Calenda: "Terzo Polo unico voto utile. Berlusconi su Putin aberrante. Inopportuno il commento di Von Der Leyen su elezioni"
di Lorenzo De Cicco , di Lorenzo De Cicco "Mia mamma ogni tanto mi dice: lascia perdere. Ma io non lascio perdere per un cacchio!". Applauso. Gianicolo, vista mozzafiato sull'Urbe, davanti alla statua di Garibaldi a cavallo, Carlo Calenda chiude la campagna del Terzo Polo. E checché ne dica mamma Cristina Comencini, è determinatissimo. Gasato, anche se di voce dopo due mesi di comizi ne è rimasta poca. Alla chiamata rispondono in migliaia. L'atmosfera ricorda quella di un anno fa, le Comunali di Roma, quando il leader di Azione mancó la fascia tricolore ma fece il botto: 20%. Ora ci sono le Politiche e chissà. "Sarebbe una sconfitta se arrivassimo molto sotto la doppia cifra - ragiona l'ex ministro con i cronisti - ma vedrete, staremo sopra".
Il luogo è evocativo. "Siamo sotto la statua di Garibaldi perché siamo gli eredi della tradizione repubblicana". Il comizio riprende i leitmotiv della campagna elettorale. Serietà, res…
"Mia mamma ogni tanto mi dice: lascia perdere. Ma io non lascio perdere per un cacchio!". Applauso. Gianicolo, vista mozzafiato sull'Urbe, davanti alla statua di Garibaldi a cavallo, Carlo Calenda chiude la campagna del Terzo Polo. E checché ne dica mamma Cristina Comencini, è determinatissimo. Gasato, anche se di voce dopo due mesi di comizi ne è rimasta poca. Alla chiamata rispondono in migliaia. L'atmosfera ricorda quella di un anno fa, le Comunali di Roma, quando il leader di Azione mancó la fascia tricolore ma fece il botto: 20%. Ora ci sono le Politiche e chissà. "Sarebbe una sconfitta se arrivassimo molto sotto la doppia cifra - ragiona l'ex ministro con i cronisti - ma vedrete, staremo sopra".
Il luogo è evocativo. "Siamo sotto la statua di Garibaldi perché siamo gli eredi della tradizione repubblicana". Il comizio riprende i leitmotiv della campagna elettorale. Serietà, responsabilità, poche promesse. "Sono palle la flat tax e i 10mila euro promessi ai 18enni". La strategia è sempre la stessa: scardinare i poli. "Anche io ho votato Pd, come Mara (Carfagna) votava Forza Italia. Ma c'è un momento in cui uno dice basta, l'assegno in bianco me lo riprendo". Ce n'è anche per i 5 Stelle. Per Giuseppe Conte che fa il novello "Lauro, con la differenza che Lauro le scarpe le pagava lui. Il reddito di cittadinanza lo pagano gli italiani".
Le mani dei calendian-renziani battono più forte quando arrivano le bordate a Forza Italia. "Berlusconi, è arrivato il momento che te ne vai a fare altro. E ti daremo una mano per farlo accadere", attacca l'ex ministro, tornando sull'ultima sortita del Cav pro Russia. "Una via di mezzo fra il portavoce di Putin e il suo consigliere militare". L'obiettivo è dichiarato: "FI a fine elezioni non ci sarà più, sarà un micropartitino che riassorbiremo noi". Soffia sulla crisi della Lega, Calenda, e si appella al mondo delle imprese: "Al Nord produttivo chiedo: perché votare uno che da ministro baciava prosciutti al posto di lavorare?".
I supporter fanno i cori pro Draghi. "Giorgia ti senti pronta? Io mi sento pronto a guidare il Paese - rimarca Calenda - ma c'è qualcuno migliore di me e si chiama Draghi". L'ultimo scampolo di comizio è per difendere Matteo Richetti, chiamato sul palco, con abbraccio a favore di cameraman. "È stato ignobilmente infangato. E attaccato dal Pd".
Prima di Calenda, parla Matteo Renzi. Galvanizzato. "Abbiamo il vento in poppa. Alle Europee del 2024 vogliamo essere il primo partito italiano". Non è un cartello elettorale buono solo per questa tornata, fa capire. E lo dimostra la presenza di Stéphane Séjourné di "Renew Europe" di Macron ("Merci a Carló e Matteó!"). Qualche frizione con Calenda in queste settimane c'è stata, rivela l'ex premier, "ma siamo stati bravissimi, non ve lo abbiamo fatto sapere". Risate in prima fila, dove siedono Agnese Renzi e Violante Calenda. L'unico fischio, per il senatore toscano, arriva quando si arrischia a dire, fuori casa, che "Roma è bella quasi quanto Firenze". Partono i buu. Sorride: "Il Fatto quotidiano domani avrà un titolo".
Sul palco, oltre alla renziana Elena Bonetti, si avvicendano le due ministre che si sono sganciate da Forza Italia. Due ex berlusconiane di ferro. Mara Carfagna ammette: "Se qualche mese fa mi avessero detto che avrei chiuso la campagna elettorale con Renzi e Calenda non ci avrei creduto. La mia storia era diversa. Ma quando un manipolo di irresponsabili ha mandato a casa Draghi ho capito che le nostre storie erano le stesse". Poi tocca a Mariastella Gelmini: "Non ho esitato a lasciare un partito quando ho visto ambiguità sulla Russia". Il comizio finisce. Le casse sparano Bruce Springsteen, "Born to Run". La corsa di chi spera nella doppia cifra.