La lingua batte dove il dente duole, dice il proverbio, ovvero su ciò che ci fa soffrire. Così ascoltando parlare Giorgia Meloni non si può fare a meno di sentire, oltre al tono della sua voce, spesso alto e concitato, come chi ha imparato a parlare in pubblico da giovane senza microfono nelle sezioni del partito, di percepire che ci sono pensieri trasportati dalle parole su cui cade l'accento della leader di Fratelli d'Italia. Una sorta di inconscio politico.
La prima parola che affiora dopo la vittoria elettorale è "tradimento". "Non tradiremo gli italiani", ha detto. Perché usare questo sostantivo il cui significato è "consegnare oltre"? Forse c'è il ricordo di quel tradimento della Patria l'8 settembre 1943, quando dopo l'arresto di Mussolini il maresciallo Badoglio trattò la resa con gli angloamericani? Tradimento nel lessico di Giorgia Meloni è il venir meno de…
La lingua batte dove il dente duole, dice il proverbio, ovvero su ciò che ci fa soffrire. Così ascoltando parlare Giorgia Meloni non si può fare a meno di sentire, oltre al tono della sua voce, spesso alto e concitato, come chi ha imparato a parlare in pubblico da giovane senza microfono nelle sezioni del partito, di percepire che ci sono pensieri trasportati dalle parole su cui cade l'accento della leader di Fratelli d'Italia. Una sorta di inconscio politico.
La prima parola che affiora dopo la vittoria elettorale è "tradimento". "Non tradiremo gli italiani", ha detto. Perché usare questo sostantivo il cui significato è "consegnare oltre"? Forse c'è il ricordo di quel tradimento della Patria l'8 settembre 1943, quando dopo l'arresto di Mussolini il maresciallo Badoglio trattò la resa con gli angloamericani? Tradimento nel lessico di Giorgia Meloni è il venir meno della parola data, al giuramento, indica qualcosa che appare una vergogna, un disonore.
Poi c'è quel ringraziamento ai morti, a coloro che non ci sono più nel giorno della vittoria. Nel lessico neofascista i "camerati morti" sono una assenza sempre presente. Non so se Giorgia Meloni pensava a loro, di certo nel Fascismo di Salò, modello ideale della vecchia guardia del Movimento sociale italiano, c'è il gravame della morte, della "bella morte".
La lingua ci parla. Perché Giorgia usa l'espressione "patrioti" e non quella di "cittadini"? Che differenza c'è per lei tra i due termini? La Patria è oggi in pericolo? Perché non usare la parola uscita dalla Rivoluzione francese, citoyen? Perché per indicare l'Italia Giorgia utilizza il termine "Nazione" e non "Paese"? Il sostantivo "paese" non figura nel suo lessico perché è una parola che si lega a una terra e un luogo preciso, a uno spazio personale e anche intimo? Nazione è un termine più astratto e rimanda al gergo della politica. E nonostante il suo forte valore emotivo, resta uno dei vocaboli più incerti e vaghi del linguaggio politico della modernità.
La lingua dice da dove veniamo e dove andiamo. In Giorgia Meloni convivono due parti che sono state ben indicate da lei stessa. Quando si scalda usa frasi e termini che risalgono al patrimonio lessicale missino, si ferma un momento presa dalla concitazione del dire e si scusa: io sono della Garbatella. Il nome del quartiere romano vuol dire prima di tutto la sezione missina, la sua casa non solo politica.
Ma c'è anche l'altra Meloni, quella che cerca di essere una leader nazionale e probabilmente, nella sua ambizione, anche internazionale. Si è diplomata in un Liceo linguistico della Capitale e parla altre lingue oltre la nostra, ma è anche fortemente legata a quelle origini. Certo nel suo discorso notturno ha usato il termine "responsabilità", una parola piuttosto recente, dal momento che nasce nella Francia della fine del Settecento ripresa dall'inglese responsability, carica degli avvenimenti storici del periodo rivoluzionario.
Cosa intende con responsabilità Giorgia Meloni? Riguarda forse un nuovo lessico che intende adottare per diventare quel leader politico che non ha più il proprio baricentro in un partito del passato; forse aspira a guidarlo sino a divenire una forza politica che supera il proprio retaggio storico fiamma compresa? Ha ragione Michele Serra quando dice che l'antifascismo è superato, come da tempo va sostenendo lo storico Sergio Luzzatto. Il punto di approdo è oltre la divisione prodotta dalla guerra civile combattuta nel 1943, che fu prima di tutto una guerra contro lo straniero, contro il nazifascismo? Strano destino anche linguistico quello dell'Italia attuale e postmoderna. Nell'epoca della terza rivoluzione industriale, quella dell'informatica e del web, diretti verso la quarta, o forse quinta, con la frontiera dell'intelligenza artificiale che avanza, il Paese s'appresta ad essere governato dagli eredi del Mussolini repubblichino, l'uomo degli ultimi giorni di Salò congelati nella memoria missina ben oltre un mezzo secolo.
Nel lessico di Giorgia Meloni non c'è nulla di questo futuro, semmai del "futuro anteriore", che fa sì che nella storia tutto si possa ripetere, come dimostra la guerra in Ucraina. Secondo una celebre frase del profeta barbuto di Treviri, Karl Marx, la storia si ripete: la prima volta in forma di tragedia, la seconda come farsa. Siamo a questo punto?