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Il Nord con Bossi si ribella a Salvini: "Senza un cambio andiamo al 2%"

(ansa)
I sospetti del leader sul "Comitato" lanciato dal Senatùr: "Spero non si faccia strumentalizzare". Ma le adesioni crescono
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ROMA - L'ombra di Umberto Bossi si staglia su Matteo Salvini e la sua Lega avvinghiata al potere ma debole nella società. Anche se in tanti, dentro e fuori, si domandano chi ci sia davvero dietro "il comitato per il Nord" lanciato dal vecchio leone l'altra sera. Bossi, 81 anni, seppur rieletto in Parlamento per il rotto della cuffia, è da anni fuori dai giochi. L'inner circle di Salvini sospetta che gli avversari interni abbiano usato il suo nome per lanciare l'offensiva contro un segretario già traballante di suo. "Spero che Bossi non si faccia strumentalizzare", ha detto non a caso Igor Iezzi, il commissario federale della Lega. In Veneto sostengono che dietro ci sia la mano di Paolo Grimoldi, il deputato non più ricandidato che in settimana ha promosso una raccolta di 1.500 firme per celebrare i congressi e che da giorni soffia sul fuoco della protesta. È un malumore composito fatto di ex colonnelli bossiani (ie…

ROMA - L'ombra di Umberto Bossi si staglia su Matteo Salvini e la sua Lega avvinghiata al potere ma debole nella società. Anche se in tanti, dentro e fuori, si domandano chi ci sia davvero dietro "il comitato per il Nord" lanciato dal vecchio leone l'altra sera. Bossi, 81 anni, seppur rieletto in Parlamento per il rotto della cuffia, è da anni fuori dai giochi. L'inner circle di Salvini sospetta che gli avversari interni abbiano usato il suo nome per lanciare l'offensiva contro un segretario già traballante di suo. "Spero che Bossi non si faccia strumentalizzare", ha detto non a caso Igor Iezzi, il commissario federale della Lega. In Veneto sostengono che dietro ci sia la mano di Paolo Grimoldi, il deputato non più ricandidato che in settimana ha promosso una raccolta di 1.500 firme per celebrare i congressi e che da giorni soffia sul fuoco della protesta. È un malumore composito fatto di ex colonnelli bossiani (ieri si sono rifatti vivi con dichiarazioni sparse Roberto Castelli, Francesco Speroni, Marco Reguzzoni), esclusi dal nuovo corso, nordisti nostalgici e ostili al partito nazionale.

L'uscita di Bossi, per una Lega che torni alle origini, è in ogni caso la spia di un malumore profondo che cova sotto la cenere della sconfitta nel Lombardo Veneto. E segna, in un partito leninista, la nascita di una corrente. "Sono pronto ad aderirvi", dice l'eurodeputato Gianantonio Da Re. In Veneto di firme ne hanno raccolte mille per chiedere di fare i congressi, il partito è commissariato da tre anni. Un modo per provare a rovesciare la linea Salvini, che, supremo paradosso, è forte in Parlamento (ha gli stessi deputati del Pd, tutti fedelissimi), ma debole nella società e nella coalizione. Al telefono Da Re snocciola il dramma leghista: "In Veneto la Lega è crollata al 14 per cento, Fratelli d'Italia è al 32,7. La nostra gente è scontenta per come sono andate le elezioni, per come erano state fatte le liste. Ora i congressi si faranno a gennaio, pare: speriamo che non siano dimenticati di indicare in quale anno".

Le firme le sta raccogliendo un altro deputato lasciato a casa, Giampaolo Vallardi, per dieci anni senatore. "Il Comitato del Nord? L'importante è che si apra un dibattito sul disagio. Serve una Lega più concreta. L'emergenza è l'energia, io renderei obbligatorio il fotovoltaico su ogni tetto. Sul territorio siamo ancora forti, Zaia ha preso il 70 per cento, i sindaci vengono confermati, poi alle elezioni precipitiamo sotto il dieci". Roberto Marcato, l'assessore allo Sviluppo nella giunta Zaia, che non ha mai nascosto le sue critiche anche quando le cose andavano bene, dice: "Alle Europee di tre anni fa avevamo preso il 49,88 per cento. E ora Fratelli d'Italia ha sfondato in Comuni dove avevamo sempre avuto il 60 per cento. È come se ci avessero voluto dare una lezione. Dobbiamo reagire, altrimenti di questo passo arriveremo al due per cento".

"Dopo quattro anni al governo ancora non abbiamo l'autonomia, il tema fondante della Lega", fa notare il consigliere regionale Fabrizio Baron. Fonti venete, citate anonimamente dall'Ansa, dicono che il comitato bossiano è la naturale reazione alla mancanza di queste risposte. E fanno filtrare il sondaggio secondo cui il 75 per cento degli elettori della Lega continua ad apprezzare il governo Draghi anche dopo la sua caduta.

Bobo Maroni sul Foglio ha proposto di avvicendare Salvini con il governatore Luca Zaia. Zaia è silenzioso, ma, dicono, non sarebbe ostile alle rivolte della sua gente. Il punto è che, seppur invocato da più parti, ha sempre detto di non volerlo fare, il segretario politico. Questione di carattere e di attaccamento al territorio. Sarebbe più ambizioso il governatore friulano, Massimiliano Fedriga, ma in molti pensano che nemmeno lui sia la persona giusta. Alla Lega nella tempesta quindi manca una Meloni per uscirne. Sabato a Biassono, in Brianza, c'è un primo incontro degli scontenti. Titolo: "Per il Nord! Riparte la battaglia!".