Casini, Rotondi, Tabacci: eletti in Parlamento (da sempre) senza un partito. Chi sono gli eterni vincitori democristiani
di Tommaso Ciriaco , di Tommaso CiriacoQuando il mondo crolla. Quando ministri uscenti si schiantano e finiscono ai giardinetti della politica. Quando capicorrente e rampanti rampolli di dinastie eterne si sbranano per un seggio, "un posto vi prego, ne va della mia storia e del mio territorio, altrimenti vi faccio perdere quel collegio!", e magari alla fine perdono comunque. Ecco, è allora che ti volti e trovi loro: democristiani, quintali di esperienza, da venti, trenta o quarant'anni in Parlamento, navigatori di mille mari. E soprattutto: in Parlamento senza un partito, candidati senza una tessera, eletti a prescindere, comunque vincitori di collegi e dunque votati, altroché se votati. Eccoli, sornioni e sorridenti: Pier Ferdinando Casini, Bruno Tabacci, Gianfranco Rotondi.
Eletti da sempre, da quando l'Italia aveva appena vinto un mondiale (no, non la notte di Berlino, quello di Spagna, di Tardelli e di Pertini). È Casini, parlamentare ininterrottamente dal 1983, amato …
Quando il mondo crolla. Quando ministri uscenti si schiantano e finiscono ai giardinetti della politica. Quando capicorrente e rampanti rampolli di dinastie eterne si sbranano per un seggio, "un posto vi prego, ne va della mia storia e del mio territorio, altrimenti vi faccio perdere quel collegio!", e magari alla fine perdono comunque. Ecco, è allora che ti volti e trovi loro: democristiani, quintali di esperienza, da venti, trenta o quarant'anni in Parlamento, navigatori di mille mari. E soprattutto: in Parlamento senza un partito, candidati senza una tessera, eletti a prescindere, comunque vincitori di collegi e dunque votati, altroché se votati. Eccoli, sornioni e sorridenti: Pier Ferdinando Casini, Bruno Tabacci, Gianfranco Rotondi.
Eletti da sempre, da quando l'Italia aveva appena vinto un mondiale (no, non la notte di Berlino, quello di Spagna, di Tardelli e di Pertini). È Casini, parlamentare ininterrottamente dal 1983, amato a destra, sinistra e, ovvio, al centro, in corsa per i prossimi incarichi istituzionali, riserva della Repubblica. "Uno dei miei figli mi ha detto: papà, la prossima volta... E io: ma no, basta, faccio questi cinque anni e poi...". E poi niente, sarà sempre lì, perché lo cercano anche senza un partito, perché chiedono loro di eleggerlo anche a costo di segare dirigenti che attraverserebbero il fuoco per giocarsela, perché ha vinto due volte a Bologna - ''farò una pagina sui giornali per ringraziarli tutti'' - comune rosso che sceglie il bianco per resistere al nero.
Trapezisti, funamboli, illusionisti: politici, soprattutto, stimati a destra e sinistra, candidati in qualche modo, in campo grazie a partiti non loro, oppure a cartelli elettorali che durano lo spazio di un comizio, o ancora capaci di archiviare le proprie creature come l'Udc, o la nuova diccì o centridemocratici e scudicrociati.
Gianfranco Rotondi, che ha fatto del brand democristiano la sua storia, che giustificava Silvio Berlusconi mentre giurava di confonderlo con De Gasperi, battute sagaci e citazioni colte, arguzia e un po' di opportunismo, avellinese come Ciriaco De Mita, demitiano, "io-sono-democristiano", lo scandisce dal 1994, da quando fu eletto con il Partito popolare. E poi che fa? Quando tutto sembra finito, il berlusconismo al tramonto, lui lontano dal cerchio magico, fonda un'associazione ambientalista - Verde è popolare - e finisce per stringere un patto con i post missini: sarà parlamentare di Fratelli d'Italia, ripartirà dal gruppo di Giorgia Meloni. E quando in tv, appena rieletto, gli fanno notare che si, beh, in effetti "lei sta con la fiamma, onorevole, altro che democristiano", lui risponde: "Siete rimasti con la testa montata all'indietro. Le regalerò il mio libro in cui si spiega che la Dc è stato un partito conservatore di massa, che ha impedito al Pci di prendere il potere. Oggi siamo nella fase che De Gasperi prevedeva (De Gasperi c'è sempre, nei suoi ragionamenti), quella in cui c'è una sinistra e una destra, con alcuni cattolici che scelgono la sinistra e quelli che, come me, nel carisma della Meloni ritrovano una nuova sintesi del centrodestra".C'è dell'arte, innegabilmente.
E poi c'è lui, Bruno Tabacci, la prima volta in Parlamento nel 1992 - ma era già stato presidente della Lombardia, poi navigatore di tutti i partiti con lo scudo crociato dopo la fine dello scudo crociato, quindi alleato di Emma Bonino, infine capo contenitore della lista di Luigi Di Maio. Unico eletto di quel tracollo, ma nessuno mai aveva dubitato. E però anche qui, risultato di tutto rispetto, con gli elettori del Pd in massa a sostenerlo. "Ho ottenuto il miglior risultato del Pd in un municipio metropolitano - rivendica lui - nel mio caso a Milano". Voti e tripli carpiati, studio ed esperienza, arte e genio.