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Toto-ministri, il caso dei senatori-ministri. Alla Famiglia derby FdI tra Mennuni e Bellucci

Matteo Salvini e Giorgia Meloni 
Per la premier in pectore il rischio sarebbe quello di ridurre - con le inevitabili assenze - troppo i numeri della maggioranza a Palazzo Madama
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Non troppi senatori-ministri, per evitare con le inevitabili assenze di ridurre troppo i numeri della maggioranza in Aula. È questo uno dei criteri di cui Giorgia Meloni deve tenere conto nella difficile mediazione in corso per formare il suo governo. Deve fare in fretta, la leader di FdI. Anche perché il 13 ottobre si voteranno i presidenti delle Camere e a ricasco di quegli incarichi si comporranno tutti gli incastri, anche nel governo.

Il caso dei senatori-ministri. E la presidenza delle Camere

Occhi puntati su Palazzo Madama, dunque, dove la maggioranza ha 112 senatori, 11 in più della maggioranza assoluta di 101. Un numero che consente di stare per ora abbastanza tranquilli, ma che in futuro potrebbe causare qualche problema al governo, se ci fossero uscite o prese di posizione contro la linea Meloni. Ecco perché per blindare la gestione della Camera alta la futura premier potrebbe affidare la presidenza al cofondatore di FdI Ignazio La Russa e…

Non troppi senatori-ministri, per evitare con le inevitabili assenze di ridurre troppo i numeri della maggioranza in Aula. È questo uno dei criteri di cui Giorgia Meloni deve tenere conto nella difficile mediazione in corso per formare il suo governo. Deve fare in fretta, la leader di FdI. Anche perché il 13 ottobre si voteranno i presidenti delle Camere e a ricasco di quegli incarichi si comporranno tutti gli incastri, anche nel governo.

Il caso dei senatori-ministri. E la presidenza delle Camere

Occhi puntati su Palazzo Madama, dunque, dove la maggioranza ha 112 senatori, 11 in più della maggioranza assoluta di 101. Un numero che consente di stare per ora abbastanza tranquilli, ma che in futuro potrebbe causare qualche problema al governo, se ci fossero uscite o prese di posizione contro la linea Meloni. Ecco perché per blindare la gestione della Camera alta la futura premier potrebbe affidare la presidenza al cofondatore di FdI Ignazio La Russa e dare la guida di Montecitorio a un esponente della Lega, che nelle intenzioni di Matteo Salvini potrebbe essere Riccardo Molinari più che Giancarlo Giorgetti. Se questo schema saltasse, per la necessità di dare incarichi di peso agli alleati, i leghisti potrebbero avere il Senato con Roberto Calderoli e la Camera andrebbe a FI con Antonio Tajani.
Ma per garantire i numeri del Senato, come detto, Meloni dovrebbe cercare di scegliere i ministri più tra i deputati, al netto naturalmente di tecnici ed esterni. Perché troppi senatori al governo potrebbero diventare un grattacapo per la difficoltà a garantire tutte le presenze necessarie nelle votazioni. In questa chiave anche dentro FdI prendono quota le candidature al governo dell'ex vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, rieletto a Montecitorio, e del deputato toscano Giovanni Donzelli.

Toto-nomi Famiglia: derby FdI

Al ministero della Famiglia potrebbe essere indicata Lavinia Mennuni, vincitrice per FdI del collegio Roma centro contro Bonino e Calenda e già assessore della giunta Alemanno in Campidoglio. Ma in un derby tutto interno a Fdi, la scelta potrebbe anche ricadere su un'altra candidata romana, che ha perso il suo collegio contro il Dem Roberto Morassut: Maria Teresa Bellucci.

Viminale: i possibili ministri

Il ministro dell'Interno è sicuramente una delle caselle più importanti da gestire e risolvere. Matteo Salvini vuole tornare al Viminale, se ne discute e Meloni non ne è convinta. Il leader leghista potrebbe quindi accontentarsi della nomina del suo ex capo di gabinetto, Matteo Piantedosi, attualmente prefetto di Roma. E quindi accettere così l'Agricoltura oltre all'incarico da vicepremier. Ad Antonio Tajani, qualora le presidenze delle Camere andassero a FdI e Lega, potrebbe ottenere il Viminale o la Farnesina.

Giustizia, i toto-nomi per il governo Meloni

Alla Giustizia la sfida resta a due: tra Carlo Nordio, fortemente voluto da Giorgia Meloni e Giulia Bongiorno, su cui Salvini non molla.

Ministri Difesa: i nomi in corsa

Sfida interna in FdI, oltre alla Famiglia, anche per la Difesa. I due in corsa  dovrebbe andare a Adolfo Urso di Fratelli d'Italia, attuale presidente del Copasir. Ma in corsa c'è anche Crosetto. 

Toto-nomi all'Economia: spuntano Franco e Grilli

Fabio Panetta resta l'opzione più valida per il ministero dell'Economia, nonostante lui detto più volte no (il suo obiettivo rimane la carica di governatore di Bankitalia). Un altro nome è quello Domenico Siniscalco. Anche se nelle ultime ore la Lega spinge perché rimanga Daniele Franco, attuale ministro del governo Draghi. E si ragione anche su un ex ministro, Vittorio Grilli.

Il ministro Cingolani ancora alla Transizione ecologica?

Roberto Cingolani potrebbe essere riconfermato alla guida del ministero della Transizione ecologica. Meloni sta valutando, soprattutto dopo il recente confronto che hanno avuto i due. Potrebbe affidargli la sola delega all'Energia, così da rinnovare del tutto il Consiglio dei ministri (come vorrebbe la premier in pectore) e facendo in modo che nessuno possa ricoprire incarichi avuti in passato. Si vedrà.

Toto-ministri: Scuola, Salute e Famiglia

La senatrice forzista Licia Ronzulli sta facendo discutere il centrodestra. Silvio Berlusconi vorrebbe per la sua fedelissima n ministero di fascia medio-alta, come la Sanità, ma Meloni non è d'accordo. Piuttosto, la leader di FdI sta valutando l'opzione Lavinia Mennuni per la Famiglia.

Toto-nomi per Infrastrutture e Affari regionali

Per promuovere l'Autonomia, la Lega vorrebbe prendersi gli Affari regionali e i nomi proposti sarebbero Erika Stefani, Roberto Calderoli o Salvini, e il forzista Raffaele Fitto. Alle Infrastrutture sfida tra Edoardo Rixi del Carroccio e Fabio Rampelli di FdI.