Salvini è nell'angolo ma si fa acclamare. Moratti-Fontana, crisi in Lombardia
di Emanuele Lauria , di Emanuele LauriaL'ultimo scossone, nel turbolento post-voto di Matteo Salvini, lo dà Letizia Moratti. In serata la vicepresidente della Regione Lombardia fa sapere di puntare dritto al posto del governatore Attilio Fontana. Moratti, ai microfondi di Raitre, rivela di aver accettato l'incarico "con l'impegno parallelo di Fontana di un passaggio di testimone a fine legislatura. Sulla base di quelle indicazioni - dice - ho costruito una rete civica. La mia non è un'autocandidatura ma una disponibilità: è diverso". È una bomba gettata sulla strada del leader della Lega che ha sempre detto di sponsorizzare il bis di Fontana. E dallo stesso presidente della Lombardia arriva subito una sferzante risposta a Moratti: "Io non ho mai promesso niente, non si gioca con l'onorabilità delle persone. A questo punto chiarisca: o è con noi o contro di noi". E il Carroccio sollecita la vicepresidente della Regione a farsi da parte.…
L'ultimo scossone, nel turbolento post-voto di Matteo Salvini, lo dà Letizia Moratti. In serata la vicepresidente della Regione Lombardia fa sapere di puntare dritto al posto del governatore Attilio Fontana. Moratti, ai microfondi di Raitre, rivela di aver accettato l'incarico "con l'impegno parallelo di Fontana di un passaggio di testimone a fine legislatura. Sulla base di quelle indicazioni - dice - ho costruito una rete civica. La mia non è un'autocandidatura ma una disponibilità: è diverso". È una bomba gettata sulla strada del leader della Lega che ha sempre detto di sponsorizzare il bis di Fontana. E dallo stesso presidente della Lombardia arriva subito una sferzante risposta a Moratti: "Io non ho mai promesso niente, non si gioca con l'onorabilità delle persone. A questo punto chiarisca: o è con noi o contro di noi". E il Carroccio sollecita la vicepresidente della Regione a farsi da parte.
La riunione di Salvini con i parlamentari
In questo clima, Salvini non si fida più di nessuno. Neppure dei suoi parlamentari. Li riunisce al teatro Umberto, a pochi passi da piazza San Silvestro, e impone a tutti di lasciare i cellulari all'ingresso: finiscono imbustati in tre grossi scatoloni, con l'ordine di riprenderli solo alla fine dell'incontro. Un modo per impedire qualsiasi comunicazione con l'esterno. L'unica testimonianza che rimane della riunione con un centinaio di partecipanti è il video girato ai giornalisti dallo staff di Salvini che vede l'intero gruppo di neo-eletti sul palco ad applaudire urlando "Lega" e "Matteo". E, soprattutto, il messaggio che viene fatto trapelare da fonti ufficiali ha un valore politico non indifferente: la richiesta, attribuita ai parlamentari, che il numero uno di via Bellerio torni al governo per occuparsi di sicurezza e immigrazione. Ovvero, vada al Viminale. È un rilancio fatto con forza, un atto deciso nei confronti della candidata premier Giorgia Meloni che ha forti perplessità (eufemismo) sull'ipotesi di affidare il ministero dell'Interno a Salvini, in virtù anche di una ventilata perplessità del Capo dello Stato.
Maroni candida Zaia
Lo staff di Salvini diffonde una foto in cui si vede il segretario al fianco di Giancarlo Giorgetti, per smentire dissapori fra i due. Il ministro si è detto sicuro che il segretario alla fine andrà al governo ("Ma sì...") e sul suo futuro ha ribadito che non spinge per restare nell'esecutivo: "Uno magari si riposa...", dice. Non soffermandosi sui rumors per cui sarebbe lo stesso capo del Carroccio a non volerlo. Salvini prova a cementare un gruppo di eletti da lui messi in lista in un momento in cui il movimento sui territori scricchiola rumorosamente. Soprattutto al Nord. L'ex ministro Roberto Maroni fa sentire la sua voce: "È partita in quasi tutte le sezioni la richiesta di un congresso straordinario per eleggere un nuovo segretario al posto di Salvini. Io saprei chi: Luca Zaia. E il mio auspicio è una federazione fra Lega e Fi". Davanti a questa nomination, il presidente del Veneto si schermisce: "Il mio cuore è nella mia regione".
Lombardia e Veneto chiedono il congresso
Ma le dichiarazioni di Maroni rendono il senso di una rivolta silenziosa: hanno superato quota 1.500 le adesioni alla richiesta di un congresso della Lega in Lombardia, avanzata dall'ex segretario Paolo Grimoldi. Nel mirino il commissario Fabrizio Cecchetti, fedelissimo di Salvini, ma anche la strategia di un partito nazionale: "La battaglia contro il Barbarossa fu combattuta a Legnano, non a Cefalù", scrive l'eurodeputato Angelo Ciocca che dice che "la Lega va riorganizzata". La stessa istanza parte dal Veneto: "Ci sono moduli per la convocazione di un congresso regionale in ogni sezione", afferma un altro eurodeputato, Gianantonio Da Re. L'onda post-voto non si arresta: in Abruzzo decide di lasciare il partito l'ex commissario Giuseppe Bellachioma, che invoca le dimissioni del suo successore Luigi D'Eramo: entrambi i deputati non sono stati rieletti. Un gruppo di dirigenti della Tuscia chiede la testa del coordinatore regionale Claudio Durigon. Salvini ha assunto l'impegno a far svolgere i congressi regionali "a partire da gennaio". Ma i "ribelli" sono diffidenti: "A gennaio e non dopo", sottolinea il veneto Da Re. La riunione dei consiglieri lombardi si conclude con la richiesta (22 sì su 30) di congresso già in autunno.