La destra di piazza: "Presidenzialismo anche da soli"
di Emanuela Lauria , di Emanuela LauriaROMA - Piena, non pienissima. Ma è la piazza di Giorgia Meloni. Che chiude da sola la convention del centrodestra, mentre il sole scende su piazza del Popolo e gli alleati non salgono sul palco. Silvio Berlusconi è già via, Matteo Salvini e Maurizio Lupi restano nel backstage. È un finale simbolico, che consegna definitivamente alla presidente di FdI la leadership della coalizione e la proiezione verso Chigi, ma dà anche il senso di uno schieramento non così unito come lo stesso titolo della manifestazione ("Insieme, per l'Italia") lascia intendere. Di certo, nel suo intervento introdotto a sorpresa dall'attore Pino Insegno che cita Il signore degli anelli ("Verrà il giorno della sconfitta ma non è questo"), davanti alle bandiere di FdI che numericamente sovrastano quelle di Lega e Forza Italia, Meloni dà l'estrema prova d'orgoglio. Dicendosi pronta a cambiare la Costituzione: "Fare…
ROMA - Piena, non pienissima. Ma è la piazza di Giorgia Meloni. Che chiude da sola la convention del centrodestra, mentre il sole scende su piazza del Popolo e gli alleati non salgono sul palco. Silvio Berlusconi è già via, Matteo Salvini e Maurizio Lupi restano nel backstage. È un finale simbolico, che consegna definitivamente alla presidente di FdI la leadership della coalizione e la proiezione verso Chigi, ma dà anche il senso di uno schieramento non così unito come lo stesso titolo della manifestazione ("Insieme, per l'Italia") lascia intendere. Di certo, nel suo intervento introdotto a sorpresa dall'attore Pino Insegno che cita Il signore degli anelli ("Verrà il giorno della sconfitta ma non è questo"), davanti alle bandiere di FdI che numericamente sovrastano quelle di Lega e Forza Italia, Meloni dà l'estrema prova d'orgoglio. Dicendosi pronta a cambiare la Costituzione: "Faremo una riforma in senso presidenziale e saremo felici se la sinistra ci darà una mano. Ma se gli italiani ci forniranno i numeri (serve la maggioranza dei due terzi, ndr) andremo avanti in autonomia". Sono gli ultimi giorni di campagna e la leader della destra ha da tempo smesso i panni della moderata. Anzi, nel tentativo di frenare voti in uscita verso i 5S o Italexit, strizza l'occhio al popolo che non ha sopportato le restrizioni anti Covid: "Se ci dovesse essere una recrudescenza della pandemia - dice - non accetteremo più che l'Italia sia l'esperimento dell'applicazione del modello cinese a un Paese occidentale: con Speranza siamo stati il Paese con le più grandi restrizioni e il più alto numero di contagi e decessi. Non piegheremo più le nostre libertà fondamentali a questi apprendisti stregoni". Parole che provocano la reazione di Enrico Letta: "La destra ha mostrato il suo vero volto, ha spiegato che da sola cambierà la Costituzione, che la sua logica è quella dei No Vax. Noi le diciamo che la Carta è nata dalla resistenza e dall'antifascismo e non si tocca. Gli italiani lo impediranno".
Ma Meloni, alla fine del suo viaggio, gioca sui timori per l'avanzata della destra. A Sky news international dice: "Dimostreremo che non c'è nessuno in tutto il mondo che deve aver paura di noi". E al pubblico amico radunato sotto l'obelisco Flaminio chiede ironicamente: "Chi ha paura di me? Vi faccio paura?". Usando toni salviniani su sicurezza e immigrazione: "Ci temono i ladri, gli spacciatori, i mafiosi, gli stupratori e fanno benissimo: noi garantiremo sicurezza, certezza della pena costruendo nuove carceri, lo faremo per i più deboli di questa società. E in ultimo ci temono gli scafisti, noi faremo quello che fanno tutto i paesi europei: difenderemo i confini".
Sfida l'Europa sul price cup per il gas ("Se l'Ue ritarda siamo pronti ad agire a livello nazionale") ma conferma la collocazione atlantista: "Noi vogliamo un'Italia forte, seria e rispettata nel contesto internazionale, nell'Europa e nell'Occidente. Un'Italia seria, a partire dalla difesa del popolo ucraino dall'aggressione russa".
Il leit-motiv è la sindrome da accerchiamento. Da affrontare con sarcasmo: "La sinistra sostiene che all'estero non sono contenti di una vittoria del centrodestra: l'Europa non lo consentirà - scherza Meloni - il circolo del golf di Capalbio è preoccupato. E poi gli attori, i cantanti e gli influencer di TikTok... Ma sapete cosa? Non ci interessa cosa dice questa gente, ma come la pensano gli italiani". Ed è lo stesso concetto espresso da Salvini: "Si mettano il cuore in pace a Berlino, Parigi e Bruxelles, votate voi", così il capo della Lega arringa la folla. "A sinistra insultano, minacciano e fanno grandi viaggi all'estero. Letta, visto che non lo vota nessuno in Italia, è dovuto andare in Germania - continua Salvini - a farsi incoraggiare. La prossima settimana lo mandiamo a Parigi". Il resto è una riedizione di proposte più o meno recenti. L'ultima l'abolizione del canone Rai: "Fazio si paghi i suoi comizi di tasca sua", sibila il numero uno di via Bellerio che inserisce una nuova figura nel pantheon leghista. Quella di Ron De Santis, governatore repubblicano della Florida famoso per il pugno duro contro i migranti, spediti in altri Stati a loro insaputa: "Con un presidente Usa come lui il mondo sarebbe un posto migliore". Non si sofferma su questi temi Silvio Berlusconi, il patriarca che apre la kermesse ricordando i meriti dei suoi esecutivi e sottolineando che "ogni elezione, regionale o amministrativa, ha visto vincere il centrodestra. Insomma, siamo già maggioranza nel Paese: l'Italia - dice il Cavaliere con una delle sue tante autocitazioni - non vuole essere governata dalla sinistra".