Giorgia Meloni trascina la destra al potere sulle note di Rino Gaetano: "Non siamo a un punto di arrivo ma di partenza: da domani dobbiamo dimostrare il nostro valore"
di Tommaso Ciriaco , di Tommaso CiriacoRoma. Primo partito. La Lega spappolata, gli avversari del Pd in ginocchio. Certo, i dati non sono definitivi, ma lo spoglio avanza. Giorgia Meloni sente di avere in tasca il biglietto della vita. Di essere a un passo dal diventare la prima donna premier della storia d'Italia. La prima ex missina presidente del Consiglio. "È arrivata una indicazione chiara - sostiene nella notte, tra gli applausi dei suoi - per un governo di centrodestra a guida Fratelli d'Italia".
"Facciamo la storia". E parla sulle note di Rino Gaetano
Parla visibilmente emozionata."Questa è una notte di abbracci, riscatto, lacrime e ricordi. Ma quando questa notte sarà passata, dobbiamo ricordare che questo è un punto di partenza. È da domani che dobbiamo dimostrare il nostro valore". Cerca le parole giuste, chiede unità al Paese: " È il tempo della responsabilità, se vogliamo fare la storia. È dunque g…
Roma. Primo partito. La Lega spappolata, gli avversari del Pd in ginocchio. Certo, i dati non sono definitivi, ma lo spoglio avanza. Giorgia Meloni sente di avere in tasca il biglietto della vita. Di essere a un passo dal diventare la prima donna premier della storia d'Italia. La prima ex missina presidente del Consiglio. "È arrivata una indicazione chiara - sostiene nella notte, tra gli applausi dei suoi - per un governo di centrodestra a guida Fratelli d'Italia".
"Facciamo la storia". E parla sulle note di Rino Gaetano
Parla visibilmente emozionata."Questa è una notte di abbracci, riscatto, lacrime e ricordi. Ma quando questa notte sarà passata, dobbiamo ricordare che questo è un punto di partenza. È da domani che dobbiamo dimostrare il nostro valore". Cerca le parole giuste, chiede unità al Paese: " È il tempo della responsabilità, se vogliamo fare la storia. È dunque governeremo per tutti gli italiani, esaltando quello che unisce e non quello che divide".
Già si espone da capo del governo in pectore. Però istituzionale, al punto da contattare i suoi riuniti all'hotel Parco dei Principi, e dettare la linea a urne ancora aperte: "Non è tempo di festeggiare, di organizzare caroselli. Serve sobrietà". La ragione sta tutta nell'enormità della sfida, aggiunge pubblicamente: "È stata una campagna elettorale aggressiva, che abbiamo subito. Ma la situazione nella quale versa l'Italia e l'Unione europea è particolarmente complessa e richiede il contributo di tutti".
Ha in tasca la vittoria anche se i numeri sono parziali. E non lo nasconde. Quanto pieno il trionfo, lo dirà la conta finale dei collegi. Le servono, così ha confidato alla vigilia, almeno dodici senatori di vantaggio per provare a governare senza crollare alla prima curva. E dare seguito al tweet scritto a metà giornata, violando il silenzio elettorale per incoraggiare i suoi elettori: "Oggi puoi contribuire a scrivere la storia".
Il silenzio è la linea fino alle prime proiezioni. Passano le ore e la sala si scioglie, arrivano champagne e torta, assieme a una pianta di peperoncino rosso come la scaramanzia. C'è però anche un problema, che ha la forma della debacle di Matteo Salvini. La leader ha paura che possa saltare tutto nel Carroccio, perché un conto è avere un alleato debole, altro un partito disintegrato che mette a rischio anche l'esecutivo. "Non è una situazione che mi lascia tranquilla - confida ai suoi - prevedo tensioni".
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La domenica più importante Meloni la passa a casa, in famiglia
La domenica più importante della sua vita la trascorre in casa, con la famiglia. Sente gli amici, pochi. A Roma, intanto, si contano decine di giornalisti stranieri, tutti accorsi per raccontare la destra che si prende l'Italia e spaventa Bruxelles. Scorrono i titoli delle testate internazionali come la Bbc, che sintetizza: "L'estrema destra verso la vittoria".
Il comitato elettorale ribolle di speranza. Guido Crosetto già pensa al domani: "Serve collaborazione con il governo uscente per la manovra economica". È anche la leader è cauta, ma certo non immobile.
Da settimane Meloni lavora alla squadra di governo
Da settimane lima l'eventuale squadra di governo. Incontra imprenditori. Corteggia Fabio Panetta, che vorrebbe trasferire dal board della Bce al ministero dell'Economia per rassicurare mercati e investitori. Affida ad Adolfo Urso missioni a Kiev e Washington, in modo da far capire al mondo che è Salvini, semmai, quello che parla con Mosca. Cerca la sponda di Mario Draghi, con risultati alterni. Chiede a Raffaele Fitto di far capire a francesi e tedeschi che il voto di Orban è soltanto un pezzo del racconto, perché lei non intende sfasciare davvero l'Unione.
Nel frattempo, prepara il primo viaggio internazionale, nel caso in cui diventasse davvero presidente del Consiglio: a Londra, dalla premier dei Conservatori Liz Truss. L'esordio istituzionale all'estero che potrebbe regalarle il calendario, invece, è il G20 di metà novembre in Indonesia.
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Conclude una rincorsa lunga molti anni. Tante stagioni a navigare attorno alle soglie di sbarramento, punti di riferimento internazionali come Orban e Trump, poi la scelta che cambia lo scenario: tutti dentro a sostenere il governo di Mario Draghi, tranne lei. Fagocita in pochi mesi Matteo Salvini, straccia FI. Sceglie l'atlantismo appena la Russia invade l'Ucraina. Adesso sente di aver "fatto la storia". Anzi, "l'impossibile", chiude la serata citando San Francesco.