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Il tifo di Visegrad per Meloni: "È l’ora della riscossa nella Ue"

(agf)

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Non solo l'Ungheria: dalla Polonia alla Svezia, la grande aspettativa dei partiti conservatori per ribaltare gli equilibri in Europa
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Dopo l'invasione dell'Ucraina, c'è stato un momento in cui la vecchia alleanza dei Paesi di Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia) è sembrata andare definitivamente in pezzi. Ed è quando il premier ungherese Viktor Orbán, nell'ormai famigerato discorso xenofobo di fine luglio in Romania, si è scagliato contro l'Europa delle "razze miste". Il passaggio che ha trasformato la crepa che si era già aperta tra la filorussa Ungheria e le filoucraine Polonia, Repubblica ceca e Slovacchia, è stato quello in cui il leader Fidesz ha definito la guerra contro Kiev "un conflitto tra popoli slavi dal quale vogliamo rimanere fuori". La reazione, a Varsavia, non si è fatta attendere. L'alleanza con Budapest, ha tuonato il premier Mateusz Morawiecki, è finita.

A un mese e mezzo di distanza lo scenario è radicalmente cambiato. E Visegrad, grazie alle elezioni itali…

Dopo l'invasione dell'Ucraina, c'è stato un momento in cui la vecchia alleanza dei Paesi di Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia) è sembrata andare definitivamente in pezzi. Ed è quando il premier ungherese Viktor Orbán, nell'ormai famigerato discorso xenofobo di fine luglio in Romania, si è scagliato contro l'Europa delle "razze miste". Il passaggio che ha trasformato la crepa che si era già aperta tra la filorussa Ungheria e le filoucraine Polonia, Repubblica ceca e Slovacchia, è stato quello in cui il leader Fidesz ha definito la guerra contro Kiev "un conflitto tra popoli slavi dal quale vogliamo rimanere fuori". La reazione, a Varsavia, non si è fatta attendere. L'alleanza con Budapest, ha tuonato il premier Mateusz Morawiecki, è finita.

A un mese e mezzo di distanza lo scenario è radicalmente cambiato. E Visegrad, grazie alle elezioni italiane, si sente alla vigilia di una grande riscossa. Insieme alla destra europea. Anzitutto, ora che per entrambe c'è il rischio che saltino il Recovery Fund e i fondi europei, Polonia e Ungheria hanno fatto sapere che si sosterranno l'un l'altra per scongiurare il blocco.

Ma soprattutto, dalle elezioni in Italia potrebbe emergere un risultato talmente importante da rendere le tensioni interne con l'Ungheria un dettaglio trascurabile. Non solo per le parole d'ordine sovraniste che legano i governi di Visegrad alla possibile prossima premier italiana, Giorgia Meloni. Anche la collocazione europea dei partiti di Visegrad più potenti, alleati a Strasburgo con Fratelli d'Italia - potrebbe favorire un rimescolamento pesante degli equilibri del continente.

È ciò che auspica Petr Fiala, premier conservatore della Repubblica ceca, che detiene attualmente la presidenza dell'Unione ed è a capo del Partito civico che fa parte del gruppo al Parlamento europeo presieduto proprio da Meloni, l'Ecr.

Ma è quello che si augura soprattutto il partito di governo in Polonia, quel Pis che è membro anch'esso dell'Ecr. "Jaroslaw Kaczynski sperava nella vittoria di Marine Le Pen, ora attende con aspettative ben maggiori quella di Giorgia Meloni, candidata premier di un Paese molto potente, un Paese fondatore della Ue" spiega a Repubblica Milosz Hodun, direttore del think tank liberale "Project: Polska".

Contrariamente a Matteo Salvini, Giorgia Meloni si è mossa in modo abile in Europa, e il suo stratega a Strasburgo, Raffaele Fitto, ha favorito non soltanto l'ascesa irresistibile dei sovranisti italiani nell'Ecr: è anche l'uomo del dialogo con i popolari del Ppe, il parlamentare che sta cercando di favorire una convergenza tra la destra dell'Ecr e i conservatori del Ppe (l'incubo più nero, per la Germania e la Francia).

Per la Polonia, che continua a essere la testa d'ariete dei Paesi schierati in difesa di Volodymyr Zelensky, Meloni premier sarebbe la notizia più clamorosa dell'anno. Perché darebbe più peso all'Ecr, un gruppo parlamentare che era stato fondato dai conservatori britannici (che già gli avevano garantito un'impronta fortemente atlantista), e che potrà confermare la postura antirussa assunta dopo il 24 febbraio. Va appena ricordato che dell'Ecr fanno parte anche i Democratici svedesi di Jimmie Akesson, appena usciti trionfanti dalle elezioni in Svezia. E un alleato tradizionale di Fratelli d'Italia come i postfranchisti spagnoli di Vox, dei quali Meloni si è augurata solo qualche giorno fa "che apra la strada del centrodestra in Spagna".

Ma per Varsavia la vittoria eventuale di Meloni è anche importante alla luce dell'attuale "stallo alla messicana" con l'Europa: il rifiuto della Polonia di abolire l'"Inquisizione dei giudici" che le è valsa varie condanne del Parlamento e della Commissione e una sentenza della Corte di giustizia europea, è sfociato in un aperto conflitto istituzionale nello scorso autunno, quando la Corte costituzionale polacca ha dichiarato apertamente di non riconoscere più la primazia delle leggi europee, stabilite dai Trattati.

La sfida di Meloni alla sovranità europea e la minaccia di riportare delle competenze in ambito nazionale, in questo senso, suona come musica alle orecchie di Kaczynski e Morawiecki. Non a caso, esponenti di primo piano del governo polacco sono stati i primi a scendere in campo a difesa dell'Italia dopo le discusse, recenti parole di Ursula von der Leyen. "Ricattatrice" l'ha bollata su twitter il ministro della Giustizia, il falco Zbigniew Ziobro. E non è che l'inizio.