Ricostruire il Pd, Letta: "Tutto in discussione, dal nome al simbolo, all'organizzazione. Congresso a 4 tappe con primarie"
di Giovanna Casadio , di Giovanna CasadioROMA - "Tutti vogliamo un nuovo congresso e una nuova leadership, ma il congresso non sia un casting". In una lettera ai militanti del Pd, il segretario Enrico Letta - che si è ritagliato il ruolo di "traghettatore" del partito al congresso per farsi da parte - chiede una rigenerazione e una rifondazione del partito. Ma no alle operazioni di facciata e al gattopardismo. Perciò va "rimesso tutto in discussione". Ammette ed esorta: "Abbiamo perso. Ne usciamo con un risultato insufficiente e sulle nostre spalle c'è oggi la responsabilità di organizzare una opposizione seria alla destra. Abbiamo il tempo e la forza morale intellettuale e politica per rimetterci in piedi. Le basi per ripartire di sono".
E comunque è un congresso Costituente quello che attende il Pd. Letta lo prevede in quattro fasi. La prima sarà quella della "chiamata", che durerà alcune settimane e…
ROMA - "Tutti vogliamo un nuovo congresso e una nuova leadership, ma il congresso non sia un casting". In una lettera ai militanti del Pd, il segretario Enrico Letta - che si è ritagliato il ruolo di "traghettatore" del partito al congresso per farsi da parte - chiede una rigenerazione e una rifondazione del partito. Ma no alle operazioni di facciata e al gattopardismo. Perciò va "rimesso tutto in discussione". Ammette ed esorta: "Abbiamo perso. Ne usciamo con un risultato insufficiente e sulle nostre spalle c'è oggi la responsabilità di organizzare una opposizione seria alla destra. Abbiamo il tempo e la forza morale intellettuale e politica per rimetterci in piedi. Le basi per ripartire di sono".
E comunque è un congresso Costituente quello che attende il Pd. Letta lo prevede in quattro fasi. La prima sarà quella della "chiamata", che durerà alcune settimane e apre a tutti coloro che vorranno partecipare al progetto di "Italia Democratica e progressista".
La seconda sarà quella dei "nodi" , ovvero affrontare le cose che vanno risolte: dall'identità al nome, al simbolo, alle alleanze all'organizzazione. Tutto da rimettere in discussione. La terza sarà sul confronto delle candidature fino a selezionarne due. Infine le primarie tra due candidati segretari. I gazebo restano, ma solo alla fine di questo percorso e tra due sfidanti. Non c'è bisogno di cambiare statuto o regolamenti: "Tutto si può svolgere a regole vigenti e quindi iniziare rapidamente".
Il segretario dem considera la propria leadership conclusa, richiama il discorso che fece quando il 14 marzo del 2021 venne chiamato a risollevare un Pd anche allora in profonda crisi . E chiede ai militanti e ai dirigenti di credere "nel noi collettivo" che è molto meglio della soma dei tanti io : "Questa è la forza del Pd".
Nel partito del resto stanno partendo numerose iniziative. C'è il primo manifesto dei progressisti riuniti. E' un invito in una prospettiva dem-grillina per "imparare la lezione e ricominciare insieme". E i mittenti sono "elettrici e elettori che nella differenza delle proprie culture, storie politiche e civili, di fronte al risultato elettorale sentono l'urgenza di incoraggiare un confronto aperto tra tutte le forze di sinistra e di progresso del Paese". E più dell'analisi, valgono intanto le adesioni.
Il mix di dem, sostenitori dei 5Stelle e cattolici democratici vede schierati Tommaso Montanari e il sociologo Domenico De Masi, consigliere di Giuseppe Conte, con Rosy Bindi, l'ex presidente ed ex ministra del Pd, con Giulia Rodano e i cattolici democratici come Franco Monaco e Vannino Chiti. Aderiscono Maurizio Ambrosini e Luigino Bruni, l'economista a cui il Vaticano affida il coordinamento dei summit sulla nuova economia.
Nei contenuti. Il primo punto è "riconoscere l'errore di presentarsi divisi di fronte a una destra unita". Ma come si è arrivati alla sconfitta? Occorre, scrivono, ascoltare le ragioni di "quel terzo abbondante del Paese che non vota più e dei tanti che non hanno votato la destra ma neppure si sono riconosciuti nella proposta delle forze progressiste: è una sconfitta che ci chiede di riflettere insieme sugli errori compiuti".
E c'è un atto d'accusa al "malinteso senso di responsabilità quando non brama di potere" che ha portato nella percezione degli elettori ad assimilare "una parte delle forze progressiste a partiti dell'establishment".
La richiesta al Pd è "di risparmiare a se stesso e al campo progressista il rituale di un'inconcludente resa dei conti interna, perché non è cambiando segretario che il Pd può rigenerarsi". Ce n'è anche per il M5Stelle affinché "dimostri che l'approdo a posizioni progressiste non è meramente tattico". E quindi si tratta di aprire un "nuovo cantiere".
Mentre in una intervista alla Stampa, Rosy Bindi propone: "I Dem vadano a sciogliersi, il congresso è accanimento terapeutico".