ROMA - Nel corridoio di Montecitorio Pio La Torre, il deputato antimafia ucciso quarant'anni fa a Palermo dalle cosche, osserva tutti dall'alto. Ma in questo martedì d'autunno nessuno bada alle gigantografie di Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa, che compongono la mostra sugli eroi civili. Nel Transatlantico si sentono i passi tanta è la solitudine. Dentro, nell'aula, spiega il questore Francesco D'Uva, hanno smontato l'ultima fila, portandosi via 82 sedie. Altrettante postazioni della penultima fila sono state disattivate: qui resteranno le poltroncine, ma gli operai hanno tolto l'apparecchiatura di voto. E così in ventiquattro postazioni in prima fila e in altre trentadue nel cuore dell'emiciclo. Il teatro della politica riparte quindi con una capienza ridotta di 220 posti. Dopo il taglio dei parlamentari, i deputati saranno 400 e non più 630, come avveniva dal 1963: da qui la ristrutturazione ultimata in tempo per la riaper…
ROMA - Nel corridoio di Montecitorio Pio La Torre, il deputato antimafia ucciso quarant'anni fa a Palermo dalle cosche, osserva tutti dall'alto. Ma in questo martedì d'autunno nessuno bada alle gigantografie di Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa, che compongono la mostra sugli eroi civili. Nel Transatlantico si sentono i passi tanta è la solitudine. Dentro, nell'aula, spiega il questore Francesco D'Uva, hanno smontato l'ultima fila, portandosi via 82 sedie. Altrettante postazioni della penultima fila sono state disattivate: qui resteranno le poltroncine, ma gli operai hanno tolto l'apparecchiatura di voto. E così in ventiquattro postazioni in prima fila e in altre trentadue nel cuore dell'emiciclo. Il teatro della politica riparte quindi con una capienza ridotta di 220 posti. Dopo il taglio dei parlamentari, i deputati saranno 400 e non più 630, come avveniva dal 1963: da qui la ristrutturazione ultimata in tempo per la riapertura dell'attività.
Tabellone a led, via le seggiole
C'è un nuovo tabellone in led, l'oratore si potrà vedere in video mentre parla, come ai concerti. Di fatto però l'emiciclo, un gioiello liberty progettato dall'architetto palermitano Ernesto Basile nel 1918, non sarà toccato. Le seggiole eliminate non facevano parte del progetto originario, ma furono aggiunte dopo. "Erano di intralcio ai commessi in caso di tumulti", fa notare d'Uva. Al Senato - l'aula fu inaugurata nel 1871, ai tempi del Regno d'Italia - nessuna modifica. Sono state disattivate le postazioni ai due lati dell'emiciclo, i duecento senatori (prima della riforma erano 315) saranno accorpati al centro.
Montecitorio è un grande museo italiano. Vi hanno tenuto i loro discorsi Mussolini, De Gasperi, Togliatti, Moro e Berlinguer. La sforbiciata dei parlamentari è stata la battaglia della vita dei grillini. L'ultimo atto di una furia anticasta che ha connotato il decennio. Luigi Di Maio si fece fotografare con la prima pagina di Repubblica: "Taglio alla Di Maio", recava il titolo. I Cinquestelle si misero in posa in gruppo, nell'immagine l'allora capogruppo D'Uva regge allegro una forbice. Sorridono tutti in quella istantanea. Né Di Maio, né D'Uva - entrambi fondatori di Insieme per il futuro - sono stati rieletti. Una nemesi? "Si entra per democrazia, si esce per democrazia", filosofeggia D'Uva, aggirandosi per il cortile. Nel palazzo deserto ha partecipato all'ultima riunione dell'ufficio di presidenza, che, dice, "ha regolamentato il Far West dei collaboratori parlamentari". D'Uva, chimico, messinese, ha 35 anni. Ne aveva 25 quando venne eletto per la prima volta. "Troppo presto", ammette adesso. "Avrei voluto fare il dottorato, ma richiedeva una presenza incompatibile con la mia attività di parlamentare". Un lavoro lui ce l'ha. I giornalisti lo avvicinano, gli augurano "buon vento". D'Uva saluta con gentilezza. I grillini, quando entrarono qui, riprendevano i cronisti con i telefonini, ma naturalmente "io non sono più la stessa persona di dieci anni fa. Normale no?".
I favoriti e la 'buonuscita' di Di Maio
Il 13 ottobre il Palazzo tornerà ad animarsi, è prevista la prima seduta della diciannovesima legislatura. Alla Camera presiederà il renziano Ettore Rosato, il padre della legge elettorale che oggi tutti disconoscono, e al Senato Liliana Segre. Giancarlo Giorgetti o Riccardo Molinari sono i favoriti per succedere a Roberto Fico alla Camera, Ignazio La Russa per avvicendare Maria Elisabetta Casellati. L'ultima volta che ha presieduto è stato pizzicato mentre leggeva La Gazzetta dello sport. Già lunedì sono attesi i nuovi parlamentari per l'accreditamento. Ognuno riceverà il badge, la schedina per la mensa, La guida del deputato. I debuttanti arriveranno soprattutto dalle file di Fratelli d'Italia e dai Cinquestelle. Pare che Di Maio intenda avviare una società di consulenza, intanto incasserà l'assegno di fine mandato, per quel che ha versato ogni mese, 784 euro lordi. Fanno centomila euro per i nove anni, dicono i beninformati.
Taglio ai numeri ma anche alla qualità
Fuori è quasi sera quando, con passo affrettato, si avvicina Bruno Tabacci. Lui, compagno di avventura di Di Maio, ce l'ha fatta a dispetto dei pronostici. Ha 76 anni ed è incerto se iscriversi come indipendente nel Pd. "Entrai qui per la prima volta nel 1992, con trentamila preferenze, ognuno doveva scrivere Tabacci sulla scheda: li conoscevo ad uno ad uno. Dei nuovi, con le liste bloccate, nessuno sa da chi è composto il proprio collegio. Il taglio pone un problema di funzionalità. Si rischia anche un taglio della qualità".