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Tonfo Lega al Nord: in Veneto e Lombardia Meloni doppia Salvini, in Friuli il boom di FdI è tre volte di più. Zaia: "Delusione, ora capire perché"

Imprenditori delusi, manovra a tenaglia per sconfessare il segretario: il Carroccio implode dalle sue fondamenta, il crollo nelle regioni in cui il partito che fu di Bossi aveva le sue radici più forti. Il ruolo e il peso dei governatori. Il leader annuncia: domani consiglio federale per analizzare il voto
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La Lega a nord implode dalle sue fondamenta, cioè dalle regioni in cui il partito che fu di Umberto Bossi aveva radici più forti. In Lombardia e Veneto FdI doppia la Lega di Matteo Salvini e in Friuli Venezia Giulia il successo è addirittura tre volte superiore, con Giorgia Meloni al 31,4% e il Carroccio a un misero 11%. Sono tre regioni governate dalla Lega e, specialmente per Veneto e Friuli, sono territori in cui i presidenti Luca Zaia e Massimiliano Fedriga hanno una leadership chiara e riconosciuta, con un mandato elettorale forte: il 57% Fedriga e addirittura il 76% Zaia.

Zaia: "Risultato deludente"

"Il voto degli elettori va rispettato, perché, come diceva Rousseau nel suo contratto sociale, 'il popolo ti delega a rappresentarlo, quando non lo rappresenti più ti toglie la delega'.  È innegabile come il risultato ottenuto dalla Lega sia assolutamente deludente, e non ci possiamo omologare a questo…

La Lega a nord implode dalle sue fondamenta, cioè dalle regioni in cui il partito che fu di Umberto Bossi aveva radici più forti. In Lombardia e Veneto FdI doppia la Lega di Matteo Salvini e in Friuli Venezia Giulia il successo è addirittura tre volte superiore, con Giorgia Meloni al 31,4% e il Carroccio a un misero 11%. Sono tre regioni governate dalla Lega e, specialmente per Veneto e Friuli, sono territori in cui i presidenti Luca Zaia e Massimiliano Fedriga hanno una leadership chiara e riconosciuta, con un mandato elettorale forte: il 57% Fedriga e addirittura il 76% Zaia.

Zaia: "Risultato deludente"

"Il voto degli elettori va rispettato, perché, come diceva Rousseau nel suo contratto sociale, 'il popolo ti delega a rappresentarlo, quando non lo rappresenti più ti toglie la delega'.  È innegabile come il risultato ottenuto dalla Lega sia assolutamente deludente, e non ci possiamo omologare a questo trovando semplici giustificazioni", ha detto Zaia commentando l'esito del voto. "È un momento delicato per la Lega - aggiunge - ed è bene affrontarlo con serietà perchè è fondamentale capire fino in fondo quali aspetti hanno portato l'elettore a scegliere diversamente"

L'attacco al Capitano: "Dal Papeete in poi ha sbagliato tutto"

Fuori dalla sfera locale però, ecco che si verifica il crollo del partito del Capitano. "Questa disfatta ha un nome e cognome, Matteo Salvini", dice senza giri di parole l'europarlamentare trevigiano della Lega, Gianantonio Da Re. "Dal Papeete in poi ha sbagliato tutto, ha nominato nelle segreterie delle persone che hanno solo ed esclusivamente salvaguardato il proprio sedere. Quindi si dimetta, passi la mano a Massimiliano Fedriga e fissi in anticipo i congressi per la ricostruzione del partito".

Salvini annuncia il consiglio federale per l'analisi del voto

Il consiglio federale della Lega, annunciato dal segretario Salvini in conferenza stampa per domani, è convocato, secondo quanto si apprende, alle 15 nella sede del partito in via Bellerio, a Milano. Sul tavolo, in particolare, l'analisi del voto, con il Carroccio appiedato sotto la soglia del 9 per cento.

La manovra a tenaglia per sconfessare Salvini

Ma l'esito del voto in Veneto e Friuli Venezia Giulia è probabilmente anche il frutto della manovra "a tenaglia" ordita per sconfessare il Capitano e i suoi pretoriani, come anticipato domenica da Repubblica. In questo contesto, l'obiettivo della base veneta si è saldato con quello di FdI, prima forza della coalizione, che crede sia più presentabile come alleata una Lega guidata da Zaia o Fedriga. L'avevano detto gli "orfanelli" di Giancarlo Gentilini e Gian Paolo Gobbo: "Voteremo in massa Carlo Nordio. Vedremo se Salvini riuscirà a ignorare anche questa circostanza. Lo aspettiamo al varco". Ecco i risultati.

I contatti tra Crosetto e Zaia

Non sono mancati i contatti, in queste ultime settimane, fra lo stato maggiore di Fratelli d'Italia e i governatori leghisti Zaia e Fedriga. Due settimane fa, ad esempio, Guido Crosetto, l'imprenditore braccio destro di Giorgia Meloni, è stato in Veneto e ha avuto modo di parlare con Zaia. "Normali rapporti istituzionali", si affrettano a spiegare entrambi. Ma non si può fare a meno di pensare che uno degli argomenti affrontati sia stata proprio questa alleanza sotterranea, stretta per dare lo scossone finale a un capo partito in forte difficoltà. Luca Zaia stesso, nonostante abbia prestato la faccia per la campagna elettorale del Capitano, nel corso di una conferenza stampa pre-elettorale aveva voluto specificare: "Le liste dei candidati non sono passate per il direttorio regionale di cui faccio parte: rispondo di quello che faccio io, queste non le ho fatte io". In Veneto una parte consistente dei voti dei leghisti "zaiani" sono confluiti in Fratelli d'Italia. E lo stesso è successo in Friuli Venezia Giulia, dove chi aveva premiato Fedriga alle regionali stavolta ha scelto Giorgia Meloni.

Gli imprenditori e i rimproveri mossi alla Lega

"Ho parlato con tantissimi colleghi delusi dalla Lega che hanno votato Giorgia Meloni", rivela Massimo Calearo, imprenditore veneto ed ex parlamentare dal 2008 al 2012. "Ma attenzione: non c'è niente di ideologico in tutto ciò. Semplicemente cercano stabilità. Io ero presidente industriali veneti nel 2006, quando Silvio Berlusconi venne all'assemblea di Vicenza. In quel momento il cuore dell'imprenditoria batteva lì. Adesso è il momento di Fratelli d'Italia". "Molti rimproverano alla Lega di aver fatto poco per l'autonomia durante il periodo in cui ha governato", rileva invece Vincenzo Marinese, presidente di Confindustria Venezia.

Il "disastro" Lega in Lombardia

Ma anche in Lombardia, dove si viaggia non senza ripercussioni verso le Regionali di primavera, le dinamiche sono simili. "Abbiamo perso, purtroppo persino i 5 Stelle ci hanno superato e siamo appaiati a Carlo Calenda e alla morente Forza Italia, nonostante un'affluenza molto bassa al sud. Un disastro assoluto", scrive sui social Paolo Grimoldi, ex segretario della Lega in Lombardia, non ricandidato alle elezioni politiche. "Trovo singolare che una forza che si definisce autonomista abbia gestito tutta la campagna elettorale solo con commissari imposti dall'alto, spesso persino con nomine ad hoc in segreterie locali e a volte commissariando solo con l'arroganza, anche formale, di un sms e - cosa gravissima - in sfregio all'opinione dei militanti".

La Lega a trazione Salvini si è rivelata un vero shock per i militanti storici, cresciuti a pane e porchetta, con il mito del condottiero Alberto da Giussano. È rimasto poco di quel mondo e, del resto, forse qualcosa si poteva anche sospettare dopo il cambio di livrea del  2018: bandito il colore verde e parola "Nord" sostituita con un nome. Il nuovo corso della Lega è, appunto, "Lega per Salvini Premier". Basterebbe questo per capire quali possano essere state le conseguenze, per un partito sempre meno territoriale e sempre più nazionale.

Il travaso di voti dalla Lega a FdI

"Fratelli d'Italia, partito tradizionalmente a impianto meridionale, curiosamente prende più voti a Nord che al Sud. E la regione d'Italia dove prende più voti in Italia è proprio il Veneto", sottolinea il politologo Paolo Feltrin, coordinatore dell'Osservatorio elettorale del Consiglio regionale del Veneto. "Le mappe del voto evidenziano una pressoché totale coincidenza tra le aree di calo di voti della Lega e quelle di aumento di FdI".