Terzo polo, Calenda fallisce l’obiettivo doppia cifra. E Renzi vola a Tokyo
di Lorenzo De Cicco , di Lorenzo De CiccoRoma. Si chiamano Terzo Polo, ma sono arrivati quarti. L'autodefinizione, va detto, non ha mai portato bene, vedi il cartello Fini-Casini che nel nome di Monti, era il 2013, finì a ridosso del 10%, surclassato dal nascente Movimento 5 Stelle.
Il terzo polo si ferma sotto Forza Italia
Eppure allo scoccare delle 23 nel quartier generale dell'hotel Mediterraneo di via Cavour, pieno centro di Roma, c'è fermento. Exit poll, proiezioni e poi lo spoglio indicheranno che la lista "repubblicana" viaggia sotto l'8%. Al Senato sotto Forza Italia, alla Camera praticamente pari ai berlusconiani. L'obiettivo doppia cifra è lontano.
Carlo Calenda: "Sconfitta essere lontani dal 10%"
E Carlo Calenda, al comizio di chiusura al Gianicolo, aveva ammesso davanti ai cronisti: "Se saremo molto distanti dal 10% sarà una sconfitta". Militanti e dirigenti - fra cui tre ministre uscenti, la renziana Elena Bonet…
Roma. Si chiamano Terzo Polo, ma sono arrivati quarti. L'autodefinizione, va detto, non ha mai portato bene, vedi il cartello Fini-Casini che nel nome di Monti, era il 2013, finì a ridosso del 10%, surclassato dal nascente Movimento 5 Stelle.
Il terzo polo si ferma sotto Forza Italia
Eppure allo scoccare delle 23 nel quartier generale dell'hotel Mediterraneo di via Cavour, pieno centro di Roma, c'è fermento. Exit poll, proiezioni e poi lo spoglio indicheranno che la lista "repubblicana" viaggia sotto l'8%. Al Senato sotto Forza Italia, alla Camera praticamente pari ai berlusconiani. L'obiettivo doppia cifra è lontano.
Carlo Calenda: "Sconfitta essere lontani dal 10%"
E Carlo Calenda, al comizio di chiusura al Gianicolo, aveva ammesso davanti ai cronisti: "Se saremo molto distanti dal 10% sarà una sconfitta". Militanti e dirigenti - fra cui tre ministre uscenti, la renziana Elena Bonetti e le ex berlusconiane Mara Carfagna e Mariastella Gelmini - aspettano di capire quanto ci si discosterà dalla doppia cifra. Un punto percentuale in più o in meno cambierebbe, eccome, la narrazione del risultato elettorale. E naturalmente la consistenza della pattuglia parlamentare che riuscirà ad approdare a Montecitorio e Palazzo Madama: tra 4 e 12 senatori e tra 15 e 35 deputati. Il primo scenario, quello numericamente più scarno, taglierebbe fuori dal Parlamento più di un big.
Matteo Renzi non c'è. Ha votato domenica mattina nella sua Firenze, nello stesso seggio dell'ex sodale e sindaco dem Dario Nardella. Poi è partito alla volta del Giappone: domani parteciperà ai funerali dell'ex primo ministro Shinzo Abe. Quando parte lo spoglio, è in volo. Per l'ex rottamatore, in ogni caso, il bersaglio parrebbe centrato: dovrebbe restare in Parlamento, con un drappello di fedelissimi.
Obiettivo su cui allo scioglimento delle Camere in pochi avrebbero scommesso. La sua corsa, partita in solitaria dopo il niet di Enrico Letta, col traguardo dichiarato del 5% (con tanto di slogan: "Dammi il 5") e quello minimal sottaciuto (il 3% per scavallare il quorum) terminerebbe comunque sotto l'insegna missione compiuta. Discorso diverso per Calenda, che si prefiggeva di "scardinare i poli" e di ricreare una maggioranza Ursula con Mario Draghi confermato a Palazzo Chigi, al netto dell'indisponibilità del premier a un bis.
Cosa resta del Terzo Polo?
Il cantiere, giurano tutti, nei minuti frenetici del post-voto, rimane aperto. La strada tracciata indicherebbe quindi la federazione di Azione e Italia Viva, l'allargamento ad altri moderati che si aggregheranno in corso d'opera. E la nascita, nel 2023, di un vero e proprio partito, che Calenda immagina come "Patto per la Repubblica". Perché il nome Partito repubblicano, ha spiegato ai suoi, è già soggetto a copyright e non può essere sfruttato.
La tentazione nemmeno troppo sullo sfondo è sperare in un incidente di percorso nella nuova maggioranza meloniana, soffiare sulle crepe della destra. Renzi l'ha già giurata alla leader di FdI: "Ogni due anni faccio cadere un governo". Anche Calenda, prima delle elezioni, profetizzava (e si augurava): "Non dureranno 4 mesi". Si vedrà.
Prima di mezzanotte al Mediterraneo pochi si arrischiano a commentare. A un'ora dalla chiusura delle urne, Calenda non si fa vedere. È rimasto a casa. Parlerà solo stamattina sul tardi, fanno trapelare i suoi. "Di sicuro c'è una vincitrice, Giorgia Meloni, e uno sconfitto, Enrico Letta", traccia un rapido bilancio il renziano Ettore Rosato. Si attendono i famosi "dati reali". E va capito soprattutto come andrà il derby dell'area moderata, se il sorpasso su Forza Italia sarà portato a dama oppure no.
L'obiettivo di Calenda, dichiarato anche a microfoni aperti durante la campagna elettorale, è "assorbire" il partito azzurro. Avanti di scouting, puntando all'ingaggio dei moderati più in sofferenza (se ci sono e ci saranno) nel manipolo di parlamentari berlusconiani rieletti.