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La minoranza bossiana agita il Nord: “Ripartire da federalismo e autonomia”

(ansa)

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Oggi il Consiglio federale della Lega a Roma per discutere della formazione del governo. Ma la tensione resta alta
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MILANO - "Dietro di me c'è solo una persona: io", dice il Senatur. Il villino di Umberto Bossi a Gemonio in questi giorni è tornato ad animarsi di conciliaboli politici come non accadeva da parecchio tempo. Ieri mattina sono stati convocati in due: l'europarlamentare Angelo Ciocca e il deputato (uscente) Paolo Grimoldi, per anni a capo della Lega Lombarda. Per fare cosa? Per andare dove? Nessuno si sbilancia, è ancora presto per capire, per valutare le forze in campo, allora si resta sul generico.

"Comitato nord", il pensatoio-minoranza bossiana, "serve per tornare a parlare dei temi che ci hanno fatto nascere, per ricordare che le priorità del Paese passano dal nord: non siamo la fotocopia di Fratelli d'Italia, come invece in campagna elettorale è sembrato", dice Grimoldi. Il fondatore del Carroccio non è in grande salute ma neanche ci sta a farsi passare come persona manovrabile. Per le prossi…

MILANO - "Dietro di me c'è solo una persona: io", dice il Senatur. Il villino di Umberto Bossi a Gemonio in questi giorni è tornato ad animarsi di conciliaboli politici come non accadeva da parecchio tempo. Ieri mattina sono stati convocati in due: l'europarlamentare Angelo Ciocca e il deputato (uscente) Paolo Grimoldi, per anni a capo della Lega Lombarda. Per fare cosa? Per andare dove? Nessuno si sbilancia, è ancora presto per capire, per valutare le forze in campo, allora si resta sul generico.

"Comitato nord", il pensatoio-minoranza bossiana, "serve per tornare a parlare dei temi che ci hanno fatto nascere, per ricordare che le priorità del Paese passano dal nord: non siamo la fotocopia di Fratelli d'Italia, come invece in campagna elettorale è sembrato", dice Grimoldi. Il fondatore del Carroccio non è in grande salute ma neanche ci sta a farsi passare come persona manovrabile. Per le prossime settimane si sta pensando a tutta una serie di iniziative e incontri per rianimare la base tornando quindi alle vecchie parole d'ordine: federalismo e autonomia. Fazzoletti verdi e magari il Sole delle alpi a sventolare senza particolari vergogne, com'era stato invece negli ultimi anni.

Il sommovimento c'è tutto. Due terzi del gruppo consiliare della Lega in Regione Lombardia sono ormai convinti che occorra riportare indietro le lancette del partito, e nel mucchio c'è gente di peso a livello locale: Max Bastoni, Andrea Monti, Gianmarco Senna, solo per citarne alcuni. "Non per nostalgia, ma perché andando avanti così spariremo del tutto", ragiona Ciocca. L'obiettivo non è tanto far fuori Matteo Salvini, o meglio, non è in chiaro. Però si chiedono i congressi, e subito. La sopravvivenza o meno di un'area del dissenso passa infatti dalle liste per le prossime regionali.

Alle Politiche hanno fatto tutto i commissari, nominati da Salvini. "Basta con gli amici degli amici", è il refrain che unisce i lombardi ai veneti. "Gente che si è infilata nelle beghe romane ed è diventata uguale a quelli che definivamo "Roma ladrona"", si sfoga uno dei ribelli. I congressi regionali - mai celebrati da quando esiste la Lega per Salvini premier - servono quindi a riportare la discussione interna ad un piano minimamente democratico. Un po' dentro e un po' fuori, si muovono generali e colonnelli che, dopo anni di intoccabile salvinismo causa consensi elettorali mai visti portati in dote all'Alberto da Giussano, sentono che ora il vento sta cambiando.

Da Roberto Maroni a Roberto Castelli, da Marco Reguzzoni a Francesco Speroni. Poi c'è Attilio Fontana: il presidente della Lombardia non si è lanciato in anatemi verso i nordisti, anzi. "Mi sembra sia un'idea", ha detto. Una cosa buona insomma. Nel contempo si sta muovendo tutta un'area uscita dalla Lega che invece alla riformabilità della Lega 2.0 non ci crede più. Loro il 15 ottobre hanno convocato un'assemblea a Biassono, in provincia di Monza, titolo: "per il Nord! Riparte la battaglia!". Parecchi sono rimasti iscritti alla Lega Nord, quella originale, ancora oggi presieduta da Bossi. Il 20 ottobre c'è il Consiglio federale di quest'altra entità che alcuni della prima ora - come Gianni Fava e Gianluca Pini - vorrebbe riportare in vita. Anch'essa però è commissariata, il dominus è ovviamente Salvini mentre chi firma materialmente le carte è invece Igor Iezzi, suo fedelissimo.

All'adunata federalista ci saranno le 27 associazioni che fanno capo all'ex ministro Giancarlo Pagliarini e alla sua rete 22 Ottobre, poi quelli di Grande Nord, soggetto politico costola della prima Lega e infine Autonomia e Libertà, altra associazione guidata da Castelli. Poi, altro giro, il 22 ottobre: due manifestazioni previste a Pavia e Schio, quindi Lombardia e Veneto, in memoria dei referendum del 2017 per l'autonomia. Convocati, celebrati, legittimati da 5,3 milioni di voti, poi caduti nel vuoto, secondo i promotori. Dopodiché proprio oggi si riunisce il Consiglio federale della nuova Lega a Roma, al centro della discussione c'è la composizione della squadra di governo e quali saranno i migliori innesti del partito. Ma occhi e orecchie sono ben attenti su cosa accade su al nord.