Regionali e alleanze resa dei conti nei dem. Renzi: "Partito finito"
di Giovanna Casadio , di Giovanna CasadioROMA - È scontro sulla data del congresso "costituente", ma anche sui modi in cui deve tenersi, se cioè è alle viste un vero e proprio scioglimento del Pd per creare un'altra "cosa" oppure una rigenerazione, che però non tocchi storia e forma del partito. La resa dei conti comincia da qui e dalle alleanze per le Regionali nel Lazio e in Lombardia.
Il Pd resta nel mirino. Matteo Renzi, che ha lasciato i Dem con una scissione nel 2019, ed è ora leader del Terzo Polo insieme con Carlo Calenda, interviene a gamba tesa: "Il Pd per come l'abbiamo conosciuto è finito. Ora tutti abbiano piena consapevolezza di questo: il Pd è il passato di questo Paese". Il futuro Renzi ritiene sia rappresentato da "Reniew Europe", in pratica dai macroniani d'Italia nelle cui file sono tanto Azione di Calenda che Italia Viva.
Ma Lorenzo Guerini, il ministro della Difesa, leader della corrente dem Base …
ROMA - È scontro sulla data del congresso "costituente", ma anche sui modi in cui deve tenersi, se cioè è alle viste un vero e proprio scioglimento del Pd per creare un'altra "cosa" oppure una rigenerazione, che però non tocchi storia e forma del partito. La resa dei conti comincia da qui e dalle alleanze per le Regionali nel Lazio e in Lombardia.
Il Pd resta nel mirino. Matteo Renzi, che ha lasciato i Dem con una scissione nel 2019, ed è ora leader del Terzo Polo insieme con Carlo Calenda, interviene a gamba tesa: "Il Pd per come l'abbiamo conosciuto è finito. Ora tutti abbiano piena consapevolezza di questo: il Pd è il passato di questo Paese". Il futuro Renzi ritiene sia rappresentato da "Reniew Europe", in pratica dai macroniani d'Italia nelle cui file sono tanto Azione di Calenda che Italia Viva.
Ma Lorenzo Guerini, il ministro della Difesa, leader della corrente dem Base riformista che ha raccolto gli ex renziani rimasti nel partito dice: "È un giochino questo...Ma la cosa che non dobbiamo fare è buttare via il Pd". Nell'ultimo incontro con Letta ha insistito affinché "il Pd sia messo in sicurezza, perché va ripensato, rilanciato, ma non si butta via un partito votato da cinque milioni e mezzo di elettori". Insufficiente il risultato e tutti da riannodare i fili con la società, con i cittadini, senza ipocrisie né gattopardismi, con coraggio, ampliandosi, però non si può demolirne significato e ruolo mentre ci si attrezza a fare opposizione intransigente: spiega. Quindici anni dopo la sua fondazione nel 2007, il Pd è davanti al bivio sul suo destino. Letta ha annunciato con una lettera agli iscritti che tutto è in discussione, anche il nome, il simbolo, le alleanze. Giovedì prossimo sarà la Direzione dem a discutere i tempi di un percorso ordinato congressuale e costituente. Ma c'è chi lo vuole più rapido, chi più approfondito e lungo (i bersaniani) e chi non lo vuole affatto. "È accanimento terapeutico", secondo Rosy Bindi che ha firmato un appello "demgrillino" con Tomaso Montanari e Domenico De Masi. "La deriva verso il grillismo è da contrastare: noi la bandiera della sinistra non la lasciamo in mano a Conte", contrattacca Enrico Borghi, responsabile sicurezza dem. Le divisioni si ripropongono tra riformisti e demgrillini. La data del congresso è intrecciata al primo round della nuova partita delle alleanze. Cosa accadrà nelle Regionali del 2023, in Lazio e in Lombardia? Sarà un mini test politico. Nel Lazio Nicola Zingaretti, ex segretario dem e governatore, appena eletto alla Camera, lascia una alleanza di campo largo, da Azione e renziani fino ai grillini. Probabilmente si voterà a febbraio e in Lombardia a marzo. Francesco Boccia, responsabile enti locali dem, tra i più vicini ai 5Stelle, invita: "A partire dalle prossime elezioni regionali del Lazio, dovremo fare delle scelte. Nonostante le divisioni, anche nel giorno in cui ha vinto Meloni il campo largo è stato maggioranza. Da lì dobbiamo partire, il congresso deve fare chiarezza anche su questo".
Per Articolo uno, il partito di Roberto Speranza e Pierluigi Bersani, il percorso dem proprio perché costituente richiede tempo. Arturo Scotto, il coordinatore bersaniano, eletto alla Camera nella lista Pd-Italia democratica e progressista, commenta: "Bene Letta, il nostro è un Sì alla sua proposta ma non è che prendiamo la tessera del Pd. Le piccole patrie a sinistra non hanno troppi spazi. È tempo di definire una forza larga della sinistra del lavoro e dei diritti". I bersaniani riuniscono la loro direzione l'8 ottobre.