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Il Pd ha un problema con le donne. “Meloni ci ha dato una lezione impariamo a prenderci il potere”

Marianna Madio e Debora Serracchiani 

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La percentuale nei gruppi parlamentari è meno di un terzo: “Agli uomini i collegi meno complicati, a noi quelli impossibili”
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Siccome i presagi non vanno mai trascurati, c'è una scena che anticipava come la battaglia tra i sessi nel Pd fosse destinata, dopo il voto, a diventare un caso nel caso o, se preferite, una sconfitta nella sconfitta. L'episodio si verifica al Nazareno, quartier generale del Partito democratico, nella movimentata sera in un cui il segretario Enrico Letta legge a dirigenti e aspiranti parlamentari le liste faticosamente partorite dopo giorni di taglia e cuci, leva e metti. Ad ascoltare Letta c'è anche la senatrice Monica Cirinnà. Le tocca un collegio romano difficile, forse impossibile, che lei di lì a qualche ora con una frase molto infelice definirà "inidoneo ai miei temi". Cirinnà esce e si avvia agli ascensori insieme al marito Esterino Montino, sindaco di Fiumicino e storico esponente del partito, filiera Pci-Ds. Quel che segue è un report, ingentilito nel lessico, dei concetti trasmessi da un furioso Montino a…

Siccome i presagi non vanno mai trascurati, c'è una scena che anticipava come la battaglia tra i sessi nel Pd fosse destinata, dopo il voto, a diventare un caso nel caso o, se preferite, una sconfitta nella sconfitta. L'episodio si verifica al Nazareno, quartier generale del Partito democratico, nella movimentata sera in un cui il segretario Enrico Letta legge a dirigenti e aspiranti parlamentari le liste faticosamente partorite dopo giorni di taglia e cuci, leva e metti. Ad ascoltare Letta c'è anche la senatrice Monica Cirinnà. Le tocca un collegio romano difficile, forse impossibile, che lei di lì a qualche ora con una frase molto infelice definirà "inidoneo ai miei temi". Cirinnà esce e si avvia agli ascensori insieme al marito Esterino Montino, sindaco di Fiumicino e storico esponente del partito, filiera Pci-Ds. Quel che segue è un report, ingentilito nel lessico, dei concetti trasmessi da un furioso Montino alla consorte davanti a molti colleghi di partito: "Te sei fatta frega', e manco hai detto niente, sei un'ingenua, ma che ti dice la testa?".


Cirinnà, in effetti, non è stata eletta. Condizione certo non eccezionale tra i candidati Pd e in particolare tra le donne. Nonostante il Rosatellum preveda una sostanziale parità di quote uomo-donna nelle liste, dovrebbero essere alla fine solo 34 su 106 le parlamentari dem, meno di un terzo. Per via dei bizantinismi della legge elettorale il dato non è ancora ufficiale, ma il bilancio, quello sì, è già chiaro: meno di un terzo. Mortificante per un partito che ha sempre fatto della parità di genere una bandiera. Tra le elette non figura nemmeno Valentina Cuppi, la presidente del partito, flop simbolico nella tornata elettorale in cui la destra italiana esprime la prima presidente del Consiglio.
La differenza rispetto al siparietto Cirinnà-Montino è che, a elezioni finite, ora sono le donne a strigliare gli uomini. "Non può esistere alcun percorso congressuale che non parta da questo dato delle elette e dal tema della democrazia paritaria", dice Simona Malpezzi, capogruppo uscente al Senato, rieletta. Concorda l'ex presidente della Camera Laura Boldrini, rieletta: "La vocazione femminista sia in cima alle idee per un radicale cambiamento del partito". Opinione condivisa da tutte, e anche dalla fin qui unica candidata già ufficiosamente in campo per la segreteria, l'ex ministra Paola De Micheli: "Il Pd ha da tempo un problema con le donne, una resistenza a valorizzarne l'oggettiva e talentuosa diversità". De Micheli dice di non essere stupita dal risultato: "Che vi aspettavate quando al Sud quasi non c'era una donna capolista? L'unico momento nel quale le donne non incontrano ostacoli a raggiungere le cariche è quando ci sono le preferenze. Solo che molte di quelle che ne hanno prese a migliaia nelle amministrazioni locali non erano nemmeno in lista".


Dove i giudizi cominciano a divergere è sulle responsabilità del disastro. Il Pd conserva un retaggio maschilista? Il dubbio di molte è che, nonostante gli sforzi e i proclami, la situazione non sia molto diversa da quando nel benigniano Berlinguer ti voglio bene il dibattito lanciato dal palco della Casa del popolo, "pole la donna esse uguale all'omo?", si concludeva già primo categorico intervento dalla platea: "No!". Di contro, c'è chi sottolinea la poca propensione delle donne di sinistra a conquistarsi un ruolo senza aspettare di essere selezionate dai dirigenti maschi. I successi di Meloni, insomma, non permettono di rifugiarsi solo nelle accuse al patriarcato in politica.
Sostiene Malpezzi: "Anche se Meloni non fa politiche per le donne né promuove la parità di genere nel suo partito, il giorno che si insedierà a Palazzo Chigi con il compagno che la segue tre passi indietro sarà una scena di grande impatto simbolico, che ci deve interrogare". Dice Alessia Morani, non rieletta e molto severa con i vertici del partito: "Meloni ci ha preceduto su tre traguardi, è la prima leader di partito, prima a guidare una coalizione, prima a Palazzo Chigi. Noi il potere non ce lo andiamo a cercare, abbiamo una ritrosia al conflitto, con il risultato che chi decide preferisce ancora un uomo incapace a una donna capace". Pure Marianna Madia, eletta, concede il riconoscimento alla leader di Fratelli d' Italia: "Meloni è stata bravissima. Dobbiamo imparare la lezione e andare a prenderci le cose. Quando in questa legislatura mi sono candidata a capogruppo ho ricevuto continui inviti a ritirarmi con la motivazione che era certa la mia sconfitta. Non l'ho fatto, perché le battaglie vanno fatte".
Il problema è che ci sono esponenti dem che rimproverano ai dirigenti di non averla fatta proprio, la battaglia del 25 settembre. La romana Patrizia Prestipino, non eletta, la spiega così: "Mentre l'intero gruppo dirigente scappava, mettendo al sicuro il seggio nei listini del proporzionale, nei collegi uninominali sono stati mandati gli altri e anche lì con una differenza: agli uomini quelli meno complicati, alle donne quelli impossibili". La veronese Alessia Rotta, non rieletta nonostante fosse capolista in città, non vuole partecipare alla caccia al colpevole: "Non mi piace la litania del giorno dopo, è inutile e anche un po' maschile metterci ora a cercare un colpevole. Per questo risultato nessuna di noi può assolversi". Prestipino e Morani pongono la stessa domanda: "Possibile che, dopo un flop del genere, la Conferenza delle Donne taccia?". E allora siamo andati a chiederlo alla sua coordinatrice Cecilia D'Elia, rieletta: "Il dato finale - dice D'Elia - va letto nel quadro della sconfitta complessiva, è ovvio che non sono contenta ma la percentuale delle nostre senatrici è in linea con la legislatura appena conclusa". Legislatura già segnata dalla ferita della delegazione di ministri tutta al maschile, ferita dopo la quale Letta, appena subentrato a Nicola Zingaretti, decise di sostituire i capigruppo Andrea Marcucci e Graziano Delrio con Malpezzi e Debora Serracchiani.
Al congresso la questione femminile sarà centrale, in attesa di capire se scenderà in campo anche Elly Schlein. Dice Morani: "Nel Pd siamo l'anello debole della catena". Dice De Micheli: "Basta con la visione ancillare". Dice Madia: "Puntare sulla sorellanza, non è una donna qualsiasi alla segreteria che risolverebbe il problema". Dice Cirinnà: "In direzione voterò contro la proposta congressuale di Letta". Montino in direzione non c'è.

 

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