✕

Giovani Pd, la sfida degli under 40 arrivati in Parlamento: "Ora vogliamo un ruolo"

Da Bakkali a Cerroni, una pattuglia di debuttanti a Montecitorio: "La rottamazione non serve, ma le priorità devono essere salari e lavoro". In tanti vedono di buon occhio il campo largo: "Riapriamo al dialogo con M5S"
3 minuti di lettura

ROMA - È un grande classico post-sconfitta del Pd. Dire: ripartiamo dai giovani (per prassi di solito si aggiunge: e dalle periferie). Lo ha fatto anche Enrico Letta, quando ha annunciato di voler lasciare il partito "a una nuova generazione", ed è parso sincero perché in effetti al momento di formare le liste, dribblando le resistenze di correnti e big scalzati, è riuscito a garantire un posto blindato a un manipolo di ventenni e trentenni riusciti ora ad approdare in Parlamento. Sono loro le nuove leve democrat. Non si sentono rottamatori. Ma chiedono spazio. Ruoli. "Responsabilità", dicono. Quasi tutti vedono di buon occhio la resurrezione del campo largo, il ritorno all'abbraccio col M5S. Chi con entusiasmo, chi perché la contingenza lo richiede. C'è chi spera in Elly Schlein e chi, più democristianamente, svicola dal toto-leader: "Non parliamo di nomi".

I giovani dem: "Noi mo…

ROMA - È un grande classico post-sconfitta del Pd. Dire: ripartiamo dai giovani (per prassi di solito si aggiunge: e dalle periferie). Lo ha fatto anche Enrico Letta, quando ha annunciato di voler lasciare il partito "a una nuova generazione", ed è parso sincero perché in effetti al momento di formare le liste, dribblando le resistenze di correnti e big scalzati, è riuscito a garantire un posto blindato a un manipolo di ventenni e trentenni riusciti ora ad approdare in Parlamento. Sono loro le nuove leve democrat. Non si sentono rottamatori. Ma chiedono spazio. Ruoli. "Responsabilità", dicono. Quasi tutti vedono di buon occhio la resurrezione del campo largo, il ritorno all'abbraccio col M5S. Chi con entusiasmo, chi perché la contingenza lo richiede. C'è chi spera in Elly Schlein e chi, più democristianamente, svicola dal toto-leader: "Non parliamo di nomi".

I giovani dem: "Noi mosche bianche"

"Siamo ancora mosche bianche, in questo Parlamento che si è abbastanza auto-conservato", ammette Ouidad Bakkali, 36 anni, nata ad Agadir, in Marocco, ma cresciuta in Romagna. A Montecitorio non arriva da catapultata: dieci anni fa era già assessora al Comune di Ravenna, ora è presidente del Consiglio comunale. È anche vicesegretaria regionale del Pd. "Il ricambio serve, eccome. E noi ci vogliamo prendere le nostre responsabilità". Non è solo una questione anagrafica. "Alla guida del partito devono esserci persone simili a quelle che vogliamo rappresentare". In Parlamento, aggiunge, "ci sono solo due deputati con un profilo migratorio. Possibile?". Pare di sì. Delle nuove leve è l'unica a prendere qualche distanza dai 5 Stelle. "L'alleanza non è una strada obbligata, prima dobbiamo capire come riconnetterci al nostro popolo, parlare con chi in piazza in questa campagna elettorale ci diceva: non ci date risposte".

"Il Pd va rifondato, non ce la caviamo con l'ennesima "gazebata"", concorda Marco Sarracino, 33 anni, segretario del Pd di Napoli, fresco di elezione a Montecitorio. "Serve una fase costituente vera, aperta anche all'esterno, a chi si è unito a noi nella lista progressista: Articolo 1, Demos, i socialisti. Ma anche a quel pezzo di società che ha scelto di votare altrove o che non è proprio andato a votare. Chi soffre la crisi, chi si sente escluso". Servono facce nuove? "Serve il protagonismo di una nuova generazione, ma senza tornare alla rottamazione".

I giovani Pd: "Riapriamo al M5S"

Quanto al rapporto con il M5S, rivendica, "a Napoli siamo stati i primi a inventarci l'accordo giallorosso e quell'esperimento ci ha fatto vincere. Anche in Parlamento dobbiamo collaborare". "Per forza che dobbiamo ripartire dal campo largo!". A parlare ora è Caterina Cerroni, classe '91, del Molise, dov'è stata eletta alla Camera. Nonostante l'età, conosce bene gli intrichi della politica: nel 2020 si candidò in uno dei congressi più pazzi della giovanile del Pd, al termine del quale entrambi gli sfidanti, lei e Raffaele Marras, si dichiararono vincitori. Seguirono accuse reciproche di brogli, cordate, correntismo. La spuntò lei. "Le correnti non sono il male assoluto del Pd - dice oggi - a patto che non siano solo filiere di potere, ma luoghi di riflessione, di pluralità". Il futuro se lo immagina a braccetto con i 5 Stelle. "Rispolverare la vocazione maggioritaria non ha senso. Guardiamo il contesto. Al campo largo abbiamo lavorato per due anni. Tocca ripartire subito, a cominciare dalle regioni dove si voterà all'inizio del 2023". Elly Schlein segretaria del post-Letta? "Perché no? È giovane, è donna. Anche politicamente ha il profilo adatto. A me piace".

I giovani dem: "Salari e lavoro le priorità"

"Fare spazio ai giovani servirà al Pd", dice un'altra debuttante del Palazzo, Rachele Scarpa, 25enne capolista dem in Veneto, sopravvissuta alle polemiche per un vecchio post Facebook in cui metteva in dubbio il "diritto di Israele a difendersi". "Abbiamo pagato lo scotto di essere stati "responsabili". Ma come partito abbiamo qualcosa da dire al Paese. Ai giovani. Ai precari. Il salario minimo non se l'è inventato Conte, c'è una proposta del Pd". Col M5S, comunque, "dobbiamo lavorare insieme all'opposizione, serve un fronte unitario. L'avversario è la destra".

Anche dalla cantera dei territori trapelano considerazioni simili. "Da soli non si va da nessuna parte. Io qui avevo il campo largo. La strada è quella, senza rinunciare alla nostra identità". Parola di Andrea Furegato, 25 anni, cintura nera di judo e laurea in Economia, che a giugno è stato eletto sindaco di Lodi col 60% (contro la sindaca uscente leghista). Il congresso lo appassiona fino a un certo punto. Da sindaco, parla di temi concreti: "Ambiente, istruzione, sanità pubblica. Imprese e lavoratori con i salari bassi". Farà bene al Pd stare un po' all'opposizione, come dicono sottovoce in tanti? "No, era meglio vincere".