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Staino: “Letta deve rimanere. Per il futuro del Pd io offro il modello Scandicci”

Sergio Staino 

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Intervista al vignettista, che si schiera con il segretario uscente: "E' stato coraggioso a dire no a Conte e al populismo grillino che noi dobbiamo combattere. La Meloni la conobbi anni fa e pensai perché una così non ce l’abbiamo noi nella Fgci? Io credo che farà bene"
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Sergio Staino, lei chi vorrebbe come successore di Enrico Letta?
"Nessun altro. Deve rimanere lui".

Ma ha già detto che si dimetterà.
"Ha sbagliato. Perché così tutta la discussione si concentrerà sul successore invece che su cosa vogliamo essere: qual è il nostro orizzonte ideale? Quali classi sociali vogliamo rappresentare?".

Anche stavolta operai e le persone in difficoltà hanno votato a destra. A cosa serve ormai il Pd?
"Non nella mia Scandicci, qui abbiamo preso il 41 per cento. Ed è una lezione per tutti".

La vignetta di Staino dedicata a Letta in esclusiva per Repubblica

Com'è stato possibile?
"C'è una classe dirigente con una forte identità di sinistra, che ha molta cura del territorio. Prima del voto è venuto don Ciotti al cinema Aurora, c'erano 400 persone e io sono scopp…

Sergio Staino, lei chi vorrebbe come successore di Enrico Letta?
"Nessun altro. Deve rimanere lui".

Ma ha già detto che si dimetterà.
"Ha sbagliato. Perché così tutta la discussione si concentrerà sul successore invece che su cosa vogliamo essere: qual è il nostro orizzonte ideale? Quali classi sociali vogliamo rappresentare?".

Anche stavolta operai e le persone in difficoltà hanno votato a destra. A cosa serve ormai il Pd?
"Non nella mia Scandicci, qui abbiamo preso il 41 per cento. Ed è una lezione per tutti".

La vignetta di Staino dedicata a Letta in esclusiva per Repubblica

Com'è stato possibile?
"C'è una classe dirigente con una forte identità di sinistra, che ha molta cura del territorio. Prima del voto è venuto don Ciotti al cinema Aurora, c'erano 400 persone e io sono scoppiato in lacrime per la bellezza di quell'incontro".

Si è commosso?
"Sì, e mi odiavo. "Perché piangi, hai 82 anni!", mi ripetevo, e invece poi lì ho avuto tutto intorno, ho stretto cinquecento mani. È stata una serata di una grande solidarietà. Così dev'essere un partito!".

Che cosa propone?
"Di trasferire la sede Pd dal Nazareno a Scandicci. Il Nazareno è un distruttore di dirigenti".

Via tutti?
"Tutti da Bettini in giù, via da lì, via!"


Perché definisce Letta addirittura coraggioso?
"Ha detto no a Conte".

Ma è proprio l'errore che gli rinfacciano in tanti: con Conte si poteva sfidare la destra.
"No, Conte è il populismo che noi dobbiamo combattere. Bisogna fare come i socialisti di fine Ottocento, che in ogni paese aprivano una scuola. Tornare ad aprire sezioni, stare realmente sul territorio e invitare persone come Gianrico Carofiglio a fare lezioni di democrazia ai giovani. Ce ne sono tanti in gamba, e vanno coinvolti".

Al Sud Conte non ha rimesso al centro la questione sociale?
"La questione del reddito di cittadinza, piuttosto! Mi ha ricordato Achille Lauro che a Napoli dava una scarpa prima del voto e l'altra dopo".

Ma ha avuto successo.
"Con un milione di persone che percepiscono il reddito di cittadinanza è chiaro prendi quattro milioni di voti. Ma siamo a forme di voto di scambio".

Nel Pd c'è una forte corrente che preme per il riavvicinamento.
"E mi dispiace che tra loro ci siano Beppe Provenzano ed Andrea Orlando che stimo. Noi dobbiamo guardare a come uscire dalla crisi, alla nostra identità, no a fare patti con Conte".

Nel concreto il Pd che chance ha per non morire di inedia?
"Deve tornare a coniugare il cuore anarchico col cervello riformista. Emanuele Macaluso era così".

Francesco Piccolo dice che il Pd non sorride, non è popolare.
"Sì, ma nulla è perduto. Dipende da cosa offri, da come parli. Qui a casa mia ho avuto dei muratori meridionali, immigrati a Scandicci, che avevano felicemente votato per il Pd".

Quindi niente Bonaccini, niente Schlein?
"Discutere di nuovo del segretario, l'ottavo in tredici anni, invece che dei contenuti, è un errore. I populisti partono dal leader, ma noi no".

Schlein non la convince?
"Elly la adoro, abbiamo fatto tante cose insieme, ma non si può anteporre il nome alle idee, perché saremmo punto e a capo".

Letta deve ripensarci?
"Gli ho scritto una lettera aperta: "Il tuo abbandono sarebbe la sconfitta per tutti noi. Non solo: sarebbe un ripiegarsi in tristi meditazioni, lasciando il campo largo che amavi tanto, in mano alle scorribande delle nostre correnti"".

E ha citato Berlinguer?
"Sì, gli ho scritto: "Pensa un attimo all'altro Enrico, a Berlinguer: te lo vedi che assume un atteggiamento di una dignità scaturita solo dall'orgoglio? Ripensaci!"".

Insomma per lei Letta è il meno colpevole di tutti?
"Sì, ho ammirato la sua serietà. È un riformista. Come Draghi".

Intanto la destra marcia unita e vince.
"Se tu parli al cuore della gente, la gente ti segue. Quelli che hanno votato Meloni non sono tutti di estrema destra, molti l'hanno scelta perché percepiscono uno slancio, una passione".

Ne parla bene?
"No, ma l'ho conosciuta da giovane a Colle Oppio, quando lavoravo per l'Unità. Ricordo che pensai: "Ma perché una così non ce l'abbiamo nella Fgci?""

Che premier sarà?
"Non lo so, però mi piacerebbe pensare che con la sua intelligenza possa aiutare a far nascere una destra liberale seria, di cui l'Italia avrebbe bisogno".

E il tifo sfrenato per Vox?
"Credo che abbia capito che quel comizio è stato un errore, che la sua strada è un'altra".

Insomma, sul Pd non è ottimista?
"Temo una lunga discussione congressuale che non ci aiuterà. Posizionamenti. Invidie. Rancori. È una malattia".

Che fare?
"Bisogna muovere il cuore".