Da De Micheli a Orfini nel Pd è partito il casting degli aspiranti leader
di Giovanna Casadio , di Giovanna CasadioNel Pd è iniziata la resa dei conti. Oltretutto il passo indietro di Enrico Letta - che non si ripresenta per la guida del partito dopo la sconfitta elettorale e che si è ritagliato il ruolo di "traghettatore" verso il congresso che vorrebbe già a gennaio - scatena il casting degli aspiranti segretari dem. Quindi a bordo campo si scaldano in tanti, una decina di aspiranti. Oltre a Stefano Bonaccini, in panchina da tempo per la segreteria, e in attesa di capire se sarà in corsa Elly Schlein (che non è iscritta al Pd ma è indicata come la guida giusta di un Pd allargato), si candida Paola De Micheli, l'ex ministra, che conferma a Repubblica: "Ho 49 anni, un curriculum fitto e la voglia di spendermi per qualcosa di importante". Pronto a correre anche il sindaco di Pesaro Matteo Ricci. Come quello di Firenze, Dario Nardella.
Il duro post di Orfini
Peppe Provenzano, il vice segretario, è tra i candidati di cui…
Nel Pd è iniziata la resa dei conti. Oltretutto il passo indietro di Enrico Letta - che non si ripresenta per la guida del partito dopo la sconfitta elettorale e che si è ritagliato il ruolo di "traghettatore" verso il congresso che vorrebbe già a gennaio - scatena il casting degli aspiranti segretari dem. Quindi a bordo campo si scaldano in tanti, una decina di aspiranti. Oltre a Stefano Bonaccini, in panchina da tempo per la segreteria, e in attesa di capire se sarà in corsa Elly Schlein (che non è iscritta al Pd ma è indicata come la guida giusta di un Pd allargato), si candida Paola De Micheli, l'ex ministra, che conferma a Repubblica: "Ho 49 anni, un curriculum fitto e la voglia di spendermi per qualcosa di importante". Pronto a correre anche il sindaco di Pesaro Matteo Ricci. Come quello di Firenze, Dario Nardella.
Il duro post di Orfini
Peppe Provenzano, il vice segretario, è tra i candidati di cui si ragiona nell'area di Andrea Orlando. Avanza l'ipotesi di Antonio Decaro, sindaco di Bari. E poi c'è Matteo Orfini. Con un duro post su Facebook, Orfini ritiene che "il Pd vada sciolto e rifondato". Dice: "Basta pensare e parlare solo di alleanze. Abbiamo sprecato tre anni così: la nostra unica proposta politica é stata allearci. A prescindere, e senza idee. Politica delle alleanze, ma senza politica. Un partito non può essere solo questo. Se no diventa inevitabilmente solo un partito di potere, un partito dell'establishment. Per questo ora è il tempo di pensare un po' a noi stessi. Di ridefinire senso e missione del Pd. E anche modalità di funzionamento. Senza rimanere ostaggio di chi vorrebbe un cambiamento di facciata per non cambiare nulla". Aggiunge che "se serve, se nessuno si fa carico di questa istanza, allora sono pronto perché no!".
Parola d'ordine "rifondazione"
La parola d'ordine nel partito è proprio: "Il Pd va rifatto". E sul timing del congresso, ma anche sui modi, parte lo scontro: c'è chi vuole un congresso in tempi rapidi e chi invece ritiene vada abbandonato il rito ordinario, che ha nel voto nei gazebo il suo "clou". Meglio una fase costituente. Andrebbe forse cambiato lo statuto o accantonato, affinché la rifondazione del Pd non sia un maquillage o un casting.
Una costituente del partito
Di costituente parlano gli europarlamentari Brando Benifei ("Basta gattopardismo") e Pierfrancesco Majorino ("Non basta cambiare qualcosina, bisogna ricostituire il Pd"). Rilancia Gianni Cuperlo: "Non si può partire dai gazebo con il casting delle candidature: dobbiamo capire che si è interrotto un legame con la società, si è spezzato un filo e bisogna ricostruirlo". Rincara Monica Cirinnà: "Non si sceglie un capitano senza conoscere la rotta". E Roberto Morassut avverte: "Ora si passi dalle agorà alla costituente". Il congresso deve essere radicale, per Walter Verini: "Hanno sbagliato Conte e Calenda ma anche il Pd è parte del problema per come è percepito". Orlando lancia l'Sos: "Siamo vicini a un punto di non ritorno e questa volta non possiamo sbagliare".
Battibecco Serracchiani-Russo
Letta si è preso qualche ora di riposo in famiglia, prima di affrontare i nodi: dal timing del congresso alle regionali prossime e alla scelta dei capigruppo. Pensa positivo il segretario: "Non siamo disfattisti, il mondo è pieno di opportunità". Per il Pd tuttavia sono molte le grane: tra i bocciati, fuori dal Parlamento c'è la presidente del partito, Valentina Cuppi. Dura polemica tra Debora Serracchiani e Francesco Russo, ex senatore, lettiano, vice presidente del consiglio del Friuli Venezia Giulia che attacca: "Concordo con Debora quando dice che adesso è tempo di rimboccarsi le maniche. Ma forse, questa volta, è tempo che lo lasci fare a qualcun altro". Serracchiani replica: "Forse Russo è amareggiato per la candidatura non arrivata".