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Strategia e speranze del Terzo Polo: aspettare e preparare la rimonta

(ansa)
Calenda e Renzi uniti nel progetto, ma divisi dall'umore post voto: l'ex premier entusiasta, il leader di Azione deluso
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ROMA Matteo Renzi dal Giappone se la ride. Ai suoi manda screenshot dei commenti che appaiono sotto i suoi profili Twitter e TikTok. Gli scrivono: "Matteo anche se non ti ho votato, ora mi affido a te: fai cadere Meloni". E l'ex premier commenta nelle chat riservate: "Almeno fatela cominciare...". Il post voto del Terzo Polo è a due facce. Quelle dei renziani rieletti svelano sorrisi a 32 denti. Della serie: il ritorno in Parlamento, dopo il veto del Pd all'alleanza, pareva un miraggio, e invece eccoci qui. Di converso, i calendiani si mostrano crucciati. Sguardi pensierosi. Lo spoglio conferma quello che le prime proiezioni avevano vaticinato: la doppia cifra è un miraggio. E il sorpasso su Forza Italia non è riuscito, anche se di poco. Il risultato non è tondo come molti si aspettavano, dopo il boom dell'anno scorso alle Comunali di Roma. È Renzi, dall'Asia dov'è volato per partecipare ai funerali dell…

ROMA Matteo Renzi dal Giappone se la ride. Ai suoi manda screenshot dei commenti che appaiono sotto i suoi profili Twitter e TikTok. Gli scrivono: "Matteo anche se non ti ho votato, ora mi affido a te: fai cadere Meloni". E l'ex premier commenta nelle chat riservate: "Almeno fatela cominciare...". Il post voto del Terzo Polo è a due facce. Quelle dei renziani rieletti svelano sorrisi a 32 denti. Della serie: il ritorno in Parlamento, dopo il veto del Pd all'alleanza, pareva un miraggio, e invece eccoci qui. Di converso, i calendiani si mostrano crucciati. Sguardi pensierosi. Lo spoglio conferma quello che le prime proiezioni avevano vaticinato: la doppia cifra è un miraggio. E il sorpasso su Forza Italia non è riuscito, anche se di poco. Il risultato non è tondo come molti si aspettavano, dopo il boom dell'anno scorso alle Comunali di Roma. È Renzi, dall'Asia dov'è volato per partecipare ai funerali dell'ex premier Shinzo Abe, a predicare calma: il momento dei macroniani, è il senso del messaggio, arriverà. La Meloni col 4% del 2018 è volata al 26% nell'arco di una legislatura. Lo stesso è capitato alla Lega di Salvini, passata dal 6% delle Europee del 2014 al 34% di cinque anni dopo. "E noi partiamo quasi dall'8".

La scommessa del Terzo Polo

La scommessa di Renzi e Calenda è tutta qui: aspettare, coltivare il magic moment del Terzo Polo. E sperare che in questi anni di opposizione possa maturare uno scenario alla francese, col Partito socialista evaporato, schiacciato da Macron da un lato e dalla sinistra di Mélenchon dall'altro. I ruoli in Italia sono facilmente identificabili. L'ex rottamatore sa che il suo turno è passato. Si manterrà defilato: senatore semplice. Il front runner rimarrà Calenda, come da patti. Anche se i capigruppo al Senato (9 parlamentari eletti) e alla Camera (21) saranno assegnati rispettando la regola del fifty-fifty: uno andrà a Italia Viva, probabilmente a Palazzo Madama, l'altro ad Azione, verosimilmente a Montecitorio.

I rapporti con Pd e +Europa

Calenda ieri, nella prima conferenza stampa del post-voto, ha ribadito che a sinistra non vede margini per ricucire: "Niente dialogo col Pd, che tornerà tra le braccia del M5S". Per gli ex sodali di +Europa invece "le porte sono aperte". In teoria. Perché per ora volano gli stracci con Emma Bonino, che ha perso il collegio del Senato a Roma, proprio per la diretta concorrenza dell'ex ministro dello Sviluppo. "Sono dispiaciuto, ma è stata strumentalizzata", commenta il segretario di Azione. "Chi si dispiace o è ipocrita o è scemo", è la risposta, gelida, della storica leader radicale. Contro-replica: "Chi è causa del suo mal pianga se stesso".

Il rammarico

Oltre le schermaglie, Calenda non ha nascosto il rammarico per il risultato. "Avremmo avuto bisogno della doppia cifra per fermare la destra. Ma il Paese ha consapevolmente scelto di andare avanti sulla strada del populismo". E ha annunciato un'opposizione "intransigente" a Meloni. Lo stesso ha ripetuto Renzi, nell'unica intervista rilasciata alla Cnn, aggiungendo però che "non c'è un pericolo per la democrazia italiana né il rischio fascismo". I dati dello spoglio indicano che la lista Calenda è andata bene soprattutto al Centro Nord, col 10% in Lombardia e il 9,4% in Toscana. Mentre al Sud ha arrancato: in Calabria è finita sotto al 4%. I flussi dicono che ha sottratto voti sopratutto al Pd (il 37% degli elettori nel 2018 aveva scelto i dem), meno a Forza Italia e Lega (11 e 7%). Il mancato sorpasso sui berlusconiani un po' brucia, ma è ben dissimulato. "Superiamo FI in molte regioni - rivendica Mariastella Gelmini - dalla Lombardia al Veneto, dall'Emilia Romagna al Lazio". "Non giocavamo a ruba-bandiera - commenta a domanda di Repubblica Mara Carfagna - La differenza poi è di appena 100mila voti e noi siamo nati due mesi fa". Di certo il 7,8% finale lascia fuori dal Parlamento più di un big. Non le ministre, non i leader. Ma nomi noti della stagione renziana, da Teresa Bellanova a Luciano Nobili. Anche Davide Faraone è stato in bilico fino all'ultimo.