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Quei silenzi di Giorgia Meloni in stile Banksy

(ansa)

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La leader di FdI si è inabissata dopo l'esito elettorale: la necessità di prendere il respiro prima delle fatiche di governo o una scelta calcolata per evitare scivoloni iniziali
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Chi l’ha vista? La vincitrice delle elezioni italiane si è inabissata poco dopo l’esito. Una seduta dal personal trainer (da lui rivelata con lo slogan “E ora abbassiamo la tensione”), poi il vuoto. Quello mediatico, l’unico che venga rilevato dai sismografi della vita pubblica. Conferenza stampa disdetta, nessuna apparizione, ritiro da quella scena che aveva, fino alla vigilia del voto, dominato con parole e immagini. Tre giorni di silenzio e oscuramento per un leader politico sono in questo tempo più che un’anomalia. Si è bucato perfino il silenzio elettorale, previsto dalla legge, e ora che si potrebbero dire le prime parole davvero famose, niente.

Esistono due possibili spiegazioni, entrambe logiche, ma una più psicologica e raffinata. La prima, quella che corre per i vicoli di Roma, è quella di una necessità di prendere il respiro prima di rituffarsi in acque più profonde e, come disse colui…

Chi l’ha vista? La vincitrice delle elezioni italiane si è inabissata poco dopo l’esito. Una seduta dal personal trainer (da lui rivelata con lo slogan “E ora abbassiamo la tensione”), poi il vuoto. Quello mediatico, l’unico che venga rilevato dai sismografi della vita pubblica. Conferenza stampa disdetta, nessuna apparizione, ritiro da quella scena che aveva, fino alla vigilia del voto, dominato con parole e immagini. Tre giorni di silenzio e oscuramento per un leader politico sono in questo tempo più che un’anomalia. Si è bucato perfino il silenzio elettorale, previsto dalla legge, e ora che si potrebbero dire le prime parole davvero famose, niente.

Esistono due possibili spiegazioni, entrambe logiche, ma una più psicologica e raffinata. La prima, quella che corre per i vicoli di Roma, è quella di una necessità di prendere il respiro prima di rituffarsi in acque più profonde e, come disse colui al quale succederà, “inesplorate”, almeno da lei.

È naturale arrivare esausti al traguardo di una vita, che per nove decimi della sua durata era apparso un miraggio. Il vincitore di una gara china spesso la testa e scompare sotto un asciugamano per non mostrare incredulità e sofferenza prima del giro d’onore e di una nuova più grande fatica.

Esiste però una seconda possibilità. Quella che Meloni abbia fatto una scelta calcolata, preso una cautela opportuna per evitare di scivolare dove altri sono caduti. Non è che stia seguendo la teoria del “papa giovane” Lenny Belardo secondo cui “l’assenza è presenza” e “dobbiamo tornare a renderci inaccessibili perché solo così saremo desiderabili”, come i grandi artisti più amati: Salinger, Banksy, Mina. No, nel medio periodo non potrà accadere.

Ma una candidata e non una premier in pectore può far girare di sé una fotografia dove al pectore compaiono due sferici omonimi. L’inciampo è sempre in agguato, lo sgambetto sempre teso. E allora il silenzio può essere una inevitabile strategia per non sbagliare, sapendo che tutti i microfoni, le telecamere, i cellulari, gli occhi e le orecchie sono puntati su di lei, in Italia e all’estero. Per non farlo in mondovisione, con un Papeete bis o un piede malfermo sul predellino, per eccesso di confidenza, per ebbrezza da comando. L’indizio c’è ed è nell’invito rivolto ai suoi a non sovraesporsi, come fecero altri, nelle bettole di Roma, nei salotti televisivi, negli androni di palazzo, lasciandosi sfuggire una frase di troppo (e qualcuno ha già, invece, cominciato).

Esistono studi sulla strategia dell’assenza, tendente a invertire la crescente personalizzazione della politica. Ma quando il successo è dovuto proprio a una personalizzazione estrema, a un metterci la faccia ovunque e a dichiararsi “pronti”, non c’è studio e non c’è tattica che tenga. Tocca uscire, buttarsi e nelle famose acque nuotare.