Toto-ministri, il diktat di Meloni: nomi di alto livello. C'è il nodo dei tecnici
di Tommaso Ciriaco , Emanuele Lauria , di Tommaso Ciriaco, Emanuele LauriaROMA - Tutto in un ragionamento. Giorgia Meloni lo consegna al partito protetta dalle quattro mura della sede di via della Scrofa. "Vorrei che sia chiara una cosa. Io lavoro su nomi credibili. Tecnici o politici conta poco, conta che siano profili di livello. Questo vale per noi e vale per gli alleati. Io ci metto la faccia e non voglio rotture di...". I puntini di sospensione coagulano la drammaticità di queste ore, lo sforzo di mettere insieme una squadra capace di reggere, il fastidio per le pretese di Lega e Forza Italia. Ricevere da Mario Draghi dossier allarmanti - allarmanti è un eufemismo - sull'energia, sulla prossima manovra, sui costi del conflitto in Ucraina. E dover trascorerre ore, ogni giorno, a contrastare la voglia di Viminale di Matteo Salvini, oppure l'insistenza con cui Silvio Berlusconi difende Licia Ronzulli alla Sanità o in un altro dicastero di peso, nonostante l'opposizione della vincitrice delle elezioni. Oggi, comun…
ROMA - Tutto in un ragionamento. Giorgia Meloni lo consegna al partito protetta dalle quattro mura della sede di via della Scrofa. "Vorrei che sia chiara una cosa. Io lavoro su nomi credibili. Tecnici o politici conta poco, conta che siano profili di livello. Questo vale per noi e vale per gli alleati. Io ci metto la faccia e non voglio rotture di...". I puntini di sospensione coagulano la drammaticità di queste ore, lo sforzo di mettere insieme una squadra capace di reggere, il fastidio per le pretese di Lega e Forza Italia. Ricevere da Mario Draghi dossier allarmanti - allarmanti è un eufemismo - sull'energia, sulla prossima manovra, sui costi del conflitto in Ucraina. E dover trascorerre ore, ogni giorno, a contrastare la voglia di Viminale di Matteo Salvini, oppure l'insistenza con cui Silvio Berlusconi difende Licia Ronzulli alla Sanità o in un altro dicastero di peso, nonostante l'opposizione della vincitrice delle elezioni. Oggi, comunque, farà il punto con il segretario leghista. Un colloquio che servirà a capire se è possibile fare qualche passo avanti sulla squadra.
Meloni vuole un governo di "alto profilo"
È mattino e sotto il quartier generale di FdI il traffico è in tilt. Giornalisti, turisti, i commercianti che si lamentano. Meloni arriva in ritardo. Parla quaranta minuti. Va dritta al punto: "L'esecutivo - promette - non sarà un'occasione per risolvere beghe interne di partito, o per proporre un nome qualsiasi, oppure ancora per garantire rendite di posizione". Vuole invece un governo di "alto profilo". E su alcuni ministeri chiave, spiega, non potrà che attingere a competenze altissime. "Per l'Economia - è l'esempio che fa - non andremo lontani dai profili circolati in questi giorni". Fabio Panetta, qualora accettasse, anche se Bloomberg riporta l'intenzione del membro del board della Bce di dire no alla proposta.
Meloni e Salvini al Viminale
È un modo per dire a Salvini che il Viminale non sarà nel suo futuro. Se non farà da solo un passo indietro, sarà lei a comunicarglielo. Perché non intende salire al Colle ed esporsi con il Capo dello Stato con una proposta del genere. D'altra parte, il leader del Carroccio è sotto processo per sequestro di persona, un reato che gli viene imputato nell'esercizio delle sue funzioni da ministro dell'Interno durante l'esecutivo gialloverde. Non è interesse della futura premier aprire un fronte del genere con la magistratura. Anche perché le emergenze già non mancano.
Il toto-ministri del governo Meloni
Quando parla al partito, chiede implicitamente un sacrificio a chi l'ha seguita in questi anni. Nell'esecutivo saranno pochissimi i dirigenti politici a rivestire un incarico - Raffaele Fitto agli Affari europei, Giovanbattita Fazzolari come sottosegretario alla Presidenza - mentre gli altri saranno tecnici d'area o figure che non siedono in Parlamento. In questa chiave, circolano anche altri nomi: il generale di corpo d'armata Luciano Portolano come possibile ministro della Difesa, Giampiero Massolo o Elisabetta Belloni agli Esteri e - fanno trapelare Lega e Forza Italia - il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, all'Agricoltura. Altri profili tecnici, dunque, utili ad affrontare un'emergenza economica ed energetica che toglie il sonno alla presidente di Fratelli d'Italia: "Le sfide sono enormi". Da qui, la probabile decisione di evitare - così si sarebbe convinta nelle ultime ore - spacchettamenti di ministeri e deleghe. A garantire il profilo politico del nuovo governo, dice senza esitare, "saranno un premier e una maggioranza voluti dagli elettori".
Toto-nomi per la presidenza delle Camere
Ovvio che il Viminale resta l'ostacolo peggiore sul suo cammino. Prima Meloni deve mettere a posto le caselle delle Presidenze delle Camere. La Lega spinge per Roberto Calderoli e non ha voglia di dare il via libera a Ignazio La Russa. Sul quale, però, sembra esserci già il consenso di Silvio Berlusconi. L'obiettivo è arrivare al 13 ottobre - giorno in cui si apriranno le votazioni a Montecitorio e Palazzo Madama - con un accordo. Anche perché dal Carroccio hanno fatto sapere che senza un pacchetto complessivo, l'ex An rischia di subire ritorsioni nel segreto dell'urna.