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Carfagna: “La 194 non si tocca. Un passo indietro sui diritti non sarebbe da veri patrioti"

(agf)

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Intervista alla ministra per il Sud eletta col Terzo Polo: "La mancata elezione di Simone Pillon segna la bocciatura del “partito dei retrogradi”, spero che chi si appresta a governare ne tenga conto"
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Ministra Mara Carfagna, oggi si celebra la giornata mondiale per il diritto all’aborto sicuro. Non teme che un governo a trazione Meloni possa seguire la strada dei divieti imboccata negli Usa?
«No, non credo. Sanno anche loro che la 194 funziona. Ha praticamente azzerato gli aborti clandestini e ha accompagnato l’Italia in un percorso di responsabilità: il ricorso all’Ivg è in continua diminuzione dal 1983, oggi il nostro Paese ha un tasso di abortività fra i più bassi dell’Occidente».

Però nelle Marche governate da FdI abortire è ormai impossibile e in Liguria si sono astenuti sull’accesso alle strutture per l’Ivg. Non sono segnali preoccupanti?
«Tra le cose che si dicono prima delle elezioni per prendere voti e quelle che si fanno dopo c’è differenza. Vedremo. Il voto ha dato segnali precisi in materia di diritti delle donne: la mancata elezione di Simone Pillon segna l…

Ministra Mara Carfagna, oggi si celebra la giornata mondiale per il diritto all’aborto sicuro. Non teme che un governo a trazione Meloni possa seguire la strada dei divieti imboccata negli Usa?
«No, non credo. Sanno anche loro che la 194 funziona. Ha praticamente azzerato gli aborti clandestini e ha accompagnato l’Italia in un percorso di responsabilità: il ricorso all’Ivg è in continua diminuzione dal 1983, oggi il nostro Paese ha un tasso di abortività fra i più bassi dell’Occidente».

Però nelle Marche governate da FdI abortire è ormai impossibile e in Liguria si sono astenuti sull’accesso alle strutture per l’Ivg. Non sono segnali preoccupanti?
«Tra le cose che si dicono prima delle elezioni per prendere voti e quelle che si fanno dopo c’è differenza. Vedremo. Il voto ha dato segnali precisi in materia di diritti delle donne: la mancata elezione di Simone Pillon segna la bocciatura del “partito dei retrogradi”, spero che chi si appresta a governare ne tenga conto».

In Ungheria una nuova legge obbliga ad ascoltare il battito fetale, sarebbe possibile introdurla anche da noi?
«No. Si tratta di un’inutile crudeltà, improponibile e inaccettabile».

Con il nuovo governo assisteremo a un arretramento sui diritti civili e sociali?
«Sarebbe un grave errore. Le diseguaglianze nell’accesso ai diritti — compresi quelli costituzionali alla parità, alla salute, al lavoro — sono una grande ferita italiana: il patriottismo di FdI si misurerà soprattutto sulla volontà e la capacità di risanarla. Non ci si può definire “patrioti” e poi lasciare pezzi di Patria al loro destino».

Nessuna donna, né di sinistra né di centro, ha mai concorso per la guida del governo, Meloni invece si è imposta. Forse perché voi avete sempre preferito farvi cooptare dal capo (maschio) di turno?
«Contesto del tutto questa lettura. Dire che le donne stanno in politica perché cooptate dai capi, con la sola eccezione di Giorgia Meloni, è una leggenda maschilista ed è anche ingeneroso».

I Paesi nordeuropei hanno una robusta tradizione di premier donna. Ora che ce ne sarà una anche in Italia è una buona o una cattiva notizia, visto che a rompere il tabù è un’esponente dell’estrema destra?
«Giorgia Meloni sicuramente rompe il tetto di cristallo italiano. La speranza è che i cocci non cadano in testa alle donne e che alcune sue discutibili affermazioni su quote e modelli culturali come Orbán o Abascal, il capo spagnolo di Vox, vengano archiviate».

Finora Meloni è stata molto cauta sul piano internazionale. Alla lunga sposterà l’asse geopolitico verso Visegrad o resterà ancorata all’Europa e all’atlantismo?
«Sull’atlantismo mi sembra che non ci siano dubbi. Sulle relazioni europee il rischio è maggiore: FdI ha preso voti anche in nome del suo euro-scetticismo e della critica all’attuale leadership europea. Sarà difficile dire agli elettori “cambiamo marcia”, ma è indispensabile se davvero si vuole tutelare l’interesse nazionale».

Renzi ha già detto che il Terzo Polo è pronto a collaborare sulle riforme. Farete la stampella del governo Meloni?
«Ma figuriamoci. Sulle riforme interverremo senza posizioni pregiudiziali, come dovrebbe sempre fare una politica seria».

Non sarebbe più proficuo stringere un patto con le altre forze di opposizione per cercare di fronteggiare il governo più a destra di sempre?
«Che senso avrebbe? Siamo usciti dalle nostre case di appartenenza non certo per fronteggiare la destra, ma per fondare ciò che oggi in Italia manca: un Polo liberale, riformista, europeista che possa diventare una credibile alternativa di governo. L’opposizione la faremo come decideremo noi, in coerenza con il nostro progetto. E sono certa che cresceremo per credibilità, impegno e anche consenso tra i milioni di italiani stufi di estremismo».

Stando ai numeri, il campo mancato avrebbe potuto vincere le elezioni. Pentita di non aver lavorato per una coalizione più larga in grado di competere alla pari con il centrodestra?
«L’opzione non è mai esistita, e il senno di poi in politica non esiste».

Lei nel suo collegio è arrivata quarta. Si sente tradita dai suoi elettori?
«La candidatura all’uninominale era di bandiera, l’ho chiesta io perché ritenevo un dovere politico trainare le liste a Napoli, anche se era ovvio che non sarei mai stata eletta lì. I 12mila voti che ho preso sono tantissimi, una medaglia. In Campania la mia candidatura vera era nel plurinominale di Salerno: in città abbiamo raggiunto il 9,7%, una quota record se si considera che al Sud Azione partiva da percentuali più basse».