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Congresso Pd, Delrio: "Rifondiamo il partito, ma teniamoci stretti nome e simbolo"

Graziano Delrio 

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L'ex ministro dem risponde alla proposta del segretario Letta: "Sulle alleanze il percorso con i bersaniani è già iniziato. Vedremo se si potrà lavorare di nuovo anche con i 5S"
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"Resettiamo il partito, ma teniamoci stretto nome e simbolo".  Graziano Delrio, ex ministro ed ex capogruppo dem, cattolico dossettiano, è tra i fondatori del Pd. Risponde al segretario Letta che scrive ai militanti e propone di cambiare tutto. E parla di "rifondazione, senza tabù", però senza buttare a mare il bambino con l'acqua sporca.  

Delrio, il Pd è morto, viva il Pd? Ora cosa succede? 
"Succede che ripartiamo riscoprendo la radicalità dei nostri principi, la forza dei nostri militanti e la ricchezza della società italiana da cui dobbiamo farci " invadere "con un grande percorso di ascolto.Non siamo morti, siamo il secondo partito italiano, la principale forza di opposizione e saremo in grado di proporre al Paese un'agenda rinnovata". 

Lei è per lo scioglimento del Pd e la ricostruzione ex novo?
"Resettiamo il partito. Sono per una riflessione radic…

"Resettiamo il partito, ma teniamoci stretto nome e simbolo".  Graziano Delrio, ex ministro ed ex capogruppo dem, cattolico dossettiano, è tra i fondatori del Pd. Risponde al segretario Letta che scrive ai militanti e propone di cambiare tutto. E parla di "rifondazione, senza tabù", però senza buttare a mare il bambino con l'acqua sporca.  

Delrio, il Pd è morto, viva il Pd? Ora cosa succede? 
"Succede che ripartiamo riscoprendo la radicalità dei nostri principi, la forza dei nostri militanti e la ricchezza della società italiana da cui dobbiamo farci " invadere "con un grande percorso di ascolto.Non siamo morti, siamo il secondo partito italiano, la principale forza di opposizione e saremo in grado di proporre al Paese un'agenda rinnovata". 

Lei è per lo scioglimento del Pd e la ricostruzione ex novo?
"Resettiamo il partito. Sono per una riflessione radicale e profonda altrimenti non rispetteremmo l'esito delle elezioni. Ma riflessione non significa guardarsi l'ombelico fra i dirigenti del partito o peggio fra candidati improvvisati né la resa dei conti fra riformisti e sinistra interna. Ci si ritrova solo uscendo da se stessi verso le angosce e le speranze della vita quotidiana Abbiamo bisogno di riscoprire parole chiave come attenzione e vicinanza".  

Nuovo nome, nuovo simbolo?
"Il nome democratico mi sembra attualissimo e fortissimo. Indica la scelta di essere un grande partito popolare che vive della partecipazione e del contributo di tutti. Nel simbolo c'è il tricolore e questo dovrebbe bastare a tenerselo stretto. Quanto alla nuova parola progressista penso che semplicemente si tratti di accordarsi su cosa significa progresso. Uno sviluppo economico e tecnologico che non migliora la qualità di vita delle persone e le loro relazioni comunitarie in un ambiente sano non può considerarsi progresso. Bisogna  mettere in discussione questo modello di sviluppo".

E quali alleanze? 
"Alleanze? Adesso dobbiamo vivere la stagione dell'opposizione come l'occasione per rigenerare la nostra identità e la nostra proposta. Propongo una moratoria della discussione sulle alleanze. Giorgia Meloni ha passato 5 anni all'opposizione dei suoi alleati. Il congresso deve essere dedicato non alle alchimie elettorali ma alla società italiana e alle risposte alla sua sofferenza. Alleanza quindi con le associazioni che si prendono cura dei beni comuni come l 'ambiente o la scuola e con chi si prende cura di salvare il lavoro che è il vero pilastro della cittadinanza". 

Roberto Speranza e i bersaniani ci saranno in un nuovo Pd? E' d'accordo con la proposta di Letta nella lettera ai militanti ?
"Sono molto d'accordo con Letta che ha delineato un percorso aperto ed inclusivo. Non si tratta però di sommare delle sigle, ma di definire il progetto. E con i bersaniani il percorso insieme è già iniziato. Il Pd inoltre deve continuare ad essere la sintesi di sensibilità e culture politiche differenti altrimenti perde la sua ragione di esistere".  

Conte è un competitor o un compagno di strada? 
"Credo né l'uno né l'altro. Forse matureranno le condizioni per lavorare insieme di nuovo sui territori sulla base di progetti e idee e di una dedizione comune al riscatto degli ultimi. Chiederei sommessamente che però terminasse questa supponenza che solo loro stanno dalla parte di chi soffre. Ho stimato sinceramente la passione con cui Fico e Di Maio hanno battuto le piazze nel 2018 per il reddito di cittadinanza ma il reddito di inclusione sociale è nato prima e funzionava meglio del reddito di cittadinanza. Le nostre proposte sul salario minimo sono agli atti da anni. La più efficace forma di contrasto alla povertà minorile è l'assegno unico per i figli che abbiamo portato avanti noi. Potrei continuare, con la legge sul dopo di noi eccetera, ma non voglio essere supponente". 

Renzi di cui lei è stato amico personale e politico, potrebbe essere di nuovo della partita dem? 
"Sicuramente della partita democratica no: come lui ribadisce sempre ha un altro progetto ora. In verità , come dicono gli antropologi, gli uomini hanno creato un mondo migliore e costruito civiltà grazie alla capacità di cooperare più che di competere. Questo messaggio vale per Conte, Renzi e anche per noi". 

Due soli sfidanti ai gazebo è una novità. Uno sarà Bonaccini, non crede?
"Ho letto che giustamente vuole collaborare alla costruzione del nuovo progetto e ne sono felice. Lo stimo molto. In questa campagna elettorale in Emilia ho girato molte fabbriche e luoghi di cura e ho sempre trovato segni della sua vicinanza a queste realtà. E giustamente non si è ancora candidato perché è surreale farlo adesso".