M5S, la rivincita alle elezioni dopo la scissione: "Ora dettiamo noi l'agenda riformista"
di Matteo Pucciarelli , di Matteo PucciarelliMaledetto nubifragio. Non si parlava d'altro alla sede del M5S, in via di Campo Marzio. Facce tese e preoccupazione prima che uscissero i dati iniziali: il maltempo in Campania, che era considerata ed è stato il granaio di voti dei 5 Stelle, aveva fatto crollare l'affluenza laddove si sperava di più. Ma comunque, confidava Rocco Casalino, il dominus della comunicazione del Movimento, "ricordiamoci che prima dell'inizio della campagna elettorale eravamo sotto il 10 per cento, i parlamentari erano disperati, uscivano uno dietro l'altro perché pensavano che eravamo finiti...".
Risultati: il M5s intorno al 15%
I primi exit poll invece raccontano un'altra storia: una forbice larga tra il 13,5 e il 17,5, Eppure una volta uscito il primo dato c'era stato il silenzio. Forse perché in realtà Giuseppe Conte e i suoi in questi ultimi giorni avevano sognato in grande: quota 20 e il sorpasso ai vecchi alleati del Pd.
Maledetto nubifragio. Non si parlava d'altro alla sede del M5S, in via di Campo Marzio. Facce tese e preoccupazione prima che uscissero i dati iniziali: il maltempo in Campania, che era considerata ed è stato il granaio di voti dei 5 Stelle, aveva fatto crollare l'affluenza laddove si sperava di più. Ma comunque, confidava Rocco Casalino, il dominus della comunicazione del Movimento, "ricordiamoci che prima dell'inizio della campagna elettorale eravamo sotto il 10 per cento, i parlamentari erano disperati, uscivano uno dietro l'altro perché pensavano che eravamo finiti...".
Risultati: il M5s intorno al 15%
I primi exit poll invece raccontano un'altra storia: una forbice larga tra il 13,5 e il 17,5, Eppure una volta uscito il primo dato c'era stato il silenzio. Forse perché in realtà Giuseppe Conte e i suoi in questi ultimi giorni avevano sognato in grande: quota 20 e il sorpasso ai vecchi alleati del Pd.
Comunque, solo a spoglio completo sarà possibile capire il numero di deputati e senatori eletti; le prime proiezioni consegnavano delle forchette troppo larghe, 36-56 deputati e 14-34 senatori. C'è tutto il capitolo aperto dei collegi uninominali, specialmente al sud dove la corsa in solitaria può dare qualche soddisfazione inaspettata.
> Tutte le sfide uninominali nello speciale risultati: Camera - Senato
M5s, la rivincita: quasi doppiata la Lega
In sede ad assistere ai primi exit poll c'erano tutti e cinque i vicepresidenti, il ministro Stefano Patuanelli, Vito Crimi, Roberto Fico.
Conte, accolto con un applauso, è arrivato verso l'una. L'ex presidente del Consiglio aveva passato la giornata in famiglia, così come sabato, dopo una campagna elettorale tutta giocata su di sé. Con un Beppe Grillo sparito dai radar, con la vecchia guardia non ricandidata che si è fatta vedere ma senza l'impegno quotidiano di chi era in corsa, la scommessa era tutta attorno alla figura di Conte.
"Se i risultati dovessero essere confermati è chiaro che si tratta di un risultato e una rimonta importante. Molti ci davano per morti e ora il Pd si deve fare qualche domanda. Enrico Letta ha impostato la sua politica su un'agenda Draghi che non c'era, abbandonando i cittadini e i temi che stanno loro a cuore", dice Michele Gubitosa, uno dei vice.
Un altro di loro, Riccardo Ricciardi: "Prima della campagna elettorale nessuno si aspettava questo risultato dal M5S, ma alla fine siamo il terzo partito. Forse il Pd dovrebbe fare mea culpa per aver consegnato il paese alla destra". Paola Taverna, raggiante, aperte virgolette si modera un attimo: "Difficile commentare con forbici così ampie, però l'impressione è che comunque vada sia andata bene".
Non solo il partito supera ampiamente la soglia psicologica del 10, ma si attesta come terzo partito, superando e quasi doppiando la Lega. Quest'ultima un'ipotesi che solo lo scorso fine di agosto Conte aveva definito "una speranza", un obiettivo non semplice da raggiungere. A notte fonda l'ex premier interviene. "Ora dettiamo noi l'agenda progressista - dice - faremo opposizione intransigente e vedremo se il Pd ci seguirà nelle nostre battaglie".
Il campo largo avrebbe potuto vincere le elezioni
I numeri parziali, poi, raccontano un'altra cosa ancora: con questi numeri il defunto fronte progressista avrebbe potuto vincere le elezioni. Il "campo largo" evocato da Letta prima della rottura del governo Draghi - non solo Pd, 5 Stelle e sinistra ma anche Carlo Calenda - ancor di più.
Se è andata così, i responsabili vanno ricercati tra i dem, dicono i vertici del Movimento. Il punto, il non detto di questa discussione, è che dopo una campagna elettorale tutta spostata a sinistra, rubando temi e sensibilità a Pd e compagnia, il M5S si candida a guidare la ricomposizione del campo progressista.
Per crescere ancora e confermare la centralità perduta negli ultimi anni. A mezzanotte e due minuti dallo stanzone dei vertici s'era sentito un boato da stadio: era appena uscita la proiezione Rai, numeri un po' più concreti insomma, 5 Stelle al 17 per cento. Festa, il M5S si riscopre ancora vivo