballo del centrodestra diviso.