✕

Swg: elezioni vinte dalla coerenza di Giorgia Meloni, ma i giovani sono insoddisfatti dal voto

(ansa)
È quanto emerge dall'analisi del voto condotta dall'Istituto di ricerche
2 minuti di lettura

Le elezioni del 25 settembre hanno consegnato a Fratelli d’Italia il ruolo di primo partito. A premiare Giorgia Meloni sono stati principalmente due elementi: l'appeal della leader e la coerenza nelle idee. Buona parte degli elettori si dichiara soddisfatto dall'esito del voto, ma tra i giovani il malcontento è diffuso.  È quanto emerge dall'analisi del voto condotta dall'Istituto di ricerche Swg.

Le motivazioni del voto 

La coerenza è la motivazione principale che ha spinto il 40 per cento degli elettori di Fratelli d’Italia ad orientare la propria scelta di voto. Di più: dai dati Swg emerge come la sola presenza di Giorgia Meloni abbia avuto un peso determinante nel 30 per cento dell'elettorato di Fdi. Altro discorso vale per Forza Italia e Lega. Entrambi sono stati scelti non tanto grazie ai capi partito - Matteo Salvini e Silvio Berlusco…

Le elezioni del 25 settembre hanno consegnato a Fratelli d’Italia il ruolo di primo partito. A premiare Giorgia Meloni sono stati principalmente due elementi: l'appeal della leader e la coerenza nelle idee. Buona parte degli elettori si dichiara soddisfatto dall'esito del voto, ma tra i giovani il malcontento è diffuso.  È quanto emerge dall'analisi del voto condotta dall'Istituto di ricerche Swg.

Le motivazioni del voto 

La coerenza è la motivazione principale che ha spinto il 40 per cento degli elettori di Fratelli d’Italia ad orientare la propria scelta di voto. Di più: dai dati Swg emerge come la sola presenza di Giorgia Meloni abbia avuto un peso determinante nel 30 per cento dell'elettorato di Fdi. Altro discorso vale per Forza Italia e Lega. Entrambi sono stati scelti non tanto grazie ai capi partito - Matteo Salvini e Silvio Berlusconi - quanto per la qualità delle proposte avanzate. Stesso copione per il Terzo polo: il 30 per cento degli elettori del tandem Italia Viva-Azione ha apprezzato la validità delle ricette proposte in campagna elettorale. I programmi finiscono in secondo piano se si parla del Partito democratico e del Movimento 5 stelle. Nel primo caso buona parte degli elettori dem (il 30 per cento del totale) dice di aver votato Pd per “battere la destra”. Nel secondo, invece, è stato Giuseppe Conte ad avere un peso determinante: il 49 per cento degli elettori pentastellati dichiara di aver votato il M5s proprio perché guidato dall’ex premier.  

Astenuti delusi dai partiti 

Quella del 25 settembre è stata la tornata elettorale meno partecipata della storia. Si sono recati alle urne solo il 73 per cento degli aventi diritti. Secondo Swg, più di uno su due (il 55 per cento) aveva deciso di astenersi già da molto tempo. Dai dati, inoltre, si intuisce come la quota record del non-voto sia dovuta principalmente alla delusione nei confronti della politica: il 44 per cento degli astenuti dichiara che nessun partito è stato in grado di sedurlo; mentre un altro 26 per cento - più di un quarto del totale - ha deciso di disertare le urne come forma di protesta. 

Giovani insoddisfatti del risultato 

Buona parte degli italiani si dice soddisfatto dall’esito del voto. Si tratta del 39 per cento degli intervistati, una percentuale in linea con quella registrata nel 2018 e nettamente in calo rispetto al 2013. I meno soddisfatti, per quanto riguarda queste elezioni, sono i giovani. Solo il 14 per cento di chi si trova nella fascia 18-24 si dice contento del risultato. Un numero che tende a crescere con l’avanzare dell’età: 28 per cento di soddisfazione nella fascia 24-34 fino a raggiungere il picco del 45 per cento tra gli over 64. Guardando al futuro governo, le aspettative negative superano quelle positive. Tra chi si mostra pessimista (45 per cento) c’è il timore di uno stop alle riforme sui diritti civili, l'avvento di politiche estremiste e, il pericolo di un minor peso ai tavoli europei. 

Letta e Salvini 

Pd e Lega sono i partiti che più di tutti sono usciti ammaccati dalle elezioni del 25 settembre. Nonostante la cattiva performance di entrambi, solo nel Pd il leader di riferimento ha deciso di compiere un passo indietro. Enrico Letta, infatti, al contrario di Matteo Salvini, ha annunciato le dimissioni da segretario e l’avvio di una fase congressuale. Una scelta, quella del leader dem, che incontra il favore del 68 per cento degli elettori del Pd. Anche nella Lega le opinioni dell'elettorato sembrano essere in linea con la scelta del segretario. Secondo il 70 per cento di chi ha optato per il Carroccio è d'accordo sul fatto che Salvini sia rimasto al proprio posto nonostante il tracollo elettorale.