Pd e 5S, contatti per l’intesa nel Lazio. Calenda: “I dem scelgano: o noi o loro”
di Lorenzo De Cicco , di Lorenzo De CiccoROMA - Una telefonata fra Giuseppe Conte e Francesco Boccia riapre il campo largo. Il leader del M5S all'ex ministro e attuale responsabile Enti locali del Pd ha confidato che "per il Lazio una soluzione va trovata". La corsa per la Pisana sarà il primo test elettorale dopo lo scossone del 25 settembre. Fra i dem è forte la tentazione di archiviare in fretta la stagione dello sganciamento dai grillini. Tocca rincollare i cocci, per non regalare la regione della Capitale a FdI. Enrico Letta e Conte non si parlano. Ma i pontieri sono al lavoro. Molti guardano al governatore uscente, Nicola Zingaretti, come garante del patto giallorosso in salsa laziale. L'ex segretario è rimasto in buoni rapporti col presidente 5 Stelle. Si sono anche incontrati tre giorni prima del voto, negli studi di Sky. Un saluto più che cordiale.
Per ricomporre lo strappo a livello nazionale occorrerà altro tempo. E di sicuro un Partito democratico rinnovat…
ROMA - Una telefonata fra Giuseppe Conte e Francesco Boccia riapre il campo largo. Il leader del M5S all'ex ministro e attuale responsabile Enti locali del Pd ha confidato che "per il Lazio una soluzione va trovata". La corsa per la Pisana sarà il primo test elettorale dopo lo scossone del 25 settembre. Fra i dem è forte la tentazione di archiviare in fretta la stagione dello sganciamento dai grillini. Tocca rincollare i cocci, per non regalare la regione della Capitale a FdI. Enrico Letta e Conte non si parlano. Ma i pontieri sono al lavoro. Molti guardano al governatore uscente, Nicola Zingaretti, come garante del patto giallorosso in salsa laziale. L'ex segretario è rimasto in buoni rapporti col presidente 5 Stelle. Si sono anche incontrati tre giorni prima del voto, negli studi di Sky. Un saluto più che cordiale.
Per ricomporre lo strappo a livello nazionale occorrerà altro tempo. E di sicuro un Partito democratico rinnovato nella leadership, dato che Conte va ripetendo che con "questi vertici il dialogo è chiuso". Ma il timing delle elezioni regionali impone un'accelerata. Zingaretti, neo-deputato, ha già fatto sapere al partito che si dimetterà poco dopo l'insediamento delle Camere, intorno al 20 ottobre. A quel punto il suo vice, Daniele Leodori, convocherà le elezioni entro 90 giorni, presumibilmente a fine gennaio 2023. Non è un fattore marginale. Fin qui si era ipotizzato un election day con la Lombardia. Ma se Attilio Fontana deciderà di non lasciare anzitempo il Pirellone (al contrario di Zingaretti, non ha alcun obbligo), le prime due regioni dello Stivale arriverebbero al voto separate. Col Lazio che diventerebbe a tutti gli effetti il primo banco di prova elettorale dell'era Meloni.
I numeri del 25 settembre non lasciano molti margini a chi, anche nel Pd, non è convinto di tornare subito all'abbraccio con i 5 Stelle. Nel Lazio il centrodestra ha sfiorato il 45%. Il centrosinistra ristretto non è andato oltre il 26%, con il Movimento leggermente sotto la media nazionale (14,8) e il Terzo polo leggermente sopra (8,5%). Proprio Azione e Italia viva pensano di inserirsi nella trattativa, finora sottotraccia, fra Pd e grillini. Ieri Carlo Calenda ha aperto: "Il sistema elettorale per le regionali non prevede ballottaggio e ne terremo conto". Oggi si vedrà con Matteo Renzi per parlarne. L'ex ministro è orientato a proporre al Pd un accordo esclusivo, senza M5S. "Non possiamo correre con chi proprio sull'inceneritore di Roma ha fatto cadere Draghi", ragiona Calenda con i suoi.
I 5 Stelle potrebbero delegare tutto ai vertici regionali. Dunque alla "faraona" Roberta Lombardi, responsabile degli enti locali M5S, assessora di Zingaretti come Valentina Corrado, oggi coordinatrice laziale del Movimento. C'è sempre l'ostacolo Virginia Raggi, contraria a qualsiasi patto, ma oggi è più defilata di un anno fa. In una fase di vacatio causa congresso, potrebbero lasciare mani libere ai territori anche nel Pd. "Mi auguro che il modello Lazio, che ha fatto bene, sia replicato", incrocia le dita il senatore Bruno Astorre, segretario regionale del partito. "Il campo largo è inevitabile - rimarca Boccia - per non regalare il Lazio alla destra". Per andare incontro ai grillini - ma anche perché i tempi sono agli sgoccioli - il Pd dovrebbe sacrificare perfino le primarie già annunciate.
Il tema sarà al centro del congresso. Letta aprirà i giochi alla direzione di giovedì, che la presidente del partito, Valentina Cuppi, chiede di trasmettere per intero in streaming. Il segretario illustrerà i 4 tempi della consultazione. Verrà dato un mese/un mese e mezzo agli esterni per tesserarsi. Poi si dovrebbe passare a un congresso "per tesi", senza nomi, dove gli iscritti voteranno su identità e alleanze. Solo dopo si passerà alla conta fra aspiranti leader. Stefano Bonaccini scalda i motori. Per il governatore dell'Emilia-Romagna, "la classe dirigente va rinnovata nella sostanza, non per slogan", a partire dagli amministratori locali. Difende, come tanti, nome e simbolo. Nel partito, ha scritto ieri su Twitter, "c'è un problema di credibilità, non di immagine".