Berlusconi e l'amico Putin, tutte le giravolte del Cav in sette mesi di guerra ucraina
di Stefano Baldolini , di Stefano BaldoliniUna serie di giravolte come nella tradizione dei balletti russi che ironia della sorte si chiamano "trojka": a tre, un cavaliere e due dame. In tre: Silvio Berlusconi, Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky. Non c'è migliore immagine per rappresentare le piroette del presidente di Forza Italia in questi sette mesi esatti dall'inizio delle operazioni militari russe nel Donbass ucraino, il 24 febbraio scorso.
Da allora "l'amico di Putin" ha attraversato fasi contrastanti, detto cose in aperta contraddizione, lasciato che i suoi ne interpretassero il pensiero. L'ultimo, che persino l'alleato Salvini si è rifiutato di tradurre, è stato espresso nel salotto di Porta a porta e ha scatenato un putiferio politico. "Putin doveva solo sostituire con un governo di persone perbene il governo di Zelensky", la sintesi, che in un'escalation di polemiche è arrivata sino al presidente ucraino che a Repubblica…
Una serie di giravolte come nella tradizione dei balletti russi che ironia della sorte si chiamano "trojka": a tre, un cavaliere e due dame. In tre: Silvio Berlusconi, Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky. Non c'è migliore immagine per rappresentare le piroette del presidente di Forza Italia in questi sette mesi esatti dall'inizio delle operazioni militari russe nel Donbass ucraino, il 24 febbraio scorso.
Da allora "l'amico di Putin" ha attraversato fasi contrastanti, detto cose in aperta contraddizione, lasciato che i suoi ne interpretassero il pensiero. L'ultimo, che persino l'alleato Salvini si è rifiutato di tradurre, è stato espresso nel salotto di Porta a porta e ha scatenato un putiferio politico. "Putin doveva solo sostituire con un governo di persone perbene il governo di Zelensky", la sintesi, che in un'escalation di polemiche è arrivata sino al presidente ucraino che a Repubblica incredulo dice: "Davvero Berlusconi si fida di un assassino come Putin?". Insomma, a nulla è servita la precisazione dello stesso Berlusconi, che sostiene di aver fatto solo il cronista, di "riferire frasi di altri". Di essere male interpretato, perché "il mio pensiero è noto da tempo".
Ecco che nell'estrema difesa, paradossalmente il Cav coglie il punto. Ossia quale sia il suo pensiero sull'aggressione russa a Kiev. Il problema è che ricostruendone i passaggi, più che la chiarezza è l'ambiguità - e una certa dose di delusione personale per le sorti dell'amico caduto in disgrazia - a farla da padrona. Sin dall'inizio della storia peraltro, nelle prime settimane del conflitto, segnata dal suo silenzio e dalle ricostruzioni degli ambienti a lui vicini. "Preoccupatissimo". "Imbarazzato dalla persona che non riconosce più". "In ansia per le sanzioni". Sono le voci che si raccolgono nei primi tempi, che i fedelissimi fanno filtrare, e si deve arrivare ad aprile per registrare la prima condanna esplicita del leader forzista all'"aggressione militare inaccettabile".
Ucraina, il doppio binario di Berlusconi: "Russia è stato europeo". Ma poi dice: "Noi con Ucraina"
L'occasione, il saluto al Congresso costituente di "Verde è Popolare" di un altro amico di lunga data, Gianfranco Rotondi. È il 2 aprile, e c'è chi fa notare come manchi un piccolo dettaglio: un riferimento a Putin. È la scoperta dei crimini di Bucha a farlo uscire allo scoperto, giusto una settimana dopo, il 9 aprile: "Non posso e non voglio nascondere di essere profondamente deluso ed addolorato dal comportamento di Vladimir Putin, che si è assunto una gravissima responsabilità di fronte al mondo intero", le parole finalmente nette di Berlusconi. Sono passati quarantaquattro giorni dall'inizio della guerra. "Di nessun distinguo contro lo zar", parla anche la figlia Marina. Una linea che sembra in sintonia con il voto espresso dagli eurodeputati forzisti al Parlamento europeo, con il "duro approccio di Mario Draghi" che, scrive in quei giorni il Financial Times, "ha messo fine all'amicizia tra Italia e Russia", un cambiamento epocale e lontano anni luce dal brindisi tra Vladimir e Silvio del 2014, ai tempi dell'annessione della Crimea, con una bottiglia vecchia di 240 anni prelevata da una cantina della penisola ormai ex ucraina. "Il governo è stato ineccepibile", ribadisce al Giornale. E smentisce telefonate con il Cremlino.
Il tempo della chiarezza tuttavia è destinato a svanire presto. All'inizio di maggio la controversa intervista al ministro degli Esteri russo Lavrov - proprio sulle reti Mediaset di famiglia -, un fiume di propaganda senza un adeguato contraddittorio, segna uno spartiacque. Cambiano anche i toni di Berlusconi che si avvicinano a quelli pacifisti del leghista Salvini. "Siamo in guerra anche noi perché mandiamo le armi" a Zelensky, "sarebbe meglio non farne tanta pubblicità", si lascia sfuggire all'uscita del ristorante 'Cicciotto', dopo una colazione con la compagna Marta Fascina, giunti a Napoli per la convention di Forza Italia. Altre frasi illuminanti: "Avremmo forti ritorni dalle sanzioni sulla nostra economia"; "non abbiamo leader nel mondo" in grado di arrivare a una mediazione; "se gli si dà del criminale di guerra Putin non si siederà a un tavolo". Infine: "Gli ucraini accettino le richieste di Putin". Apriti cielo, il partito sbanda, esponenti storici come Mariastella Gelmini arrivano ad attaccarlo, e dopo 24 ore il suo presidente è costretto alla precisazione: "Dobbiamo aiutare Kiev a difendersi". Con la garanzia che FI "è e rimarrà sempre atlantista, al fianco degli Stati Uniti e dell'Europa". Una giravolta che non convince troppo neppure il FdI Crosetto: "Era una posizione che presentava elementi di pericolosità per l'Occidente".
Tant'è, comunque dopo le fibrillazioni Berlusconi ritorna ad abissarsi. Si limita a un post di rivendicazione del vertice di Pratica di Mare, giusto 20 anni fa, tra Putin e Bush jr che "pose fine a più di cinquant'anni di guerra fredda". Ricomincia a far filtrare che il "suo obiettivo è la pace". Come da tradizione rompe il silenzio elettorale alle amministrative del 12 giugno per "dire davvero cosa ho pensato. Se fossi stato presidente della Repubblica avrei convinto Putin come ho fatto nel 2008 quando evitai il suo intervento in Georgia". "Eravamo molto amici", confessa, "ho fatto due telefonate all'inizio di questa operazione e non ho avuto risposte, al che mi sono astenuto da ulteriori tentativi".
Poi cade il governo Draghi e la danza ricomincia. Chiamato in causa da Repubblica per una telefonata con l'ambasciatore a Roma Razov, impegnato a fornire la versione russa sulle responsabilità di Kiev sulla guerra, smentisce categoricamente e ribadisce che i suoi "rapporti personali con Putin erano in un contesto diverso", che ora è lui l'aggressore. In campagna elettorale il profilo atlantista tiene e a parte una battuta sull'armata russa "non poi così invincibile", ribadisce a ogni occasione di essere "profondamente deluso dal comportamento anti-democratico" del presidente russo. Fino ai giorni scorsi, quando dopo l'intervento guerrafondaio di Putin all'Onu, lo invita "a riflettere sull'isolamento a cui ha condannato se stesso e il Paese". Fino all'ennesima, ma si scommette non ultima, piroetta nel salotto di Bruno Vespa.