Letta "traghettatore" non si dimette subito ma la sua leadership finisce qui: Pd verso il congresso, bivio sulle alleanze
di Giovanna Casadio , di Giovanna CasadioEnrico Letta non si dimette subito da segretario del Pd. Ma la sua leadership finisce qui: annuncia il congresso anticipato e non si ricandiderà. Dopo la sconfitta secca, con il partito al 19% e quindi sotto la soglia "psicologica" del 20% dove era stata posta l'asticella, per i Dem si gioca la partita della vita. Intanto, Letta telefona a Giorgia Meloni per riconoscere la sua vittoria.
Il congresso sull'identità del Pd
Un congresso "approfondito", sulla identità del Pd e la sua mission, non un semplice gioco di nomi e di correnti. E nella conferenza stampa al Nazareno, alla domanda se preferirebbe lasciare il testimone a Stefano Bonaccini o a Elly Schlein, che sono due nomi di futuri candidati, risponde che sarà "neutrale". Ai primi due si aggiunge il sindaco di Pesaro e vicepresidente dell'Anci Matteo Ricci che sta pensando di candidarsi. L'amarezza della sconfitta ("Le sconfitte sono sempre in so…
Enrico Letta non si dimette subito da segretario del Pd. Ma la sua leadership finisce qui: annuncia il congresso anticipato e non si ricandiderà. Dopo la sconfitta secca, con il partito al 19% e quindi sotto la soglia "psicologica" del 20% dove era stata posta l'asticella, per i Dem si gioca la partita della vita. Intanto, Letta telefona a Giorgia Meloni per riconoscere la sua vittoria.
Il congresso sull'identità del Pd
Un congresso "approfondito", sulla identità del Pd e la sua mission, non un semplice gioco di nomi e di correnti. E nella conferenza stampa al Nazareno, alla domanda se preferirebbe lasciare il testimone a Stefano Bonaccini o a Elly Schlein, che sono due nomi di futuri candidati, risponde che sarà "neutrale". Ai primi due si aggiunge il sindaco di Pesaro e vicepresidente dell'Anci Matteo Ricci che sta pensando di candidarsi. L'amarezza della sconfitta ("Le sconfitte sono sempre in solitaria") va di pari passo con la preoccupazione per il Paese: "Gli italiani hanno scelto, l'Italia avrà un governo di destra: è un giorno triste per l'Italia e l'Europa, ci aspettano giorni duri".
Se non ha gettato la spugna e resta alla guida c'è una ragione che rivendica: "È meglio che sia io a convocare il congresso, piuttosto che cominciare dinamiche che avrebbero fatto perdere tempo, il mio è un gesto d'amore per il partito". Il "gesto d'amore per il partito" è quello a cui Enrico Letta, l'allievo di Beniamino Andreatta, il pupillo di Romano Prodi, europeista convinto, scandisce con più forza. I big democratici negano tutti di avere fatto pressing perché passasse subito la mano, ma i malumori sono cresciuti in queste ore sugli errori compiuti sia sul messaggio della campagna elettorale che sulla strategia delle alleanze con l'archiviazione del "campo largo".
Franceschini: "Non diamo l'idea di un Pd allo sbando"
Così la conferenza stampa dem è stata preceduta da una riunione dello stato maggiore del partito. Alla fine è Dario Franceschini a insistere: "Non diamo l'idea di un Pd allo sbando". E Letta responsabilmente garantirà di traghettare il Pd verso la nuova era, verso una nuova classe dirigente. Perché non è data un'altra possibilità ai Dem: o rinascita o estinzione.
Il bivio sulle alleanze
Il Pd è al bivio sulle future alleanze: le divisioni tra filo grillini che guardano ai 5Stelle di Giuseppe Conte (come Francesco Boccia e Michele Emiliano) e i riformisti (la corrente "Base riformista" di Lorenzo Guerini) sono sotto gli occhi di tutti. Su Conte, il segretario dem si toglie qualche macigno dalla scarpa: se il campo largo non è stato possibile è perché i 5Stelle non si sono resi disponibili a percorrere una strada insieme e hanno fatto cadere il governo Draghi. "Se siamo arrivati a questo è per la caduta del governo Draghi voluta da Conte", ripete Letta. Se quell'alleanza si potrà ricostituire, non spetta più a lui dirlo: "Forse il fatto che non sia io a gestire questa fase, aiuterà".
Il "rammarico" di Letta
Il congresso del Pd, che si sarebbe dovuto tenere a maggio/giugno, sarà anticipato il più possibile: a novembre potrebbe già esserci una assemblea nazionale che avvii il percorso. Ma c'è prima di tutto da fare opposizione "intransigente" a questa destra e di certo il Pd non farà sconti. Quando il 14 marzo del 2021 Letta fu chiamato da Parigi dove insegnava a prendere le redini di un partito diviso, sempre sull'orlo di nuove scissioni, si diede due obiettivi: tenere unito e salvare il Pd e costruire una alternativa politica credibile alla destra. È quanto lo stesso segretario ricostruisce. "Non ho raggiunto il secondo obiettivo, questa sarà la legislatura più a destra e il mio rammarico è profondo, personale. Spetterà a chi verrà dopo portare i Dem in una nuova era. Nicola Zingaretti, l'ex segretario che si dimise lasciando a Letta la guida, in un post commenta: "Il problema è non avere avuto il campo largo, divisi si perde tutti".
Decaro: "Smantellare il modello su cui si fonda il Pd"
"In queste ore sarebbe troppo facile sparare a zero sul segretario nazionale del Pd. E sarebbe inutile. È l'intero modello su cui il Pd si fonda che va smantellato. Basta con i capi corrente che fanno e disfano le liste a propria immagine e somiglianza. Basta con questo esercizio del potere per il potere. Basta con l'autoconservazione come unico scopo della politica". Lo afferma il sindaco di Bari e presidente Anci, Antonio Decaro. "O saremo capaci, finalmente, di azzerare questi meccanismi perversi e di ritornare a parlare alle persone -sottolinea- o la sconfitta perpetua alle elezioni politiche sarà il nostro ineluttabile destino".