La polizia e le piazze: i timori di una stretta sull’ordine pubblico
di Giuliano Foschini e Fabio Tonacci , di Giuliano Foschini e Fabio TonacciSe, come indicano i sondaggi, Giorgia Meloni si prepara a diventare la prossima premier, e se Matteo Salvini dovesse davvero tornare al Viminale, come risponderanno gli apparati della sicurezza? Cambierà il modo di concepire la gestione dell'ordine pubblico? Lo scopriremo solo dopo il voto. Ma i chiari di luna non sono buoni.
Martedì sera a Palermo è andata in scena l'anteprima di un film già visto. C'era il comizio di Meloni in piazza Politeama. La presidente di Fratelli d'Italia, scendendo in Sicilia, si era raccomandata personalmente con la ministra dell'Interno perché fosse prestata "particolare attenzione" ai contestatori. Detta altrimenti: dovevano stare alla larga. La questura di Palermo, di concerto con la prefettura, obbedendo alle direttive del ministero dell'Interno ha messo in strada un numero di agenti del Reparto mobile sovradimensionato rispetto ai cinquanta manifestanti (Arci, Pride, Non una di meno)…
Se, come indicano i sondaggi, Giorgia Meloni si prepara a diventare la prossima premier, e se Matteo Salvini dovesse davvero tornare al Viminale, come risponderanno gli apparati della sicurezza? Cambierà il modo di concepire la gestione dell'ordine pubblico? Lo scopriremo solo dopo il voto. Ma i chiari di luna non sono buoni.
Martedì sera a Palermo è andata in scena l'anteprima di un film già visto. C'era il comizio di Meloni in piazza Politeama. La presidente di Fratelli d'Italia, scendendo in Sicilia, si era raccomandata personalmente con la ministra dell'Interno perché fosse prestata "particolare attenzione" ai contestatori. Detta altrimenti: dovevano stare alla larga. La questura di Palermo, di concerto con la prefettura, obbedendo alle direttive del ministero dell'Interno ha messo in strada un numero di agenti del Reparto mobile sovradimensionato rispetto ai cinquanta manifestanti (Arci, Pride, Non una di meno) che sfilavano in corteo. I poliziotti erano troppi e troppo nervosi. Hanno caricato e alzato il manganello contro 15 persone, tra cui la cronista di Repubblica.
Un episodio isolato, si dirà. Che non prova niente, se non l'incapacità del funzionario di piazza a comprendere e governare la situazione. In realtà la questione è più complessa: Palermo, come si diceva, non è arrivata per caso, ma è figlia di una precisa lamentela di Meloni. Nei precedenti comizi di Matera e Caserta del 18 settembre, infatti, la leader di FdI era stata duramente contestata. A quel punto si è rivolta al Viminale, sostenendo: "Temiamo una regia: cercano lo scontro per delegittimarci". Vista così, la storia fa un salto di qualità. Non una normale protesta politica, ma un piano.
Qualcosa di simile è accaduto anche durante il mandato di Salvini al Viminale (giugno 2018 - settembre 2019): più volte poliziotti e vigili del fuoco sono stati costretti, nei suoi tour elettorali a cadenza quasi quotidiana, a salire su scale e balconi per rimuovere gli striscioni che i cittadini appendevano alle facciate degli edifici. È successo a Brembate e a Salerno, per esempio. In un caso, nel Bergamasco è stata aperta un'indagine, un poliziotto al seguito sequestrò il telefono di un ragazzo che si era appena fatto un selfie con l'allora ministro.
Dunque, ritorna la domanda: ci dobbiamo aspettare una stretta autoritaria nelle piazze? Il capo della Polizia Lamberto Giannini è esperto di ordine pubblico e difficilmente lascerà che i suoi uomini si permettano di usare la forza in modo ingiustificato per reprimere manifestazioni e cortei. Ma anche il questore di Palermo, Leopoldo Laricchia è uomo dal profilo istituzionale.
Eppure, giusto due giorni fa, è capitato che di fronte a quindici donne, il Reparto mobile abbia reagito con brutalità inutile, probabilmente disattendendo le direttive dei superiori, anche se nella nota della Questura di Palermo non si fa cenno a insubordinazioni.
C'è chi vede il rischio di una deriva autoritaria tra poliziotti e carabinieri. Giuseppe Tiani, segretario del Siap, non crede che sia possibile. "Non ritengo probabile che gli agenti, fiutando il cambio di indirizzo politico generale, ne vengano suggestionati a tal punto da oltrepassare i limiti. Ma se dovessero essere introdotte nuove leggi sulla pubblica sicurezza, allora il discorso potrebbe cambiare...". Il segretario generale del Coisp, altro sindacato, pare invece più preoccupato. Annusa il pericolo, e dichiara: "Non permetteremo che le forze di polizia vengano tirate per la giacca, né da sinistra né da destra".