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Casini: "Contenziosi con l'Europa? Destra autolesionista. E sul presidenzialismo l’alibi è già pronto"

Pier Ferdinando Casini 

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Intervista all'ex presidente della Camera: "Vox, Orban e Le Pen... saranno questi i nuovi amici dell'Italia? Allacciamoci le cinture di sicurezza"
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ROMA - "La cosa più autolesionista è aprire contenziosi con l'Europa: evocare a giorni alterni le alleanze con Orban e Vox finirà col portare Giorgia Meloni ad un contenzioso con l'Europa che è l'ultima cosa che serve all'Italia. Se poi aggiungiamo l'augurio di Le Pen a Salvini, la domanda è: saranno questi i nuovi amici dell'Italia? Allacciamoci le cinture di sicurezza!". Pier Ferdinando Casini, ex presidente della Camera, una lunga storia politica iniziata nella Dc, è candidato del centrosinistra a Bologna nell'uninominale per il Senato. Lancia l'Sos sul sovranismo meloniano: "I sovranisti nazionali si lamentano perché la Ue non fa questo o quell'altro, ma sono stati i primi a non volere che l'Europa faccia qualcosa". E avverte: "Discutere di presidenzialismo è precostituirsi un alibi se le cose non funzionano come la destra vorrebbe". 

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ROMA - "La cosa più autolesionista è aprire contenziosi con l'Europa: evocare a giorni alterni le alleanze con Orban e Vox finirà col portare Giorgia Meloni ad un contenzioso con l'Europa che è l'ultima cosa che serve all'Italia. Se poi aggiungiamo l'augurio di Le Pen a Salvini, la domanda è: saranno questi i nuovi amici dell'Italia? Allacciamoci le cinture di sicurezza!". Pier Ferdinando Casini, ex presidente della Camera, una lunga storia politica iniziata nella Dc, è candidato del centrosinistra a Bologna nell'uninominale per il Senato. Lancia l'Sos sul sovranismo meloniano: "I sovranisti nazionali si lamentano perché la Ue non fa questo o quell'altro, ma sono stati i primi a non volere che l'Europa faccia qualcosa". E avverte: "Discutere di presidenzialismo è precostituirsi un alibi se le cose non funzionano come la destra vorrebbe". 

Casini, per Fratelli d'Italia e Giorgia Meloni l'Europa è un gran pasticcio, qualche ragione ce l'hanno? 

"Mi preoccupa che Giorgia Meloni durante il comizio a Milano abbia avvertito le istituzioni europee che "la musica" sta per cambiare. Ma di cosa parla? Del fatto che il Pnrr ci ha dato centinaia di miliardi di euro o che la Bce ha steso una protezione permanente sullo spread dei titoli di Stato italiani? Noi siamo un Paese seduto su una montagna di debito pubblico: dobbiamo collocare tutti i mesi decine di miliardi di nostro debito sul mercato. La cosa più autolesionista è aprire contenziosi con l'Europa. E magari invece di fare asse con Paesi come Germania e Francia che possono determinare gli equilibri europei, mettersi a flirtare con l'Ungheria che, ricordo agli smemorati, fu il primo Paese contrario alla redistribuzione di migranti quando Matteo Salvini era ministro dell'Interno". 

Il sovranismo di Meloni, che tifa per la vittoria di Vox in Spagna, è un rischio? 

"Senz'altro, perché Vox, come Marine Le Pen in Francia, sono partiti sovranisti e nazionalisti. Il giorno mai in cui la Meloni avesse responsabilità di governo mi auguro suoni uno spartito diverso da quello suo tradizionale. Ma c'è un metodo per non indurla in tentazione: non votarla, rafforzando le forze europeiste". 

Dopo il discorso di Putin, siamo sull'orlo di una escalation militare dalle conseguenze imprevedibili. Quale pericolo concreto lei vede? 

"L'indebolimento di Putin è evidente. Il suo ultimo discorso dimostra che si è infilato in un vicolo cieco e non sa come uscirne. In questa situazione i rischi aumentano e non diminuiscono. Ecco perché l'epoca della goliardia in Europa è finita. Non c'è più spazio per andare dietro a Orban e a Vox. Inoltre, e qui non mi riferisco a Meloni, certe freddezze verso l'alleanza atlantica sono una cattiva strada". 

Salvini, che sulle sanzioni a Mosca ha dichiarato il suo scetticismo, lo definirebbe putiniano?  

"Salvini si è sentito in dovere di dire di avere cambiato idea rispetto a Putin. Meglio tardi che mai. Ma se ci vuole una guerra per fare cambiare idea al leader leghista, la cosa è grave". 

C'è un problema Pnrr, perché le risorse sono legate a obiettivi e scadenze? 

"Perciò è irresponsabile agitare l'idea di rivedere il Pnrr, perché significa mettere a rischio i fondi europei". 

L'altra parola d'ordine di Meloni e della destra è il presidenzialismo. Lei è assolutamente contrario o si può fare? 

"Il presidenzialismo è una forma di governo democratico come le altre. Però parliamo dell'esperienza italiana. Noi abbiamo un presidente della Repubblica che è arbitro e non giocatore e che come tale ha una autorevolezza riconosciuta e una moral suasion efficace. C'è la necessità di introdurre un presidenzialismo che trasformerebbe questa figura da arbitro a giocatore, ponendolo al centro del contenzioso tra i partiti? Non ne vedo né la necessità, né l'utilità. Solo un ulteriore elemento di fibrillazione. Da Ciampi a Napolitano a Mattarella i presidenti della Repubblica italiani hanno dimostrato sul campo di avere fatto bene. Hanno avuto un consenso che è andato oltre gli schieramenti di appartenenza. E poi chiedo: è il presidenzialismo l'emergenza che gli italiani hanno? Non credo. Allora mi viene un dubbio. Che agitare il presidenzialismo sia la precostituzione di un alibi, se le cose non dovessero funzionare come la destra spera".