Pd, Letta: "Il congresso non si rimanda". Bonaccini contrario a cambiare nome
di Eleonora Capelli , Giovanna Vitale , di Eleonora Capelli, Giovanna VitaleROMA - Non resterà un minuto di più, Enrico Letta. Nonostante i tentativi di trattenerlo alla guida del Pd per consentire un vero processo di rifondazione, in grado di ridefinire identità e missione della principale forza progressista del Paese, il segretario ha deciso che "il congresso costituente si farà nei tempi stabiliti". Senza accelerazioni ma neppure dilazioni. È quello che ribadirà stamattina in direzione. Nessun ripensamento, né cambio di programma rispetto alla road map in quattro fasi tracciata nella lettera agli iscritti. Da concludersi con le primarie, al più tardi entro marzo.
Le preoccupazioni dei big del Pd
"Serve un tempo congruo, ma non si può arrivare alle calende greche", ripete da giorni l'inquilino del Nazareno a chi gli consiglia di non aver fretta perché senza di lui, che da un anno e mezzo rappresenta un punto di equilibrio fra correnti in conflitto perenne, …
ROMA - Non resterà un minuto di più, Enrico Letta. Nonostante i tentativi di trattenerlo alla guida del Pd per consentire un vero processo di rifondazione, in grado di ridefinire identità e missione della principale forza progressista del Paese, il segretario ha deciso che "il congresso costituente si farà nei tempi stabiliti". Senza accelerazioni ma neppure dilazioni. È quello che ribadirà stamattina in direzione. Nessun ripensamento, né cambio di programma rispetto alla road map in quattro fasi tracciata nella lettera agli iscritti. Da concludersi con le primarie, al più tardi entro marzo.
Le preoccupazioni dei big del Pd
"Serve un tempo congruo, ma non si può arrivare alle calende greche", ripete da giorni l'inquilino del Nazareno a chi gli consiglia di non aver fretta perché senza di lui, che da un anno e mezzo rappresenta un punto di equilibrio fra correnti in conflitto perenne, si rischia l'implosione. È quel che pensano diversi big, a partire da Franceschini, preoccupati anche per un altro risvolto: nei primi mesi del 2023 si voterà in regioni "pesanti" come Lazio e Lombardia, tenere in contemporanea il congresso potrebbe distogliere l'attenzione da una scadenza elettorale di notevole importanza. Meglio dunque rinviare in primavera, dopo aver chiuso la partita delle urne. Ma Letta non ne vuol sapere. Sa che Stefano Bonaccini scalpita e lui tutto vuole tranne che dare l'impressione di voler restare attaccato alla poltrona. Il Pd ha perso e il segretario intende trarne le conseguenze.
Le richieste di Bonaccini
Tanto più che il governatore dell'Emilia Romagna lo dirà chiaro nell'intervento che si prepara a fare di persona, non più da remoto come le altre volte. Scandito da quattro richieste che sono tutte un programma. "Tempi certi e rapidi" per la celebrazione delle assise. "Rinnovamento totale delle classi dirigenti per lasciar spazio ai giovani e agli amministratori locali", che suona già come una sorta di rottamazione post-litteram. No a qualsiasi ipotesi di scioglimento e cambio di nome del Pd. Dar voce subito all'opposizione "per evitare di lasciare campo libero agli altri". Calenda e Conte innanzitutto, che potrebbero approfittarne per irrobustire il proprio consenso a tutto danno dei Dem.
Letta e il Pd all'opposizione
Argomento, quest'ultimo, che tuttavia Letta è deciso a non farsi scippare dal candidato più accreditato alla sua successione. Dopo aver analizzato le ragioni della sconfitta e parlato del difficile contesto nazionale e internazionale in cui anche il Pd è chiamato a misurarsi, tra guerra in Ucraina e negoziati di pace, crisi energetica e tensioni dentro l'Unione europea, il segretario aprirà un lungo capitolo su come organizzare la controffensiva al nuovo esecutivo. "Dopo un decennio di governo ininterrotto, fatta eccezione per la parentesi del Conte 1, ora al Pd compete il dovere di indossare gli abiti dell'opposizione e di farlo nel modo più convinto e determinato possibile", si raccomanderà Letta. Chiamando tutti a un'assunzione di responsabilità per focalizzarsi sul Paese, scongiurando lotte intestine: "Il caos nel centrodestra è solo il preludio delle divisioni che scandiranno la vita del governo Meloni". Bisogna dunque farsi trovare pronti. Guai se anche il Pd facesso lo stesso. Più o meno il monito lanciato ieri da Walter Veltroni a Otto e mezzo: "Mi auguro che il Pd, di fronte al governo di più estrema destra che l'Italia abbia mai conosciuto, proponga un'opposizione dura e intransigente", ha scandito il primo leader dem. "Per una forza riformista il governo è un mezzo, non un fine. Governare sempre e con chiunque non fa bene. Al Pd serve ri-radicarsi nel Paese e capire se crede o meno in sé stesso".