NAPOLI - Terrazza sul mare, buffet di dolci e candeline da spegnere. È la sera di San Gennaro, 19 settembre scorso, e la Napoli del Palazzo festeggia il cinquantesimo di Enza Amato, la prima presidente donna del consiglio comunale, ospiti anche i due big solitamente riluttanti alla mondanità: il presidente-monarca della Regione Vincenzo De Luca, riverito a ogni portata, e il sindaco-ingegnere Gaetano Manfredi. Mancano solo tre giorni alle elezioni-debacle e nel Pd napoletano si respira un'aria fresca: effetto solo del meteo di Coroglio, la movida che ha occupato l'ex area Italsider. Perché in un angolo della mega cena, gli umori sono cupi e qualcuno sente De Luca celebrare in anticipo il de profundis di Enrico Letta. "Ma come si fa? Hanno sbagliato tutto. Sarà un disastro. Adesso vediamo come dobbiamo muoverci". Tra chi ascolta, il suo capogruppo dem Mario Casillo, Manfredi, i salernitani. E tuttavia, sono altre le consultazioni che intere…
NAPOLI - Terrazza sul mare, buffet di dolci e candeline da spegnere. È la sera di San Gennaro, 19 settembre scorso, e la Napoli del Palazzo festeggia il cinquantesimo di Enza Amato, la prima presidente donna del consiglio comunale, ospiti anche i due big solitamente riluttanti alla mondanità: il presidente-monarca della Regione Vincenzo De Luca, riverito a ogni portata, e il sindaco-ingegnere Gaetano Manfredi. Mancano solo tre giorni alle elezioni-debacle e nel Pd napoletano si respira un'aria fresca: effetto solo del meteo di Coroglio, la movida che ha occupato l'ex area Italsider. Perché in un angolo della mega cena, gli umori sono cupi e qualcuno sente De Luca celebrare in anticipo il de profundis di Enrico Letta. "Ma come si fa? Hanno sbagliato tutto. Sarà un disastro. Adesso vediamo come dobbiamo muoverci". Tra chi ascolta, il suo capogruppo dem Mario Casillo, Manfredi, i salernitani. E tuttavia, sono altre le consultazioni che interessano ormai a De Luca.
Il "viceré" campano sa di non poter scalare il Pd (c'è anche lo stop delle due opzioni al massimo, vorrebbe tanto), quindi ragiona già di Bonaccini. "Vediamo che dobbiamo fare, il nord si riprenderà il partito". Esclusa l'ipotesi Schlein, è comunque al governatore emiliano che guarda. Vedrete, tratterà prima possibile: per il suo terzo mandato, e per suo figlio - spiffera uno dei salernitani in queste ore - gli porterà tanti voti, e poi li tratterà con sufficienza. De Luca lo aveva fatto già in aperta campagna, alla festa Pd, a ruota libera: "Ma su Sud e lavoro avete sentito qualcosa, un progetto? Niente, balbettano. E a me, due anni fa, mi volevano fottere con Sergio Costa candidato in Regione. Figuriamoci, ai nostri dirigenti romani mica interessa il territorio. Ciondolano tra carbonare e amatriciane".
Frontiera Campania
Le elezioni che decretano il game over del segretario Letta raccontano anche di una sostanziale sconfitta del potere deluchiano. E ha un bel dire l'ex ministro Francesco Boccia, che da tre mesi è anche commissario di questa federazione regionale, che "in Campania il Pd rispetto alle scorse Politiche è cresciuto di 1,5 punti a Napoli, di 7 ad Avellino, di 3 a Caserta, di 3,5 a Salerno. Non abbiamo perso elettorato: abbiamo perso le elezioni". È mancato l'effetto trascinamento. Basti dire che, nel nome del padre, si salva Piero De Luca, già vicepresidente del gruppo dem alla Camera, rieletto in posizione blindata. Va male agli altri fedelissimi. Perde nell'uninominale Fulvio Bonavitacola, suo storico braccio destro, oggi numero 2 in Regione: soppiantato dal candidato del centrodestra Pino Bicchielli (47.854 voti contro 65.643). Perde, nell'altro collegio, Luca Cascone, fidatissimo consigliere ai Trasporti per il governatore: battuto da Attilio Pierro (33.832 a 69.309). Persino nell'agro nocerino, il Pd arriva terzo dietro la destra e i 5S. Eppure, lì l'occupazione è massiccia: il governatore controlla non solo il Comune di Salerno, ma le partecipate, la Provincia (guidata da Michele Strianese), l'Asi (con Antonio Visconti), la Camera di Commercio (Andrea Prete), la Asl (peraltro è capo dipartimento la sua ex moglie, Rosa Zampetti).
Se una certezza affiora, dice l'analisi romana, è che la fabbrica portavoti dello sceriffo non ha funzionato come doveva. "Altrimenti avremmo avuto almeno 3 punti in più". Nessuna iniziativa tra la gente, se si eccettua quella serata voluta per il segretario Letta alla Stazione Marittima di Napoli, con 8 pulman di militanti da Salerno. Le sue relazioni trasversali nel campo della destra, "vivono solo in funzione do-ut-des, sul territorio: non nutrono i partito, ecco". Solo due anni fa De Luca è stato confermato in Regione con quasi il 70%, un milione e 780mila voti: ma a fronte del 16,9 del Pd, il bottino di 20 punti era delle formazioni "De Luca Presidente" (13,3%) e "Campania libera" (5,19): due delle 14 liste srotolate come suo personale tappeto fino all'ingresso bis a Palazzo Santa Lucia (che non a caso il viceré ha prenotato per il tris).
D'altronde in piazza Municipio, a Napoli, a governo Draghi già caduto, il viceré aveva sparato: "I nostri dirigenti? Più sei un pinguino, più perdi, più fai carriera. A Roma si dividono in correnti, sottocorrenti e tribù". Non si sa se quella di Salerno fosse inclusa. "E invece nessuno ricorda - lamentava De Luca - che io sono il dirigente del Pd più votato d'Italia alle ultime regionali. Il Pd a Roma non mi ama? Me ne fotto". Era il 18 luglio, Due mesi dopo, ecco spalancare le porte a Napoli al segretario Letta. Abbraccio scorsoio.