Salvini resiste e chiede di tornare al Viminale
di Emanuele Lauria , di Emanuele LauriaÈ andato a dormire "incazzato", si è risvegliato "carico a molla". E va avanti, Matteo Salvini, noncurante dei tre milioni di consensi persi dalla Lega dal 2018 a oggi, che sono addirittura sette milioni se si considera il "picco" delle Europee del 2019. Non lascia ma raddoppia, il segretario della Lega: rilancia la sua leadership nel partito per i prossimi cinque anni e tiene il punto sulla sua presenza nel governo. Possibilmente al Viminale.
Due messaggi con destinatari diversi: da un lato gli insofferenti del Carroccio, dall'altro Giorgia Meloni. Ai primi, presidenti di Regione ed esponenti dell'ala governista come Giancarlo Giorgetti dice chiaramente che "stare nell'esecutivo Draghi con Pd, 5stelle e Renzi è stato impegnativo" e soprattutto "elettoralmente penalizzante".
"Una parte rilevante della classe dirigente del partito - sottolinea - mi ha chiesto di uscire dal governo Conte perc…
È andato a dormire "incazzato", si è risvegliato "carico a molla". E va avanti, Matteo Salvini, noncurante dei tre milioni di consensi persi dalla Lega dal 2018 a oggi, che sono addirittura sette milioni se si considera il "picco" delle Europee del 2019. Non lascia ma raddoppia, il segretario della Lega: rilancia la sua leadership nel partito per i prossimi cinque anni e tiene il punto sulla sua presenza nel governo. Possibilmente al Viminale.
Due messaggi con destinatari diversi: da un lato gli insofferenti del Carroccio, dall'altro Giorgia Meloni. Ai primi, presidenti di Regione ed esponenti dell'ala governista come Giancarlo Giorgetti dice chiaramente che "stare nell'esecutivo Draghi con Pd, 5stelle e Renzi è stato impegnativo" e soprattutto "elettoralmente penalizzante".
"Una parte rilevante della classe dirigente del partito - sottolinea - mi ha chiesto di uscire dal governo Conte perché non faceva l'autonomia, poi mi ha chiesto di entrare nel governo Draghi perché si facesse. L'ultimo strappo di luglio con l'ex banchiere, aggiunge, "l'ho deciso da solo".
Dimissioni? Manco a parlarne. "Non ho mai avuto così tanta determinazione e voglia di lavorare". Il congresso? Salvini parla della necessità di completare le assemblea di sezione, quelle provinciali, quelle regionali. Ma non parla mai di un'assise nazionale in cui mettere in discussione il ruolo. E sfida deputati e senatori che borbottano: "Voglio riconoscere il lavoro dei militanti che non hanno mai avuto mezzo incarico retribuito - la frecciata di Salvini - e che in questa campagna hanno fatto molto di più rispetto a chi è in Parlamento da anni".
Il secondo messaggio è, appunto, per la candidata premier. "Con Giorgia non posso che congratularmi, è stata brava", dice. Ma è pronto a depositare sul tavolo della coalizione, per la formazione del nuovo esecutivo, richieste pesanti.
Dopo aver trascorso un'intera estate a fare campagna elettorale più che per il ruolo di ministro per l'Interno che per l'incarico di presidente del Consiglio (a dispetto del nome del partito, Lega per Salvini premier), il numero uno di via Bellerio negli ultimi giorni è stato più vago: "Per ora non non faccio nomi. Sarà un governo dei migliori ma a questo giro anche un governo scelto dai cittadini".
In realtà, racconta chi gli ha parlato nelle ultime ore, il segretario leghista non si sbottona neppure in privato sulle sue mire. Ma ha tutta l'intenzione di far valere la golden share della Lega. Partito che è sì crollato nei risultati elettorali ma che resta comunque determinante - al pari di Forza Italia - per la sopravvivenza della maggioranza di Giorgia Meloni.
D'altronde, come annota ironicamente il senatore rieletto Stefano Candiani, "ci gioviamo di una legge elettorale voluta da Renzi, che ci dà quasi lo stesso numero di parlamentari del Pd pur avendo percentuali decisamente inferiori. Diceva che il Rosatellum era un capolavoro di stabilità, perché consentiva di sapere il giorno dopo il voto chi avrebbe governato. Eccoci...".
Salvini, d'altronde, è pronto a far valere con gli alleati anche il merito di aver comunque reso possibili elezioni anticipate: "Se la Lega non avesse insistito per far cadere Draghi, una legislatura più lunga - è il ragionamento del senatore milanese - avrebbe evitato la frattura fra Letta e Conte e in primavera ci saremmo dovuti scontrare con un campo largo del centrosinistra, rischiando di non vincere".
Fatto sta che Matteo Salvini è pronto a rivendicare di nuovo il Viminale. "Non mettiamo caselle ma certo sul piano della sicurezza non abbiamo mai sfigurato", dice. Anche se il leader e i suoi uomini sono consapevoli del fatto che il Capo dello Stato potrebbe muovere qualche obiezione, visto che il capo della Lega è sotto processo per un atto - il blocco dell'Open Arms - deciso durante la sua precedente esperienza al ministero dell'Interno.
"Non abbiamo dubbi su uno sguardo non benevolo di Mattarella nei nostri confronti. E il Pd farà di tutto per sollecitare dei gran rifiuti", dice un parlamentare del Carroccio. L'esigenza di calare subito gli assi, per la Lega, nasce anche dall'esigenza di testare la leadership di Meloni "da esercitare - è l'avvertimento - con equilibrio".
Il timore che circola negli ambienti salviniani è in realtà che la presidente di FdI possa utilizzare le eventuali perplessità del Quirinale come alibi, per bloccare la nomination di Salvini che non le piace. Il piano B potrebbe essere un altro nome indacato dalla Lega al Viminale. Ma di certo, malgrado la scoppola, il senatore milanese non ha intenzione di abbassare il livello delle pretese.